
(TEMPOITALIA.IT) La temperatura media del pianeta corre dal 2010 a una velocità superiore del 50 % rispetto al trend 1970-2010, con un incremento di 0,27 °C ogni decennio. Il recente El Niño di intensità solo moderata ha inoltre contribuito a spingere in alto valori 0,4 °C negli ultimi due anni, portando la temperatura globale oltre i livelli di tutto l’Olocene (gli ultimi 11700 anni) e almeno in linea con quelli dell’interglaciale Eemiano di circa 120 mila anni fa. Alcuni ricercatori hanno dichiarato di non riuscire a spiegare un salto tanto forte; un’analisi aggiornata mostra invece che le concentrazioni di gas serra e la variazione negli aerosol spiegano pienamente l’anomalia, compresa la soglia simbolica di +1,5 °C rispetto all’era pre-industriale ormai di fatto superata.
Velocità del riscaldamento dopo il 2010
Negli ultimi quindici anni la progressione di 0,27 °C per decennio ha sostituito il precedente ritmo di 0,18 °C, accentuando in modo netto la tendenza al riscaldamento. La Terra risulta oggi più calda di quanto non fosse durante qualunque periodo dell’era olocenica, fase climatica che ha permesso lo sviluppo dell’agricoltura e delle prime città.
Un El Niño moderato con effetti inediti
Il più recente episodio di El Niño ha visto venti alisei equatoriali più deboli, con il trasferimento di acque calde dal Pacifico Occidentale verso le coste del Sud America. Nonostante la forza solo moderata del fenomeno, l’aumento di 0,4 °C ha superato quello registrato durante gli episodi El Niño più intensi del passato, indicando che lo stato di base del clima è ormai su livelli ben più elevati.
Perplessità e revisione dei modelli
Dichiarazioni pubbliche sostenevano che nessuna combinazione di fattori noti fosse sufficiente a giustificare il balzo termico. L’esame dei dati atmosferici evidenzia che la crescita di anidride carbonica, metano e altre componenti climalteranti, unita alla diminuzione di aerosol riflettenti, spiega l’aumento di calore immagazzinato negli oceani e l’ulteriore spinta verso l’alto delle temperature di superficie.
Gas serra, aerosol e soglia di 1,5 °C
La riduzione degli aerosol – in passato capaci di schermare parte dell’energia solare – ha ridotto l’effetto rinfrescante indiretto delle nubi. Insieme all’accumulo costante di gas serra, questo squilibrio radiativo ha portato il valore medio del nostro pianeta a superare la soglia di +1,5 °C rispetto all’era preindustriale, un limite ritenuto cruciale per la gestione dei rischi climatici.
Il picco di anomalia è stato toccanto nell’agosto 2024 con +1,6 °C rispetto al valore di fondo 1880-1920. Il rialzo non è imputabile solo al debole El Niño 2023-2024; metà dell’aumento è legata al drastico calo degli aerosol prodotti dalle navi dopo la stretta dell’International Maritime Organization del 2020. La riduzione delle particelle, che normalmente rendono le nubi più estese e riflettenti, ha lasciato la Terra più scura e quindi più calda.
Cause del rapido riscaldamento
I cargo sono la principale sorgente di aerosol sopra l’Oceano Pacifico Settentrionale e l’Oceano Atlantico Settentrionale. I satelliti mostrano che proprio in queste aree la luce riflessa è crollata, confermando che meno particelle significano nubi più piccole, minor albedo e maggiore assorbimento di energia solare. Gli autori concludono che la stima IPCC del raffreddamento da aerosol e della sensibilità climatica risulta sottovalutata.
Effetti su mari e fenomeni estremi
Il passaggio alla fase fresca La Niña non riporterà la temperatura globale sotto +1,5 °C: per alcuni anni oscillerà intorno a quel livello, mantenendo le temperature delle superfici oceaniche elevate e ampliando le zone calde dannose per le barriere coralline. Con più vapore acqueo e mari più caldi si moltiplicheranno uragani, tornado, temporali violenti e alluvioni estreme. Le ondate di calore diventeranno più intense e i periodi secchi causeranno rapidamento brevi periodi di siccità.
Cambiamento polare e rischio AMOC
La fusione accelerata dei ghiacciai e il maggior apporto di acqua dolce nell’Atlantico Settentrionale superano le stime precedenti. Di conseguenza il collasso della circolazione meridiana atlantica (AMOC) potrebbe verificarsi tra venti e trent’anni, ben prima dei tempi indicati dall’IPCC, aprendo la strada a innalzamenti marini di alcuni metri, punto di non ritorno per molte comunità costiere.
E in Italia
Questo studio prodotto da ricercatori della NASA conferma le analisi, che più empiricamente, stiamo svolgendo sul comparto geografico italiano. Un grosso cambiamento climatico è avvenuto anche in Italia a partire dal 2010, con gli episodi freddi invernali che si sono rarefatti e quelli caldi estivi che si sono, al contrario, fortemente ampliati. Questo studio ha il pregio di mettere in evidenza come l’equilibrio climatico è molto complesso e, paradossalmente, misure introdotte per ridurre l’inquinamento, abbiano modificato il forcing radiativo del pianeta e contribuito a produrre un ulteriore accelerazione del global warming, con conseguenze che potrebbero essere disastrose già entro i prossimi 30 anni.
Fonte: https://doi.org/10.1080/00139157.2025.2434494 (TEMPOITALIA.IT)






