Caldo africano: picco tra il 15 e il 19 luglio
Verso il Mediterraneo centrale sta puntando dritta un’onda rovente di matrice nordafricana. Forse la più sostanziosa dell’intera estate, o comunque tra le più cattive, considerato che da qui a fine Agosto potrebbero arrivarne altre. L’aria bollente sale dal cuore desertico compreso tra Algeria e Tunisia, e con sé porta una struttura di alta pressione dai numeri fuori scala: geopotenziali altissimi in quota, quelli che disegnano una colonna d’aria calda come se ne vedono di rado.
Insomma, fa caldo e c’è poco da girarci attorno. Secondo il modello europeo ECMWF, la fase più torrida si concentrerà tra Mercoledì 15 e Domenica 19 Luglio, con il cuore dell’anticiclone africano che va a piazzarsi proprio tra Tunisia, Sardegna, Sicilia e il sud della Penisola. Da lì in avanti sarà un crescendo. Farà caldo già prima, soprattutto sulla Sardegna, e probabilmente anche dopo. Ma quei cinque giorni restano, allo stato, i più roventi.
Quanto in alto salirà la colonnina? Sulla gran parte delle pianure interne, colline comprese, i valori si muoveranno diffusamente tra 35°C e 40°C. Sulle coste un po’ meno, grazie alla fisiologica mitigazione del mare, però con tassi di umidità elevati soprattutto nelle ore serali e notturne: quella percezione appiccicaticcia che toglie il respiro.
Come lavora davvero l’anticiclone
C’è un equivoco da smontare. Gli anticicloni estivi, noti come africani non se ne stanno al suolo con massimi clamorosi: è in quota che si manifestano. Ed è sempre lassù che, ogni tanto, qualcosa si incrina. Bastano piccoli cedimenti della pressione in quota per far scivolare aria più fredda verso i bassi strati.
Da quei cedimenti nascono i cosiddetti moti ascensionali, il vento che spira dal basso verso l’alto. Trascina con sé aria calda e umida che, salendo, si condensa in nubi. E più sale, più quelle nubi si gonfiano, fino a diventare cumulonembi: le fabbriche dei temporali, capaci di scatenare maltempo su un fazzoletto di territorio mentre a poche centinaia di metri splende il sole. Le solite fasi di instabilità, tipiche di queste strutture, come raccontato di recente parlando dei classici temporali di calore.
Temporali sparsi al Nord Italia tra il 14 e il 17 luglio
Le nubi temporalesche torneranno a farsi vedere sul finire della prossima settimana. Intorno a Martedì 14 e, con buona probabilità, fino a Venerdì 17 Luglio, le regioni settentrionali vivranno quel cedimento della pressione in quota che apre la porta a nuove aree temporalesche a carattere sparso.
Attenzione però: non parliamo dei grandi peggioramenti di un tempo, quelli che scaricavano pioggia a secchiate su Alpi e Prealpi. Qui si tratta di fenomeni localizzati. Al radar appaiono proprio così, come puntini isolati, circondati da zone dove la pioggia sembra debole.
I temporali si accenderanno soprattutto sui rilievi, tra Alpi e Prealpi, per poi allungarsi verso le pianure ai piedi delle montagne. E qualche città densamente abitata finisce puntualmente nel mirino. Torino, per dire, ne viene coinvolta molto più spesso di Milano, incollata com’è ai piedi delle Alpi; il capoluogo lombardo, di norma, se la cava con qualche sfioramento. Grossi temporali bersagliano spesso anche la Brianza, la terra dei laghi a nord di Milano. Poi, a sorpresa, sovente non intercettati dai modelli matematici, si manifestando in Emilia Romagna, mentre di frequente tra Veneto e Friuli.
Non è escluso, poi, che questo calo di pressione in quota accenda rovesci isolati anche lungo la Penisola, persino nelle zone interne della Sardegna. Il sud, stavolta, resterà a bocca asciutta: lì comanda la cappa rovente africana, e non fa sconti. Chi vuole capire quali aree staranno peggio farà bene a seguire gli aggiornamenti giorno per giorno.
