• Privacy
lunedì, 15 Giugno 2026
TEMPO ITALIA meteo news
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Chi Siamo
  • Contatti
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Chi Siamo
  • Contatti
Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
Tempo Italia
Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
Home A La notizia del Giorno

Meteo: Val Padana è pronto il gelo a est e sarà neve

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
07 Feb 2026 - 17:50
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Meteo News
Share on FacebookShare on Twitter

C’è qualcosa che non torna, o meglio, qualcosa che si è inceppato nel grande ingranaggio dell’inverno italiano. Chi vive al Nord, specialmente in Val Padana, lo sa bene: in questo periodo dell’anno, di solito, si battono i denti. E invece? Invece il famoso “cuscinetto” di aria fredda, quella riserva gelida che ristagna nei bassi strati e prepara il terreno per la neve, si è stranamente, quasi inspiegabilmente, attenuato. Eppure, diciamolo, la radiazione solare è ancora ai minimi termini, il sole scalda poco o nulla.

 

Le condizioni atmosferiche recenti sono state un pot-pourri di cieli nuvolosi, precipitazioni sparse su Alpi e Appennino e qualche nevicata, sì, ma con temperature che hanno deciso di puntare verso l’alto. Perché accade questo? Semplice, si fa per dire. L’Italia si è trovata nel bel mezzo di un vero e proprio “fiume atmosferico” di stampo subtropicale. Immaginate un’autostrada d’aria che parte dai Caraibi, attraversa l’oceano, passa sopra la Spagna (o meglio, la Penisola Iberica) e arriva dritta da noi. A questo flusso tiepido si è unita, come se non bastasse, l’aria calda africana.

 

Non stiamo parlando di un’ondata di calore estiva, per carità, ma le temperature sono rimaste diffusamente sopra la media stagionale. È un’anomalia che non riguarda solo l’Italia, ma buona parte dell’Europa occidentale. Curioso notare però come, proprio mentre scriviamo, sulla Spagna le temperature inizino a calare. Il motivo? È transitata una nuova tempesta che, come un vecchio treno merci, si trascina dietro vagoni di aria fredda di origine artico-marittima.

Insomma, la situazione è complessa. Ma cosa succederà davvero nella Pianura Padana nelle prossime due settimane? Proviamo a tracciare una linea, in forma sommaria s’intende, perché pretendere precisione millimetrica oggi sarebbe pura utopia scientifica.

 

Tra mitezza e correnti adiabatiche

Non ci sono le condizioni per previsioni puntuali, mettiamocelo in testa. L’atmosfera è un fluido caotico. Tuttavia, possiamo individuare due fasi distinte. La prima, quella immediata, continuerà all’insegna di una certa mitezza. Anzi, aspettiamoci un picco di “caldo” (tutto relativo, eh) nella giornata di Domenica, per poi vedere i valori scendere gradualmente.

C’è però un’incognita, un “rischio” se vogliamo chiamarlo così: il ritorno delle correnti adiabatiche nei giorni successivi. Parliamo del Favonio, quel vento che scende dalle Alpi, si comprime e si riscalda, facendo impennare i termometri specialmente nel settore occidentale del Nord Italia. Questo vento ha un pregio e un difetto: alza la temperatura, ma “asciuga” l’aria, abbattendo drasticamente l’umidità.

Sembra infatti che il flusso umido e mite dai Caraibi stia per perdere forza, attenuarsi fino a sparire. Chi prenderà il suo posto? Una corrente atlantica più classica. Questo significa che l’Italia diventerà terra di transito per diverse perturbazioni. A pagarne le conseguenze, in termini di pioggia e fenomeni, saranno soprattutto le aree alpine esposte, parte del Nord-Est, il Centro Italia, il Sud Italia, la Sardegna e la Sicilia. Insomma, un po’ tutti, specialmente le zone esposte a occidente.

Attenzione però alle sorprese: quando si formano aree di bassa pressione proprio sul Mediterraneo, il gioco cambia. Le correnti girano, diventano orientali, e portano nubi e piogge anche forti dove meno te lo aspetti. E che dire dei temporali? Nelle ultime 24 ore abbiamo assistito a fenomeni intensi, con un’attività elettrica degna di maggio o giugno, nel Centro e Sud Italia. Tuoni e fulmini a Febbraio? Insolito, decisamente. Ma questo è il clima che cambia, signori miei. È la nuova normalità con cui dobbiamo fare i conti.

 

Il freddo vero è “esiliato” a Est

Mentre noi discutiamo di qualche grado in più o in meno, altrove l’inverno sta facendo la voce grossa, anzi, grossissima. Il clima che cambia ha portato alla sparizione temporanea del nostro cuscinetto padano, è vero, ma basta guardare verso la parte centro-orientale del nostro continente per trovare il gelo vero.

Lì persiste l’aria fredda, quella cattiva, che dalla Siberia si espande verso ovest come una macchia d’olio. Le temperature nella Russia europea sono crollate a -35°C, e in alcune località della Scandinavia si è scesi addirittura sotto i -40°C. Cifre che fanno venire i brividi solo a leggerle.

