È appena passata un’ondata di maltempo particolarmente violenta per l’Italia. Per la verità, non si può dire che le condizioni meteo sono state estreme dappertutto. Ciò non toglie che, soprattutto in Valle Padana, si sono create già più di una volta le condizioni per avere fenomeni molto violenti. Grandine, raffiche di vento e addirittura tornado. È successo un po’ di tutto nei giorni passati. Adesso avremo un po’ di pausa, molto gradita, lo sappiamo. Ma ciò non toglie che potremmo avere nuovi rischi nei prossimi mesi.
Un approfondimento tecnico
Tra gli eventi più temuti nelle prossime settimane, quando arriverà il primo caldo intenso e ci saranno ingressi freddi in quota, risulteranno le supercelle. Abbiamo già trattato più volte questo argomento. Per chi non lo conoscesse, sarebbero i temporali più violenti e distruttivi che si possano formare.
La loro caratteristica sostanziale è che presentano al loro interno un nucleo rotante chiamato “mesociclone”. Questa rotazione conferisce all’intero temporale una struttura particolarmente organizzata e duratura, capace di sprigionare una quantità enorme di energia e fare percorsi molto lunghi, anche decine e decine di chilometri. In casi estremi persino superare i 200.
Come mai si originano?
Le supercelle sono tipiche della tarda primavera e dei mesi estivi, quando l’aumento delle temperature favorisce l’accumulo di umidità e calore nei bassi strati dell’atmosfera. Questi elementi sono quelli predisponenti per la formazione di questa tipologia temporalesca.
Sappiamo che, in linea generale, non tutte le supercelle fanno devastazioni, ma qualunque può fornire i seguenti rischi. In primis, le grandinate di grosse dimensioni, poi raffiche di vento violente e, nei casi più severi, anche la formazione di tornado, esattamente come è già successo tra Mantovano, Veronese e Rodigino.
Il rischio downburst
Uno degli aspetti più pericolosi associati alle supercelle è infatti la possibilità di downburst, spesso confusi con le trombe d’aria. Si tratta sostanzialmente di violente raffiche di vento discendenti (lineari e non rotazionali!) che possono raggiungere velocità anche superiori ai 100 chilometri orari. Questo fenomeno si verifica quando masse d’aria fredda precipitano rapidamente verso il suolo per poi venire scaraventate a terra con grandissima violenza.
Alcuni indici
Per analizzare la possibilità di anticipare questi mostri, gli esperti monitorano in particolare il valore del CAPE, acronimo di Convective Available Potential Energy. Si tratta di un importantissimo parametro, utilizzato in campo meteo, per misurare l’energia potenziale disponibile per i moti convettivi. Più questo indice è elevato, maggiore è la probabilità che si sviluppino forti correnti ascensionali e, di conseguenza, temporali forti organizzati.
Ma poi c’è anche un altro indice, il CIN, che indica la possibilità o meno che ci sia la convenzione in quota. Minore è questo valore e più alta è la probabilità che si creino temporali molto sviluppati verticalmente. Infine c’è lo shear, il valore in assoluto più importante per prevedere le supercelle. Maggiore è tale indice meteo e più alta è la probabilità che ci siano queste strutture estreme.