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Trentatré gradi in acqua, non sulla sabbia. Il 5 agosto 2026 la boa di Sa Dragonera, al largo della costa occidentale di Maiorca, ha registrato 33,02°C, con letture pomeridiane intorno ai 33,2°C. Il dettaglio che rende il dato pesante non è la cifra in sé, ma il posto dove è stata misurata: mare aperto, sensore collocato a circa tre metri di profondità, non una baia bassa o una laguna scaldata dal sole nel giro di poche ore. La stessa boa aveva firmato il precedente primato il 12 agosto 2024, fermandosi a 31,8°C. Due anni dopo, ecco questo salto di oltre un grado e mezzo. Il maggior problema è che ormai ci si sta abituando a leggere queste notizie che iniziano a scivolare via con disinteresse, eppure ne pagheremo le conseguenze con eventi meteo estremi, e poi ci chiederemo perché succedono.

 

Perché il calore accumulato non si smaltisce velocemente

Il Mar Mediterraneo – come tutti i mari – funziona come un accumulatore termico, e in questo sta la differenza sostanziale rispetto all’aria. Una massa d’aria calda si sostituisce in ventiquattro ore con l’arrivo di una boll’aria fredda; l’acqua no. La capacità termica dell’acqua è enormemente superiore a quella dell’atmosfera, e per raffreddare uno strato mescolato che d’estate arriva a venti o trenta metri di spessore serve tempo, servono vento e servono notti lunghe con forte perdita di radiazione infrarossa. Nulla di tutto questo è disponibile prima di ottobre, quando il sole inizia a calare nell’orizzonte, e le ore di sole si riducono.

La stratificazione delle masse d’acqua: in mesi di anticiclone con mare quasi calmo hanno costruito una coperta di acqua superficiale caldissima che galleggia su strati più freddi e più densi, senza mescolarsi. Il vento debole non ha rimescolato il mare, il sole ha continuato a scaldare, e il calore si è concentrato in alto invece di distribuirsi in profondità. È il motivo per cui il primo vento da nord serio non riporterà l’acqua ai valori normali: solleverà acqua un po’ meno calda dal basso, abbassando la temperatura superficiale di qualche decimo di grado, e nella situazione migliore di qualche grado, ma sino a tutto settembre, anche per effetto della forte radiazione solare, non ci sarà un crollo della temperatura marina.

Il quadro d’insieme conferma l’eccezionalità. Il 14 agosto 2026 la media dell’intero bacino ha toccato 28,6°C, nuovo primato giornaliero, mentre luglio si è chiuso come il più caldo mai osservato con una temperatura superficiale media di 27,07°C. Le anomalie rispetto alla climatologia 1991-2020 superano localmente i 4°C, con nuclei fino a 6°C tra Golfo del Leone, Mar Ligure e alto Tirreno. Davanti a Genova l’acqua ha viaggiato per settimane sui 28-29°C (ed ecco perché i temporali da quelle parti, sino alla Toscana nord occidentale sono stati tropicali), attorno alla Sardegna ha sfiorato e talvolta oltrepassato i 29°C, con Cagliari sempre nella fascia più calda. Il settore orientale del Mediterraneo, quest’anno  vive una situazione molto diversa: l’Egeo ed il Mar di Levante restano prossimi alla media, grazie ai venti etesi che da nord rimescolano lo strato superficiale e richiamano acqua fredda dal basso.

 

Benzina per le tempeste

Un mare a queste temperature evapora molto. E l’evaporazione carica l’atmosfera di vapore acqueo, che è la forma in cui il mare consegna all’aria la sua energia: il calore latente, quello che si libera quando il vapore condensa dentro una nube e ne alimenta le correnti ascendenti. Più vapore disponibile, più energia potenziale per i temporali, più pioggia scaricabile in poche ore sulla stessa area. Allo stesso tempo, per ora, però, quel calore si sta trasmettendo nell’atmosfera stabile, e sta contribuendo a rendere l’atmosfera umidissima, così che al caldo che fa, specie in Italia, si somma questa umidità che genera un’afa terribile, con indici di calore superiori ai 40°C.

Il Mediterraneo in questo momento è un serbatoio pieno, tenuto sotto pressione dal coperchio anticiclonico. Finché l’alta pressione persisterà non accade praticamente nulla, anche se nei bacini più a nord, qualcosa inizia a cambiare, e lo abbiamo visto con i violentissimi temporali che si sono avuto nel sud della Francia, in Liguria, ma anche in Toscana e nel Nord Italia.

Va detto che il mare caldo non produce alluvioni da solo. È la configurazione sinottica a generare, insieme al grado di instabilità atmosferica e alla presenza di forzanti dinamiche in quota condizioni meteo avverse, con temporali intensi, o piogge torrenziali. Il mare fornisce la benzina, non la scintilla. Ma con il serbatoio così pieno, anche una piccola scintilla può innescare forti burrasche anche a carattere locale.

 

Un hotspot climatico sotto casa

Il Mediterraneo è considerato uno dei punti caldi del Riscaldamento Globale: un bacino semichiuso, poco profondo rispetto agli oceani, circondato da terre che si scaldano rapidamente, con uno scambio idrico limitato attraverso lo Stretto di Gibilterra. Si scalda più in fretta della media globale, e le proiezioni indicano incrementi superiori ai tre gradi entro fine secolo nello scenario di emissioni di gas serra peggiore. Abbiamo avuto due estati consecutive con nuovi primati di temperatura superficiale, e questo non è solo coincidenza statistica, sono una tendenza. Da qui anche il caldo notturno, con notti tropicali diffuse e addirittura notti super tropicali, per le temperature minime sopra i 25°C.

 

Cosa aspettarsi nelle prossime settimane

I modelli matematici stagionali, con tutta la cautela che il loro grado di affidabilità impone, disegnano un settembre ancora dal sapore estivo, con impronta anticiclonica prevalente e temperature sopra la norma soprattutto sul Mediterraneo occidentale. La svolta atlantica dovrebbe arrivare più tardi, tra fine settembre e ottobre, come indicato nelle tendenze per i tre mesi autunnali e nell’analisi su come si presenteranno settembre, ottobre e novembre in Italia. Un ritardo che, dal punto di vista del rischio, non è una buona notizia: significa acqua ancora caldissima quando arriveranno le prime perturbazioni organizzate.

Nel frattempo l’atmosfera continua a scaldarsi. La nuova fortissima ondata di caldo in rinforzo sull’Italia, con picchi di temperatura previsti oltre i 40°C tra Centro, Sud e Isole Maggiori, prolunga l’accumulo termico proprio nella fase in cui l’insolazione comincia fisiologicamente a calare. E le alterazioni della circolazione generale, dalla Cella di Hadley in espansione allo spostamento della ITCZ, sono forse l’aggravante che genera questi eventi meteo così estremi.

Il Nord Italia ha già sperimentato una prima rinfrescata, con temporali localmente violenti proprio sul contrasto tra aria più fresca in arrivo e superficie marina molto calda. Uno schema che si ripeterà prestissimo, con il Nord-Ovest d’Italia e poi il resto delle regioni settentrionali molto esposte, e più avanti tutti i settori tirrenici.

 

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