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Centro Meteo Europeo ECMWF conferma: avremo un El Niño molto forte

Il modello europeo vede un evento di Niño realmente intenso; cosa succederà adesso

Davide Santini di Davide Santini
13 Giu 2026 - 09:00
in A Scelta della Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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Le ultime elaborazioni del Centro Europeo per le Previsioni Meteo a Medio Termine (ECMWF) continuano a vedere qualcosa di grosso. Ovvero la probabilità che entro l’autunno 2026 si sviluppi un episodio di El Niño forte o addirittura molto forte. I modelli previsionali mostrano anomalie termiche particolarmente elevate nell’area Niño 3.4. Senza entrare troppo in dettagli tecnici, si tratta di una regione chiave per capire la forza di questa teleconnessione. Ma veniamo al dunque.

 

Che cosa potrebbe accadere

Se tali proiezioni oramai dovessero trovare conferma nei prossimi mesi, ed è oramai largamente è probabile, ci si potrebbe trovare di fronte a un evento di intensità eccezionale, potenzialmente paragonabile o persino superiore ai “Big Three” del 1982-83, 1997-98 e 2015-16. Si tratta di episodi che hanno lasciato un segno profondo sul su tutto il clima del globo, con ondate di calore a ripetizione e squilibri pluviometrici importanti.

 

Ma attenzione che il fattore scatenante rimane comunque l’accoppiamento oceano-atmosfera. Attualmente le acque superficiali del Pacifico equatoriale evidenziano già un riscaldamento decisamente marcato, ma affinché El Niño possa raggiungere una fase pienamente matura è necessario che anche l’atmosfera venga riscaldata oltremodo.

 

Volendo vedere, per essere precisi, occorre osservare un indebolimento degli alisei, uno spostamento della convezione tropicale verso il Pacifico centrale e alcuni feedback positivi in campo climatologico. Come vedete non sono poche le condizioni, ma siamo davvero sulla buona strada.

 

Cosa rischiamo allora?

In un periodo già caratterizzato da temperature mediamente più elevate rispetto al passato, un evento di forte intensità potrebbe amplificare le grosse conseguenze che il Nino avrebbe a livello mondiale. Ricordiamo che le aree più bersagliate sarebbero Ecuador, Perù, Indonesia e Australia. Zone ovviamente molto lontane da noi.

 

Per l’Europa e per il Bacino del Mediterraneo nella fattispecie, il rapporto con El Niño rimane più complesso e decisamente meno diretto. Per questo motivo non è possibile stabilire con largo anticipo quali saranno le conseguenze specifiche sull’Italia. Men che meno sulla anomalia dell’autunno o dell’inverno.

 

In questa immagine Notiamo le cosiddette Nino Plumes. Si tratta di scenari elaborati da dei super calcolatori, su base ECMWF, che indicano una possibile anomalia delle acque pacifiche superficiali rispetto a quanto dovrebbe essere la norma climatica. Si può notare che, in questa fase, c’è una debole discrepanza su un’anomalia piuttosto marcata di circa un grado, mentre la forbice si amplia molto tra novembre e dicembre, con anomalie tra 2,3 e 3,8 gradi. Sarebbero dei valori che identificano un nino strong.

 

Ricordiamo un’ultima cosa

Cari lettori, El Niño non agisce come un una sorta di pulsante o interruttore, capace di determinare automaticamente il meteo in ogni parte del mondo. Diciamo che modifica alcune connessioni climatiche e le amplifica o le minimizza. Proprio per questo il possibile evento del 2026 rappresenterà un importante banco di prova per capire se effettivamente sarà l’anno più caldo della storia recente della terra, ovvero da circa 150 anni.

 

Credit

  • Copernicus Climate Change Service (C3S)
  • NASA Goddard Institute
  • American Meteorological Society
  • WMO – World Meteorological Organization
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Davide Santini

Davide Santini

Davide Santini, laureato magistrale in Fisica. Dapprima all'Università Alma Mater Studiorum di Bologna e poi all'Università Statale di Milano. Ha effettuato una tesi triennale con il professor Vincenzo Levizzani sui temporali, sulla loro suddivisione e sui fenomeni più violenti. Ha poi approfondito la tesi magistrale, con il professor Maugeri e il professor Miglietta, analizzando la correlazione tra aumento termico della temperatura estiva e probabilità di promontori di alta pressione di matrice subtropicale. Ha collaborato e collabora tuttora con Nimbus, la rivista di meteorologia italiana. Collabora dal 2018 per diverse testate meteorologiche italiane (5 in totale) e in particolare ha una esperienza quinquennale con il sito web Meteo Giornale. Tratta numerose tematiche, tra le quali previsioni a breve, medio e lungo termine; climatologia; cambiamenti climatici; etica ambientale. È esperto di analisi modellistica, di tendenze a lungo termine e analisi di radiosondaggi e profili termici verticali dell'atmosfera. È inoltre insegnante rinomato, dove prepara gli studenti delle superiori e dell'università, idoneo a trattare concorsi pubblici e privati, con professionalità e impegno. Insegna matematica e fisica a tutti i livelli. È divulgatore scientifico e cerca di spiegare, con parole semplici ma mirate, la fisica dell'atmosfera.

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