Parlare di autunno mentre fuori si suda può sembrare un azzardo. Eppure è proprio adesso, a metà agosto, che i grandi modelli stagionali cominciano a raccontarci qualcosa di sensato sul trimestre settembre-ottobre-novembre. Con tutte le cautele del caso, sia chiaro: le proiezioni a tre mesi non sono previsioni giorno per giorno, ma indicazioni di massima su temperature e precipitazioni rispetto alla norma. Vanno lette così, senza pretendere l’impossibile.

Le due fonti che analizziamo oggi sono di primissimo piano. Da una parte il CFS, ovvero il Climate Forecast System del centro americano NOAA – l’agenzia federale degli Stati Uniti che si occupa di oceani e atmosfera – aggiornato con l’inizializzazione di metà agosto. Dall’altra il modello stagionale di ECMWF, il Centro Europeo per le Previsioni a Medio Termine con sede a Reading e Bologna e Roma, considerato il riferimento mondiale della modellistica. Due approcci diversi. E, come vedremo, anche qualche divergenza interessante.

 

Settembre 2026: l’estate che non vuole mollare

Partiamo dal primo mese. Su questo punto i due centri parlano quasi la stessa lingua: settembre dovrebbe proporsi come una lunga coda della stagione calda, con temperature sopra la media su gran parte dell’Europa e anche sull’Italia. Il CFS disegna anomalie termiche positive nell’ordine di 1°C o 2°C dal Nord al Sud, mentre ECMWF resta un filo più prudente, con scarti compresi tra 0,5°C e 1,5°C. In entrambi i casi, comunque, niente autunno precoce.

Il motivo? Un campo di pressione mediamente più alto del normale tra Scandinavia ed Europa centro-settentrionale, che tende a proteggere il Mediterraneo dalle incursioni fresche. Aggiungeteci mari roventi dopo mesi di caldo – ne abbiamo parlato analizzando il Mediterraneo ardente di queste settimane – e il quadro è servito. Acqua calda significa energia disponibile.

Sulle piogge, qualche sfumatura in più. Il modello americano vede un deficit di precipitazioni sul Nord Italia e sull’arco alpino, con qualcosa in più invece sull’estremo Sud e sulla Sicilia. L’europeo conferma la tendenza a un settembre più generoso di piogge sul versante meridionale e adriatico della Penisola. Attenzione però: in un contesto del genere, con mari così caldi, quando l’instabilità riesce a pungere lo fa spesso con temporali violenti e grandinate. Poca pioggia media non vuol dire pioggia tranquilla, anzi.

 

Ottobre 2026, il mese della svolta atlantica

Ed eccoci al cuore della questione. Ottobre è il mese in cui i due modelli cominciano a raccontare storie in parte diverse, ed è anche il mese potenzialmente più delicato per il nostro Paese.

Il segnale più forte arriva da ECMWF: una vistosa anomalia negativa di pressione centrata tra l’Atlantico e le Isole Britanniche, con propaggini fin sul Mediterraneo. Tradotto dal linguaggio delle mappe: depressioni più frequenti del normale, flusso perturbato occidentale in rimonta, autunno che entra in scena sul serio. Uno schema che storicamente – pensiamo agli ottobre piovosi del passato recente, il 2018 e il 2020 su tutti – porta piogge abbondanti sulle regioni tirreniche e sul Nord-Ovest, con la Liguria e città come Genova e Milano in prima fila quando le perturbazioni atlantiche incontrano un mare ancora caldissimo.

Il CFS americano, va detto, è meno convinto. Nella sua ultima emissione mensile insiste su un deficit di precipitazioni proprio sul Nord Italia e sull’area alpina in ottobre, come se l’alta pressione riuscisse ancora a difendersi, spostando il surplus di piogge più a Sud, verso la Spagna meridionale e il basso Mediterraneo. Chi ha ragione? Presto per dirlo. Quando i modelli divergono così, la lezione è una sola: la data del cambiamento può slittare, e conviene aggiornare l’analisi a ogni nuova emissione.

Sul fronte termico, invece, poche sorprese: entrambi i centri vedono un ottobre nel complesso mite, con anomalie positive contenute sull’Italia e più marcate sull’Europa occidentale. Il modello americano intravede semmai qualche parentesi più fresca sul medio Adriatico e al Sud, legata verosimilmente a discese d’aria orientale di breve durata.

 

Novembre 2026: piogge in aumento e clima ancora mite

Chiusura di trimestre con l’autunno finalmente nel pieno delle sue funzioni. Su novembre i segnali tornano a convergere: ECMWF mantiene pressioni sotto la media su gran parte del continente, dalle Isole Britanniche all’Europa centrale, e precipitazioni sopra la norma su una vasta fetta di territorio che include il Nord Italia e le regioni centrali. Il CFS, dal canto suo, sposta il surplus pluviometrico soprattutto sul versante adriatico, sui Balcani e su parte del Centro-Sud.

Insomma, comunque la si giri, novembre si candida a essere il mese più piovoso e dinamico del trimestre. Con temperature che restano sopra la media – lievemente secondo l’europeo, in modo più deciso sul Sud e sulle Isole Maggiori secondo l’americano – e quindi con piogge quasi sempre a carattere liquido fino a quote alte. Chi aspetta la neve sull’arco alpino a quote medio-basse dovrà probabilmente pazientare.

 

Cosa aspettarsi, in concreto

Proviamo a tirare le fila senza forzare i dati. Il trimestre autunnale 2026 dovrebbe aprirsi con un settembre dal sapore estivo, non molto diverso dal finale d’agosto che stiamo vivendo tra caldo intenso e temporali in agguato. Poi, tra ottobre e novembre, la porta atlantica dovrebbe aprirsi progressivamente, con piogge in aumento prima sul versante occidentale e settentrionale, poi un po’ ovunque, da Roma in giù comprese.

Il vero sorvegliato speciale resta il mare. Un Mediterraneo con temperature superficiali da record è un serbatoio di vapore ed energia: quando le prime saccature autunnali affonderanno sul bacino, il rischio di fenomeni intensi – nubifragi, alluvioni lampo, temporali autorigeneranti – salirà in modo fisiologico. È il copione degli ultimi autunni, e nulla nelle mappe attuali suggerisce un copione diverso. Le proiezioni stagionali, ripetiamolo, vanno prese per quello che sono: una bussola, non un navigatore. Ma la direzione, per ora, sembra tracciata.

 

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