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Le temperature degli Oceani frenano la siccità globale

Una nuova ricerca internazionale rivela che le oscillazioni termiche degli oceani agiscono come un freno naturale, impedendo che la siccità colpisca simultaneamente vaste aree del pianeta e minacci le scorte alimentari mondiali.

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
14 Lug 2026 - 17:40
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Cambiamento Climatico
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Le temperature degli oceani frenano la siccità globale: un studio replicato da varie rivisite internazionali, cambia le prospettive

Gli scienziati hanno scoperto che le configurazioni termiche degli oceani potrebbero impedire alla siccità di diffondersi contemporaneamente in tutto il Mondo. La ricerca, guidata dall’Indian Institute of Technology Gandhinagar (IITGN) con collaboratori internazionali, suggerisce che le oscillazioni climatiche naturali degli oceani agiscono come una sorta di freno globale sulla siccità sincronizzata.

Pubblicato su Communications Earth & Environment, lo studio ha esaminato le serie climatiche dal 1901 al 2020. I ricercatori hanno rilevato che le siccità sincronizzate hanno interessato soltanto tra l’1,8% e il 6,5% delle terre emerse del pianeta nello stesso momento. Una stima molto più bassa rispetto alle precedenti ipotesi, secondo cui fino a un sesto della Terra avrebbe potuto inaridirsi simultaneamente.

 

La siccità mappata come una rete globale

Lo studio è stato condotto dal Dott. Udit Bhatia, insieme a coautori dell’IITGN e dell’Helmholtz Centre for Environmental Research – UFZ di Lipsia, in Germania. Il team ha indagato come le siccità in regioni lontane si allineino nel tempo e quali fattori influenzino la loro diffusione congiunta o la loro separazione.

“Abbiamo trattato l’insorgenza delle siccità come eventi in una rete globale. Se due regioni distanti entravano in siccità entro una breve finestra temporale, venivano considerate sincronizzate”, ha spiegato il Dott. Bhatia, primo autore e responsabile del Machine Intelligence and Resilience Lab e dell’AI Resilience and Command (ARC) Centre dell’IITGN.

Tracciando migliaia di connessioni tra siccità in tutto il mondo, i ricercatori hanno identificato diversi grandi “hub della siccità”: l’Australia, il Sudamerica, l’Africa meridionale e parti del Nordamerica. Il team ha inoltre esaminato le rese storiche di grano, riso, mais e soia per capire come la siccità moderata influisca sulla produzione alimentare.

 

Hub della siccità e rischio di perdita dei raccolti

“In molte grandi regioni agricole, quando si verifica una siccità moderata, la probabilità di perdita del raccolto sale bruscamente – spesso oltre il 25%, e in alcune aree oltre il 40-50% per colture come mais e soia”, ha dichiarato Hemant Poonia, AI Scientist all’IITGN, che ha completato i suoi studi in Ingegneria Civile presso lo stesso istituto.

Questi rischi sarebbero particolarmente allarmanti se molte grandi regioni agricole entrassero in siccità nello stesso momento. Tuttavia, lo studio ha rilevato che il comportamento naturale del clima, in particolare le variazioni delle temperature superficiali marine del Pacifico e degli altri oceani, contribuisce a limitare quanto lontano e quanto uniformemente le siccità possano espandersi.

 

El Niño e La Niña ridisegnano le mappe della siccità

Una delle forze principali dietro questi mutamenti globali è El Niño-Southern Oscillation, un ciclo naturale di riscaldamento e raffreddamento dell’Oceano Pacifico che condiziona i regimi pluviometrici di tutto il mondo.

Durante gli anni di El Niño, l’Australia emerge spesso come uno dei principali hub della siccità, mentre altre aree rispondono in modi differenti. Durante La Niña, lo schema cambia di nuovo e le siccità tendono a distribuirsi geograficamente in modo più sparso, anziché concentrarsi in un unico pattern globale.

