
La fine ufficiale della circolazione invernale
(TEMPOITALIA.IT) In questi giorni sta avvenendo in sede polare un passaggio che gli esperti attendevano da settimane: la fine definitiva e irreversibile della circolazione invernale in stratosfera. Il fenomeno noto come Final Warming ha decretato il collasso del Vortice Polare, che da questa data ha cessato di esistere nelle sue forme tipiche. Si riformerà attorno al mese di ottobre, come accade ogni anno al sopraggiungere della stagione fredda.
Dal punto di vista tecnico, il momento del collasso viene identificato nell’inversione dei venti zonali, quelli che soffiano da ovest verso est, alla quota di riferimento di circa 30 km di altitudine. Strati dell’atmosfera ben al di sopra di qualsiasi rilievo terrestre, lontanissimi dalle perturbazioni di superficie. Due sono i fattori determinanti: da un lato l’aumento progressivo della radiazione solare che, con l’avanzare della primavera, scalda le latitudini polari eliminando il gradiente termico che teneva in vita il vortice; dall’altro l’azione delle onde planetarie, grandi movimenti di masse d’aria mite che risalgono dai bassi strati verso la stratosfera destabilizzando progressivamente la struttura polare.
Final Warming non vuol dire primavera tranquilla
Qui entra in gioco un equivoco che vale la pena chiarire. Sole, temperature oltre i 20°C, giornate quasi estive: in molti si stanno chiedendo se sia arrivata l’estate in anticipo, se questa alta pressione subtropicale sia destinata a restare. La risposta è no, e il Final Warming non c’entra nulla con questa aspettativa. Il completamento del ciclo stratosferico invernale non garantisce affatto una primavera anticiclonica. Negli ultimi anni è successo spesso di commentare anticicloni persistenti, settimane di siccità, temperature costantemente sopra la media. Ma marzo ha già insegnato che quest’anno le carte in tavola cambiano rapidamente e con una certa brutalità.
Con il collasso del Vortice Polare, la stratosfera cessa di essere il motore trainante della circolazione invernale e la dinamica atmosferica diventa più mobile, più variabile. Questo però non significa stabilità: al contrario, apre la porta a una fase in cui i cambiamenti possono essere rapidi e imprevedibili, con brevi discese fredde di matrice puramente troposferica, perturbazioni atlantiche e contrasti termici vivaci, tutti elementi tipici di una primavera dinamica.
Lo split del Vortice Polare e i suoi effetti ritardati
La primavera turbolenta che stiamo vivendo ha radici proprio nel Vortice Polare. Lo split che ha caratterizzato questa stagione è stato ampiamente discusso nelle scorse settimane, e i suoi effetti si sono riversati rapidamente verso le medie latitudini: da metà marzo si è parlato di freddo insolito, di nevicate a bassa quota, di bufere che hanno imperversato in diverse località appenniniche recuperando quel deficit di neve che per gran parte dell’inverno aveva afflitto le nostre montagne. Quest’anno, a differenza di alcune stagioni precedenti, il segnale stratosferico ha trovato il modo di scendere verso la troposfera.
Da questa data in avanti, un’eventuale discesa di aria fredda sarà determinata esclusivamente da spostamenti di masse d’aria in troposfera, senza più l’alimentazione dei grandi serbatoi polari in quota. La probabilità di colate fredde importanti cala sensibilmente. Ma questo non è sufficiente per ipotizzare una primavera tranquilla.
La seconda metà di aprile: aspettarsi ancora turbolenza
L’idea di una primavera calda, anticiclonica e stabile sta tramontando, e potrebbe non ripresentarsi prima di maggio inoltrato. La seconda metà di aprile potrebbe risultare ancora particolarmente movimentata, con nuovi peggioramenti che potrebbero raggiungere le regioni italiane portando piogge abbondanti e nevicate sui rilievi. Il freddo potrebbe ancora fare capolino, a dispetto del caldo precoce di questi ultimi giorni.
L’Atlantico si sta risvegliando e potrebbe prendere il sopravvento con perturbazioni in rapida successione. I passaggi rapidi dal sole al maltempo, con temperature che ballano di diversi gradi nell’arco di poche ore, saranno la norma ancora per un po’. Chi sperava in una svolta definitiva dovrà pazientare: l’anticiclone africano avrà ancora molto da combattere prima di potersi installare stabilmente sul Mediterraneo.