Il freddo lì è tangibile, fisico. Il mare davanti alla Polonia? Ghiacciato. Vaste aree del Golfo di Botnia? Gelate. Tutti i mari a est della Danimarca presentano chiazze di ghiaccio o banchisa, perché fa freddo, punto. I fiumi sono bloccati, le condizioni atmosferiche nell’Est europeo sono estremamente invernali, quasi da manuale di geografia di cinquant’anni fa.

È un contrasto stridente con l’Europa occidentale, dove invece, come in Francia e nel Benelux, un flusso d’aria molto più mite ha letteralmente scalzato via il freddo preesistente. E qui apro una parentesi doverosa su un fenomeno pericolosissimo accaduto proprio in quelle zone.

 

Il pericolo invisibile: il gelicidio nel Benelux

Parliamo di Belgio, Olanda e Lussemburgo. Qualche giorno fa lì si è verificato un evento che i meteorologi chiamano “gelicidio”. Immaginate: al suolo la temperatura è ancora sotto gli 0°C, residuo del freddo precedente, ma in quota arriva aria calda che porta pioggia. La pioggia cade liquida, ma appena tocca il suolo congelato… crack. Si trasforma istantaneamente in una lastra di ghiaccio trasparente e micidiale.

Le strade sono diventate piste di pattinaggio, i marciapiedi trappole di cristallo. Su internet avrete probabilmente visto video di persone che perdono l’equilibrio, cadono rovinosamente, impossibilitate persino a uscire di casa per fare la spesa. Un’intera regione bloccata da una patina di “ghiaccio nero”, l’asfalto vetrificato. Descrivo questo non per fare cronaca estera, ma per documentare che, mentre noi ci lamentiamo dell’umidità o del grigiore, in Europa il meteo sta mostrando i muscoli in modi estremi.

 

Il ritorno del freddo: una data sul calendario

Torniamo a noi. Quando tornerà il freddo, quello vero, in Val Padana? C’è ancora speranza per il “cuscinetto”? Ebbene, c’è una data da segnare, poco prima di metà mese. Diciamo tra circa 5 o 6 giorni da oggi.

I modelli indicano che le temperature scenderanno e transiterà aria piuttosto fredda. Attenzione: in quota non sarà aria “gelida” in senso assoluto, ma sufficiente a ricreare sul Nord Italia quella condizione ideale per la formazione del nuovo cuscino freddo. E poi? Poi, come si suol dire, “si vedrà”.

Tutto è in fortissima evoluzione. Dobbiamo essere onesti: dopo una settimana di validità, i bollettini meteo sono carta straccia, o quasi. Sono soggetti ad amplissime modifiche perché l’atmosfera è un sistema dinamico, instabile. Alte e basse pressioni si spostano repentinamente, alterando a dismisura il tempo atmosferico in Europa.

In questo scenario caotico, però, si intravede un’irruzione di aria fredda proveniente dalle aree scandinave che tenderà ad espandersi ben oltre le Isole Britanniche e l’Europa centrale. Ne parlano diffusamente i servizi meteorologici europei (quelli seri), mentre in Italia, ahimè, se ne discute poco e male.

 

La morte della competenza meteorologica

Qui mi permetto una piccola digressione amara. In Italia la meteo a lungo termine è un tema trattato con superficialità disarmante. Manca quasi totalmente una cultura meteorologica di base, soprattutto nelle nuove generazioni. La meteorologia è una scienza, fatta di fisica e matematica, non di opinioni.

Un tempo ci si formava sui libri, si studiava. Oggi la lettura è calata sensibilmente. C’erano i forum meteorologici, piazze virtuali controllate da esperti e appassionati competenti che moderavano le sciocchezze. Ora quei luoghi non esistono quasi più. Al loro posto? Il caos dei social network.

Nei vari gruppi social si assiste a un divagare senza senso, dove di meteorologia vera non se ne parla proprio. Si leggono idiozie, previsioni “fai da te” basate sul nulla, allarmismi o negazionismi climatici da bar. È un peccato, perché capire come si forma un cuscinetto d’aria fredda è affascinante, è capire come respira il nostro territorio.

 

Anatomia di un “Cuscinetto”

Perché sostengo che il cuscinetto si riformerà? È una questione fisica. La Pianura Padana è, orograficamente parlando, un catino. Chiusa dalle Alpi e dagli Appennini. Quando giunge aria fredda, se l’atmosfera è stabile (cioè senza vento forte che rimescola tutto), questa aria fredda, essendo più pesante, si deposita sul fondo.

Per formarsi “come si deve”, però, servono condizioni di alta pressione per qualche giorno. Perché? Perché l’alta pressione favorisce la dispersione del calore notturno verso lo spazio (irraggiamento). Il suolo si raffredda, l’aria a contatto col suolo si raffredda ancora di più. Si formano le nebbie.

Questo è il vero clima della Pianura Padana invernale: nebbie che gelano, che mantengono il freddo incollato al terreno anche se in montagna c’è il sole. Lo abbiamo visto ai primi di Gennaio: nebbia che produceva neve chimica o galaverna, specie nel settore centro-occidentale. Quello era un cuscinetto da manuale.