“Queste oscillazioni guidate dagli oceani creano un mosaico di risposte regionali, limitando la comparsa di un’unica siccità globale che copra molti Continenti contemporaneamente”, ha spiegato il coautore Danish Mansoor Tantary, ex studente magistrale dell’IITGN, oggi dottorando alla Northeastern University, negli Stati Uniti.

 

La pioggia resta il motore principale della gravità della siccità

I ricercatori hanno anche esplorato il modo in cui precipitazioni e temperatura interagiscono nel determinare la severità della siccità. La loro analisi ha rilevato che, negli ultimi decenni, circa due terzi dei cambiamenti di lungo periodo nella gravità delle siccità possono essere ricondotti a variazioni delle precipitazioni. Il terzo restante è legato alla crescente domanda evaporativa causata dall’aumento delle temperature, in linea con la traiettoria del Riscaldamento Globale.

“La pioggia rimane il fattore dominante a livello globale, specialmente in regioni come l’Australia e il Sudamerica, ma l’influenza della temperatura sta chiaramente crescendo in diverse regioni delle medie latitudini, come l’Europa e l’Asia“, ha osservato il Dott. Rohini Kumar, autore corrispondente e ricercatore senior dell’Helmholtz Centre for Environmental Research, che lavora sul nesso tra acqua, suolo e clima. Un tema che riguarda da vicino anche il nostro Paese, dove le teleconnessioni climatiche tra Pacifico ed Europa sono oggetto di crescente attenzione.

 

Un nuovo modo per proteggere le scorte alimentari mondiali

I risultati mostrano come la ricerca climatica basata sui dati possa migliorare le strategie di protezione dell’agricoltura globale. Invece di concentrarsi solo su eventi meteorologici isolati, il team ha osservato la Terra come un sistema interconnesso. Questo approccio potrebbe aiutare gli scienziati a individuare regioni “sentinella” prima che una siccità locale inizi a condizionare i mercati alimentari mondiali.

Il Prof. Vimal Mishra ha sottolineato che questi risultati hanno implicazioni importanti per la pianificazione, il commercio e la sicurezza alimentare.

“Questi risultati evidenziano l’importanza del commercio internazionale, dello stoccaggio e di politiche flessibili. Poiché le siccità non colpiscono tutte le regioni nello stesso momento, una pianificazione intelligente può sfruttare questa diversità naturale per proteggere le scorte alimentari globali”. Il Prof. Mishra è uno dei massimi esperti di acqua e clima dell’IITGN e vincitore dello Shanti Swarup Bhatnagar Prize, il più alto riconoscimento scientifico multidisciplinare dell’India.

 

Pianificare il clima in un mondo che si riscalda

Il Dott. Bhatia ha affermato che la ricerca offre un messaggio più incoraggiante sul rischio siccità in un clima che cambia, un tema quanto mai attuale anche in vista dei possibili scenari di caldo e siccità legati alla nuova fase di El Niño.

“La nostra ricerca evidenzia che non siamo impotenti di fronte a un pianeta che si riscalda”, ha dichiarato il Dott. Bhatia. “Comprendendo il delicato equilibrio tra oceani, precipitazioni e temperature, i decisori politici possono concentrare le risorse sugli specifici hub della siccità e creare filiere in grado di stabilizzare il mercato globale prima che le perdite dei raccolti in una regione scatenino impennate dei prezzi in un’altra”.

Gli autori riconoscono il sostegno dell’Anusandhan National Research Foundation (SERB) Network of Networks, di Projekt DEAL e dell’AI Centre of Excellence (AICoE) in sustainable cities.

 

Credit

  • Communications Earth & Environment (Nature) – Regional responses to oceanic variability constrain global drought synchrony – fonte di maggior rilevanza: è lo studio scientifico originale
  • Indian Institute of Technology Gandhinagar – comunicato ufficiale della ricerca – fonte di maggior rilevanza: ente capofila dello studio
  • Helmholtz Centre for Environmental Research – UFZ – Istituto coautore della ricerca
  • NOAA Climate.gov – El Niño & La Niña (ENSO) – approfondimento sul ciclo oceanico citato nello studio
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Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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