Caldo africano al culmine, poi la possibile svolta: quando l’Italia potrà davvero respirare
Dai picchi storici di Catenanuova e della Sardegna fino al triangolo padano che non respira, una nuova vampata africana punta l’Italia: i modelli si dividono sull’intensità, ma intravedono una possibile parentesi di fresco verso la fine del mese.
Torna a bussare, e stavolta fa sul serio. Il caldo africano si riprende l’Italia dopo una brevissima tregua, pronto a dominare la scena per almeno una settimana buona. Mi chiedete quasi sempre la stessa cosa, quando una fiammata simile si avvicina: fino a che valori possono davvero spingersi le temperature? La risposta onesta, diciamolo, ce la offre soltanto la storia. Ci sono località, da noi, più predisposte di altre a toccare picchi da record, e a volte i massimi assoluti sono spuntati in posti ai quali non avremmo mai pensato.
Catenanuova, la fornace di Sicilia
C’è un puntino sulla mappa che d’estate diventa incandescente. Parliamo di Catenanuova, piccolo comune in provincia di Enna, adagiato nella Valle del Dittaino. Qui il caldo non è un modo di dire, è una condanna stagionale. Il primato? Uno di quelli che restano negli annali: 48,5°C registrati nell’Agosto 1999, un valore che vale a questo borgo la fama di località più rovente d’Europa.
Il perché sta tutto nella geografia. Una conca interna, lontana dal mare, che intrappola l’aria come dentro un forno di pietra. E quando l’anticiclone africano stringe la presa, sulle Isole Maggiori si sfiorano soglie da capogiro.
Sardegna in primo piano
Cambiamo isola, ma non registro. In Sardegna il gradino più alto del podio, almeno per il picco assoluto, spetta a Jerzu, in Ogliastra. Era il 24 Luglio 2023 quando il termometro segnò 48,2°C. Stesso giorno, stesso valore rovente anche a due passi, nella vicina Lotzorai.
Un conto è il record, un altro paio di maniche è la costanza. Ed è qui che entra in scena Ottana, nella piana centrale in provincia di Nuoro. La chiamano la “Death Valley” italiana, e non a caso: medie estive altissime, giornata dopo giornata, senza tregua. I dati ufficiali dell’ARPAS, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Sardegna, mettono nero su bianco questi primati. Del resto, quando l’aria sahariana punta dritta sull’isola, c’è ben poco da stare allegri.
Pianura Padana, dove non si respira
Al nord la faccenda si complica. Nessun comune indossa ufficialmente la corona del più caldo in assoluto, eppure le zone più bollenti si conoscono bene. Un triangolo, per intenderci, chiuso tra Rovigo, Ferrara e Mantova, a cui si aggiunge la bassa pianura emiliana, dalle parti di Parma e Modena.
Territori dove le massime, durante le ondate di calore estive, sfondano senza troppa fatica i 40°C. È già accaduto in passato lungo il corso del grande fiume Po, a Carpi, in provincia di Modena, come nei centri limitrofi. Il colpevole? Un mix micidiale, fatto di aria immobile e di un tasso di umidità che trasforma il caldo in afa appiccicosa. Insomma, un catino dove si suda pure stando fermi.
Nuova ondata di calore, cosa dicono ECMWF e GFS
Archiviato il capitolo dei record storici, tocca fare i conti con il presente. E il presente ha un nome preciso: una nuova, lunga ondata di caldo africano. Del gran caldo in sé avrete già molte informazioni, sui vostri telefoni come sui pc, perché di fonti che sfornano dati locali ce ne sono a bizzeffe. A me, invece, interessa un’altra cosa: capirne la durata. Per farlo guardo soprattutto i due grandi modelli matematici, quelli che si spingono con le proiezioni fino a due settimane. Il centro di calcolo americano è noto come GFS, quello europeo è l’ECMWF.
Entrambi confermano una feroce fiammata, ma con dinamiche differenti. Dinamiche che, per giunta, cambiano di giorno in giorno, di emissione in emissione. Ormai persino il modello europeo aggiorna ogni sei ore, anche se nelle uscite intermedie la previsione si fa più “agitata”, meno affidabile. L’ECMWF, nell’ultimo aggiornamento, ridimensiona un po’ l’intensità rispetto al giorno prima, con la Sardegna comunque coinvolta in pieno. Ecco allora comparire valori capaci di raggiungere anche i 45°C in qualche località, per quanto non ci sia certezza alcuna. Il vero apice della calura dovrebbe toccare la Spagna meridionale, dove al momento il modello europeo concentra il cuore rovente della fase.