Grandine e acquazzoni, come nasce la furia
Localizzati sì, ma non per questo innocui. Questi temporali possono assumere intensità violenta, con rovesci torrenziali e grandinate anche importanti, chicchi grossi che rovinano le automobili, le colture, tutto ciò che trovano. Non è detto che ogni temporale grandini, sia chiaro: per la grandine serve una dinamica precisa. Ci sono grandinate modeste, mischiate alla pioggia, che arrivano al suolo ormai sciolte.
Avrete notato, chi i temporali li ha vissuti da vicino, che all’inizio cadono le gocce più grosse. Il motivo è semplice: sono pesanti, e a un certo punto il vento ascensionale non ce la fa più a trattenerle. Le molla di colpo, tutte insieme, ed ecco l’acquazzone torrenziale. Spesso anche la grandine si scarica proprio in apertura, come già osservato in episodi recenti.
Le zone più roventi: Sardegna, Sicilia e Puglia interna
Torniamo al gran caldo, perché è lì la vera notizia. Le pianure più bollenti saranno quelle interne della Sardegna, quelle della Sicilia centrale e centro meridionale, e i settori interni del Foggiano, del Materano, del Barese e del Tarantino settentrionale. Su queste aree le punte massime potranno spingersi, in diversi casi, tra 40°C e 45°C. Con qualche picco estremo persino oltre, localmente, tra Sardegna e Sicilia.
La Sardegna, del resto, è già partita. Il caldo forte è arrivato subito, con punte sui 40°C fin da questo fine settimana, destinate a salire ancora da Lunedì e ovunque da Martedì. Per le aree della Penisola, invece, il picco vero è atteso tra Giovedì 17 e Sabato 19 Luglio.
Anche in montagna si soffre il caldo
Fa un caldo anomalo pure in quota. Le proiezioni parlano di isoterme intorno ai 1.500 metri comprese mediamente tra +20°C e +25°C, con punte di +28°C e +29°C sulle Isole Maggiori e, a tratti, di +27°C e +28°C sul sud peninsulare. Numeri da pianura estiva, portati fin lassù. Un’onda calda eccezionale, non c’è altro modo di dirla.
ECMWF e GFS a confronto
E qui la faccenda si fa interessante. Perché stiamo pur sempre parlando di stime dei modelli matematici, e non sempre vanno d’accordo. Il centro europeo, l’ECMWF, vede un’ondata di calore molto marcata; il modello americano GFS è più cauto sui picchi estremi, e non disegna un’escalation così esagerata. Chi avrà ragione? Lo vedremo. Fatto sta che pure l’americano tiene le temperature molto alte, con massime diffuse oltre i 35°C.
C’è di più. L’ECMWF insiste anche su un’instabilità piuttosto diffusa, con una vivace escalation temporalesca soprattutto sul settore occidentale e sulla Lombardia. Molti temporali, dunque. Il condizionale, però, resta d’obbligo: sono previsioni a più lungo termine, fuori dal bollettino a breve, quello davvero affidabile. Serviranno conferme nei prossimi giorni.
Uno sguardo fino a fine agosto
Allarghiamo lo sguardo. Le proiezioni a lunghissimo termine, quelle che arrivano a 45 o 46 giorni di validità, spingono lo scenario fino a fine Agosto. E il quadro è chiaro: pur con l’alta pressione africana saldamente al comando, ci sarà spazio per nuove fasi temporalesche. Senza veri refrigeri, però.
Non aspettiamoci giornate piacevoli dopo ogni temporale. Il sollievo c’è, ma è locale e dura poco: subito dopo la colonnina riparte verso l’alto. Anzi, questi fenomeni hanno pure la controindicazione di alzare l’umidità, e quindi di rendere il caldo ancora più afoso. Perché il caldo torrido, quello secco, è un’altra faccenda. Quella che ci aspetta dopo le pause instabili sarà una nuova ondata di calore decisamente appiccicosa, figlia di un’estate ormai plasmata da un meteo che ha cambiato pelle rispetto a quello di un tempo, sotto la spinta del Riscaldamento Globale.
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