
(TEMPOITALIA.IT) Importanti novità riguardano El Niño. Nelle ultime settimane il fenomeno sta entrando in una fase sempre più intensa e, secondo le ultime tendenze dei modelli climatici stagionali, potrebbe raggiungere livelli elevati nei prossimi mesi – quasi da record. Gli esperti analizzano con attenzione la situazione e indicano che il momento di massima intensità è atteso tra l’autunno e l’inizio dell’inverno.
Che cosa potrebbe accadere
Alla base di questa evoluzione c’è l’enorme quantità di calore accumulata sotto la superficie del Pacifico equatoriale. I sondaggi della NOAA mostrano anomalie termiche particolarmente marcate tra i 100 e i 300 metri di profondità, segnale di un vasto serbatoio di energia pronto a emergere.
Nelle ultime settimane questo calore ha iniziato gradualmente a risalire verso gli strati superficiali dell’oceano, un processo favorito anche dalla presenza di episodi di venti occidentali equatoriali. Questi venti fanno sì che le zone più orientali del Pacifico diventino nettamente più calde.
L’analisi
I principali centri internazionali di previsione climatica mostrano ormai una convergenza sempre più netta verso uno scenario di El Niño addirittura molto forte. Alcune simulazioni ipotizzano persino valori molto elevati dell’indice 3.4, uno dei parametri principali utilizzati per misurare l’intensità del fenomeno. Nonostante ciò, permane ancora una certa incertezza sull’effettiva portata finale dell’evento. La differenza tra un El Niño moderatamente forte e uno eccezionale dipenderà da quello che accadrà nelle prossime settimane, ma ormai la strada sembra realmente presa.
Quali sono i fattori discriminanti? L’indebolimento degli alisei, lo spostamento dell’attività convettiva verso il Pacifico centrale e nuovi impulsi di venti occidentali in area equatoriale. Se questi meccanismi continueranno a rafforzarsi vicendevolmente, il trasferimento di calore dall’oceano all’atmosfera potrebbe ulteriormente intensificarsi, portando a una fase di El Niño davvero estrema.

Che cosa ne verrebbe fuori?
In Indonesia e nel Pacifico occidentale si prospettano condizioni più secche del normale, con un aumento del rischio di siccità e incendi. Anche il monsone indiano potrebbe risultare indebolito, influenzando le precipitazioni stagionali e l’approvvigionamento idrico di vaste aree dell’Asia meridionale. Situazione opposta, invece, sul Pacifico centrale e orientale, dove si prevede un incremento delle piogge. Tra Perù ed Ecuador potrebbero verificarsi precipitazioni estreme, con un serio rischio alluvioni. Maggiore piovosità è attesa anche in alcune regioni del Sud America meridionale e nel Corno d’Africa.
Anche l’attività ciclonica tropicale potrebbe subire variazioni importanti. In presenza di El Niño, gli uragani sull’Atlantico tendono generalmente a diminuire, mentre nel Pacifico centrale e orientale l’attività può aumentare o spostarsi di posizione.
E in Italia?
Come al solito, la connessione tra El Niño ed estate calda non è così solida. Questo perché risulta, in linea generale, assai arduo prevedere gli effetti sulle medie latitudini, dove la potenza del fenomeno è spesso condizionata dalla naturale variabilità atmosferica e da altri fattori climatici globali. Ad esempio, in Italia conta molto di più la forza dell’anticiclone africano, o magari l’Oscillazione Nord Atlantica. Sicuramente in fase di El Niño vivremo condizioni meteo-climatiche più calde del normale, ma quelle le vivremmo anche senza di lui…
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