Sarebbe potuta essere la base perfetta per nevicate abbondanti all’arrivo di una perturbazione atlantica. Ma le perturbazioni, beffarde, non sono arrivate subito. Sono giunte giorni dopo, quando il cuscino era ormai “eroso”, invecchiato, rovinato da cieli coperti che impedivano il raffreddamento notturno. Risultato? Pioggia o neve bagnata, invece del grande evento bianco.

 

La neve sulle Alpi e le città in attesa

Tuttavia, le precipitazioni a carattere nevoso sono arrivate a quote bassissime. La neve è tornata sulle Alpi, anche se non abbondantissima al momento. Guardiamo con speranza alle Olimpiadi (quelle invernali, s’intende), augurandoci nuove nevicate naturali per garantire gare perfette e mostrare al mondo le nostre montagne nel loro vestito migliore, senza dover ricorrere ai cannoni sparaneve.

Nel frattempo, le grandi città del nord aspettano. Milano, Torino, Verona, Venezia, Treviso: tutte in attesa di una neve che si è vista poco o nulla. Discorso diverso per Bologna, dove ne è caduta un po’, oltre 10 cm, durante un evento che si è esteso fino alle coste adriatiche. Questo dimostra che il cuscinetto, se le condizioni si incastrano, “funziona” ancora. L’aria fredda può coesistere col nostro territorio e portare la dama bianca anche in un’epoca di riscaldamento globale.

 

Il ruolo dell’Africa e il futuro di Marzo

Già, il riscaldamento globale. Non possiamo ignorarlo. La famosa linea intertropicale, quella zona di convergenza che si trova nel Sahara, si sta sollevando verso nord. Spinge l’anticiclone africano sempre più spesso verso il Mediterraneo, anche d’inverno, non solo regalandoci quelle estati dal caldo asfissiante che ormai conosciamo bene.

Per ora, però, aspettiamo questa nuova fase fredda. Se il cuscinetto dovesse riformarsi entro una decina di giorni, avrà ancora un po’ di vita residua per tentare il “colpo grosso” nevoso in pianura. Ma il tempo stringe.

Più avanti, da Marzo in poi, le cose cambiano. Il cuscinetto nel Nord Italia tende a diventare meno efficace. Il sole è più alto, scalda di più. Il Nord Italia potrà ancora patire il freddo che scende dal Nord Europa, ma con modalità diverse.

Il tempo diventerà primaverile, quindi molto più dinamico. E la dinamicità, per il freddo statico della Val Padana, è veleno. Ma porterà altri fenomeni: i primi temporali (assenti in inverno), le grandinate, la “gragnola” (neve tonda), ma anche nevicate improvvise e violente. A Marzo può succedere di tutto, anche accumuli estremamente abbondanti in poche ore, frutto di contrasti termici violenti.

Insomma, l’inverno non è ancora finito, è solo andato in pausa pranzo. Resta da vedere se al suo ritorno avrà ancora voglia di lavorare o se timbrerà il cartellino per lasciare spazio alla primavera.

 

Fonti internazionali

  • NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration): Analisi delle anomalie termiche globali e monitoraggio degli eventi atmosferici estremi. NOAA Climate Monitoring
  • ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts): Dati e mappe previsionali a medio termine sull’evoluzione delle masse d’aria in Europa. ECMWF Forecasts
  • Met Office (UK): Approfondimenti sulla dinamica del Vortice Polare e le irruzioni di aria artica. Met Office Climate Science
  • WMO (World Meteorological Organization): Report sullo stato del clima globale e l’impatto del cambiamento climatico sui pattern invernali. WMO State of the Climate
  • Météo-France: Bollettini e analisi specifiche riguardanti le ondate di freddo e i fenomeni di gelicidio nell’Europa occidentale. Météo-France
Seguici su Google News
Tags: aria freddagelicidio europameteo invernoneve alpiprevisioni meteoVal Padanavortice polare
CondividiTweet
Articolo precedente

Split o displacement: il Vortice Polare e la sfida tra modelli. Cosa succede in Stratosfera?

Prossimo articolo

Nel bel mezzo di un Fiume Atmosferico: la nuova frontiera del Meteo Estremo

Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

Prossimo articolo

Nel bel mezzo di un Fiume Atmosferico: la nuova frontiera del Meteo Estremo

Caldo africano verso l’Italia: quanto c’è di vero nei 40°C annunciati

14 Giugno 2026
Caldo intenso, ci sarà da boccheggiare in settimana

Arriva il super caldo, ecco quanto sarà intenso e quando finirà

14 Giugno 2026

Giugno pronto a scatenare l’Anticiclone Africano: cosa potrebbe cambiare

14 Giugno 2026

Anticiclone africano sull’Italia: Caldo e afa, pure la notte

14 Giugno 2026

40 gradi e zero termico oltre 4500 metri da Giovedì 18 sull’Italia: è un problema

14 Giugno 2026
Temperature pronte ad impennarsi

L’Estate alza la voce, in arrivo caldo estremo con data già stabilita

13 Giugno 2026
  • Privacy

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Chi siamo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Contatti
  • Privacy

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.