(TEMPOITALIA.IT) Negli ultimi aggiornamenti dei modelli matematici, la Stratosfera è tornata ad occupare il centro della scena meteorologica mondiale, poiché alla quota di 10 hPa, ovvero il livello tipico dove si monitorano i grandi disturbi del Vortice Polare Stratosferico, si sta delineando una spaccatura evidente tra i due principali riferimenti per chi si occupa di analisi emisferica, il Global Forecast System e l’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts.
Il problema attuale non è più stabilire se si verificherà un riscaldamento della Stratosfera, poiché la tendenza verso un disturbo importante è ormai confermata da entrambi i centri di calcolo. Il vero nodo della questione è molto più delicato e riguarda la risposta del Vortice Polare. In questo contesto, i due modelli stanno descrivendo scenari simili nella loro origine, ma potenzialmente opposti negli esiti finali per l’Europa e l’Italia.
GFS: lo split e la nascita di un doppio vortice
Il Modello Americano, nelle sue proiezioni più recenti, insiste su un’evoluzione definita di split classico. In sostanza, l’anticiclone situato nella Stratosfera spingerebbe con forza verso il Polo Nord, elevando i valori di geopotenziale alle latitudini più alte e provocando un vero e proprio taglio del sistema ciclonico.
Il risultato di questa manovra sarebbe la frammentazione del nucleo freddo in due lobi distinti, dove un primo lobo tenderebbe a posizionarsi sul settore del Nord America, mentre un secondo lobo verrebbe proiettato verso l’Eurasia. Questo rappresenta il classico schema dei fenomeni di riscaldamento maggiore definiti split, ovvero la forma più aggressiva di disturbo, dove il sistema perde la sua struttura unitaria e può rimanere instabile per diverse settimane.
ECMWF: l’allungamento, ossia il displacement
Il Modello Europeo, pur riconoscendo la portata del disturbo, non ipotizza un taglio così netto della struttura. Il Vortice Polare apparirebbe piuttosto allungato e dislocato dalla sua sede naturale, con un nucleo gelido che si sposta dal Polo verso l’area dell’Eurasia.
In questa circostanza si parla di displacement, caratterizzato da un forte stiramento della massa d’aria ma senza la comparsa di due minimi di pressione indipendenti. Si tratta di uno scenario meno estremo dal punto di vista geometrico, ma non per questo innocuo per le sorti del tempo in Europa, visto che un dislocamento ben orientato può comunque produrre una risposta molto importante nelle parti basse dell’atmosfera, sebbene più direzionale e meno simmetrica.
Le ragioni della divergenza
Questa differenza di vedute tra i centri di calcolo è tipica quando l’analisi si spinge oltre i dieci giorni di distanza, poiché la previsione deterministica della Stratosfera è ancora estremamente sensibile al comportamento delle onde planetarie. Se dovesse dominare la cosiddetta wave 1, il Vortice Polare tenderebbe a spostarsi lateralmente, mentre se dovesse crescere con decisione la wave 2, aumenterebbero drasticamente le probabilità di una rottura completa del sistema.
In questo ambito entra in gioco anche un aspetto noto agli analisti, ovvero la tendenza del Modello Americano a enfatizzare gli scenari estremi, mentre il Modello Europeo tende a essere più conservativo, specialmente durante le fasi di transizione stagionale. La vera informazione odierna non risiede però nel singolo aggiornamento, ma nelle medie degli ensemble, che mostrano chiaramente come l’atmosfera stia scegliendo tra due famiglie di soluzioni differenti.
Le ricadute concrete sul meteo in Europa
Se dovesse prevalere la tesi della rottura sostenuta dal Modello Americano, nelle due o quattro settimane successive aumenterebbe la probabilità di blocchi atmosferici duraturi alle alte latitudini, con scambi di calore e freddo molto incisivi sull’Europa e sul Nord America. Questo non garantisce automaticamente il gelo in Italia, ma moltiplica le occasioni per configurazioni fredde e instabili sul Continente Europeo.
Qualora invece dovesse prevalere l’ipotesi dello spostamento proposta dal Modello Europeo, la risposta dell’atmosfera tenderebbe a essere più direzionale e meno persistente, spesso con un solo lobo dominante che governa la traiettoria delle masse d’aria polari. In questo caso, potrebbe verificarsi una singola direttrice fredda molto efficace verso l’Europa Orientale o il Nord America, mentre l’Europa Mediterranea rischierebbe di restare più esposta alle correnti umide provenienti dall’Oceano Atlantico.
Cosa monitorare nei prossimi giorni
Per comprendere quale scenario stia diventando dominante, i parametri fondamentali da tenere d’occhio sono l’ampiezza della wave 2 e il flusso di calore tra i livelli di pressione di 100 e 10 hPa. Un incremento netto e costante di questi valori spingerebbe decisamente verso la rottura del vortice. In questa fase, la lettura corretta non consiste nell’inseguire ogni singolo aggiornamento, ma nel seguire l’evoluzione della geometria del sistema polare. Il punto centrale è ormai chiaro, il riscaldamento della Stratosfera è molto probabile, resta solo da capire se il vortice verrà solo deformato oppure se si spezzerà davvero in due tronconi.
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