Con quello americano, invece, la musica cambia, perché la vampata è ben più indirizzata verso l’Italia. Ci sono poi delle fasi da distinguere. Questa settimana sarà molto calda, d’accordo. Ma è la prossima quella che ci mette in allarme: sul lungo termine i modelli prospettano una vampata esageratissima, e su questo ECMWF e GFS vanno stavolta a braccetto. Resta però una discrepanza sull’intensità, con l’americano che insiste su qualcosa di eccezionale, paragonabile alle peggiori ondate di calore mai vissute da noi. Attenzione, però. Spesso è proprio il GFS a lanciare la linea che poi anche l’europeo finisce per seguire. Non che l’uno copi l’altro, sia chiaro: parliamo di semplici linee di tendenza.
E qui salta fuori la parola magica: refrigerio. In tutta la serie previsionale delle due settimane, di refrigerio vero non c’è quasi traccia, se non quello legato a temporali locali di forte intensità. E questi, per fortuna, non mancano: entrambi i modelli li intercettano, e più volte.
Temporali e refrigerio, cosa aspettarsi
Giornate ideali per i temporali, in Italia, ce ne saranno. Durante la settimana che sta per iniziare dovrebbero tornare a partire da Mercoledì 15 sulle regioni settentrionali, per poi allargarsi, in forma più moderata, verso Giovedì 16 anche all’Appennino, lungo la penisola. Nel frattempo il termometro continuerà a salire, perché l’aria calda torna a espandersi verso di noi.
Eppure, tutto sommato, si tratta di fenomeni sotto la media, sia come distribuzione sia come pioggia attesa. I modelli indicano infatti un deficit pluviometrico sulla regione alpina, che si estende un po’ anche più a sud, a nord del Po. Il nord Italia sta accumulando siccità, e con il gran calore l’erba dei prati tende a ingiallire: sta già ingiallendo sui monti, su alcune aree alpine del settore occidentale, quello più esposto ai temporali e anche più vicino al massimo di calura che ultimamente bazzica spesso la Francia.
Dunque una lunga fase di caldo intenso, punteggiata da questi temporali benedetti, perché refrigerio portano davvero. Occhio, però. Come raccontano le cronache locali, spesso questi temporali improvvisi arrivano con grandinate e violente raffiche di vento, per quanto i quantitativi di pioggia restino circoscritti: fenomeni molto localizzati, ben diversi da altri visti in passato. Insomma, niente refrigerio vero e proprio, ma soltanto blandi episodi di rinfresco, che portano sollievo solo dove scoppiano e appena appena nelle aree attigue.
Poi c’è il capitolo umidità, da non sottovalutare mai. Nel frattempo si scaldano il Mar Mediterraneo e i mari italiani, e a quel punto immagino inizieranno a soffiare le brezze verso le coste, ammorbidendo un filo le giornate. Un fattore che già si avverte, del resto, visto che in varie aree dei bacini italiani l’acqua tocca i 30°C. Valori tropicali, né più né meno.
La svolta del 22 Luglio, prima il caldo poi il fresco
Prima di questo presunto sollievo, sia chiaro, ci sarà parecchio da sudare. Nel periodo compreso tra il 13 e il 19 Luglio le massime supereranno i 35°C su quasi tutte le città italiane, da nord a sud, con Sardegna e Sicilia nel ruolo di cuore pulsante del promontorio subtropicale. Aria rovente a tutte le quote, tanto da ritrovare valori elevati fin in alta montagna: a 1600 metri di altitudine sono attesi anche 26 o 27°C, cifre che un tempo consideravamo normali in pianura. Sulle due isole, nelle zone interne, si potrà arrivare fino a 42 o 43°C, mentre lungo le coste il termometro oscillerà tra i 35 e i 37°C, con un’afa da tagliare a fette.
Ma dopo questa imponente sfuriata, ecco la novità che potrebbe interessarvi. Aumentano le probabilità di una rinfrescata, quel ridimensionamento del caldo verso valori più vicini alla norma che riguarderebbe prima il nord e, con maggiore fatica, poi anche il centro, il sud e le due Isole Maggiori. La possibile svolta è messa in agenda per il 22 Luglio, quando il promontorio subtropicale dovrebbe iniziare a perdere colpi e dal nord Europa si affaccerebbero due perturbazioni una dietro l’altra. Oltre agli intensi temporali, porterebbero un calo generale delle temperature e, soprattutto, quel ricambio d’aria che dopo oltre sette giorni di afa sarebbe il benvenuto.
Siamo ancora nel campo delle tendenze a lungo termine, va detto senza giri di parole. Roba passibile di oscillazioni e clamorose smentite. L’unica vera certezza, per ora, riguarda il caldo africano, ormai arrivato alle porte dell’Italia. Il resto, quello lo giudicheremo strada facendo.
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