Nessun allarmismo: una premessa necessaria

Parliamo dell’ondata di calore, anche perché stanno emergendo proiezioni che fanno preoccupare abbastanza. Ora, il termine preoccupazione può apparire fuori luogo, può sembrare allarmismo, ansiogeno nei confronti di chi il caldo lo sta soffrendo. Noi stiamo commentando dei modelli matematici e non possiamo omettere ciò che quei modelli matematici prospettano: se lo facessimo, eviteremmo di scrivere.

Innanzitutto, si tratta di previsioni dei modelli matematici che vanno confermate. Questo crea una via d’uscita e, in ambito ansiogeno, la speranza che simili scenari – laddove fossero estremamente fastidiosi – possano essere considerati da confermare ben più di quanto lo siano mediamente. Mi spiego meglio: le previsioni meteo sono sempre tutte da confermare, ma in questo caso il fatto stesso che siano da confermare dovrebbe teoricamente offrire una maggiore speranza che l’evento non si verifichi. So che è un concetto abbastanza contorto, tuttavia va considerato.

Per costruire questo articolo mi sono avvalso di più modelli matematici, principalmente il modello matematico europeo, noto come ECMWF, di cui ho verificato anche la corsa intermedia delle 06Z oltre a quella principale delle 00Z. Qui però non bisogna mai andare a caccia dell’ultimissimo aggiornamento: serve una veduta d’insieme, altrimenti, soprattutto dopo alcuni giorni di validità, non si ottiene una previsione ma un caos. Le proiezioni dei modelli matematici vanno mediate, cioè occorre una visione complessiva della tendenza meteorologica nei giorni, osservando i vari flussi delle correnti e valutando come venga eventualmente eroso questo maledetto Anticiclone Africano che ci assilla da maggio e che si era già mostrato una prima volta verso la fine di febbraio, per restituirci condizioni atmosferiche decisamente più affini al periodo dell’anno.

 

Dieci giorni di calura che scavalcano l’inizio di settembre

Dopo tutta questa premessa, andiamo al punto. Ciò che emerge è il rischio di una lunga ondata di calore che si espanda addirittura ai primi giorni di settembre: stiamo parlando di altri dieci giorni di temperature elevatissime per le regioni centrali e meridionali, Sardegna e Sicilia, con particolare riferimento alle due Isole maggiori e al Sud Italia, viste le massime che si raggiungono in alcune località. C’è di più: ci sarà un’accentuazione della calura e un aumento della temperatura, per giunta associati a un incremento del tasso di umidità. La rimonta furiosa del promontorio subtropicale è ormai un dato acquisito da più centri di calcolo.

Penso quindi che sia opportuno non limitarsi alle temperature, ma definire anche un parametro che da noi non è molto utilizzato: quello dell’indice di calore, il calore percepito. Laddove ci saranno temperature elevate con tasso di umidità consistente, la temperatura avvertita dal corpo sarà ben più alta di quella misurata dal termometro.

 

La temperatura percepita

Questo aspetto in Italia viene assolutamente trascurato. Per ragioni deontologiche? Oppure, diciamo così, perché esiste una cultura meteorologica molto basilare? Sta di fatto che molti mass media hanno utilizzato le temperature percepite spacciandole per temperature realmente misurate. È come andare a leggere il termometro della farmacia dietro l’angolo, che sta tutto il giorno sotto il sole, e annunciare che ci sono 50°C. Oppure fidarsi di quello di un’automobile lasciata in pieno sole.

Il discorso è che la temperatura percepita è un altro parametro, redatto da formule di calcolo matematico. La temperatura misurata dai termometri delle stazioni meteorologiche secondo i criteri del WMO, invece, è un rilevamento univoco: non c’è alternativa, si misura esclusivamente con determinate caratteristiche di stazione e in un determinato punto.

 

Un’unica onda con pulsazioni verso l’alto

Tornando al caldo, questi dieci giorni di calura che si palesano sia con il centro meteo europeo sia con quello americano configurano una sorta di unica onda con pulsazioni verso l’alto: non posso definirla diversamente. Attenzione però, perché una novità eclatante, e non credo sia trascurabile, è che una parte del Paese ne resterà abbastanza fuori.

Parlo delle regioni settentrionali, in parte anche della Toscana e, molto meno, dell’Emilia-Romagna, che invece soffre moltissimo dei venti di caduta dall’Appennino e vive quindi una condizione adiabatica, cioè di schiacciamento dell’aria verso i bassi strati con conseguente surriscaldamento. Soffriranno un po’, a mio avviso, anche alcune aree pianeggianti del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, ben più del settore nord-occidentale che in questo caso risulta estremamente protetto: sulla Francia transiteranno perturbazioni destinate a disturbare assai di frequente il tempo sul Nord-Ovest e poi sul settore alpino. Ci saranno dunque temporali e precipitazioni che attenueranno la spinta di queste masse d’aria comunque calde, capaci di raggiungere anche le regioni del Nord, Nord-Ovest compreso. A Milano e a Bologna la differenza rispetto a Roma, Palermo e Cagliari si misurerà in molti gradi.

 

Il rovescio della medaglia: temporali particolarmente violenti al Nord

Purtroppo va anche detto che questo continuo pulsare di aria calda verso settentrione funziona come una pompa che alimenta gli impulsi di aria instabile in transito sulle regioni settentrionali, creando il rischio di temporali particolarmente violenti, capaci di procurare danni molto ingenti. Ne abbiamo già parlato in un altro articolo.

Tutto il periodo che va verso i primi giorni di settembre viene visto con instabilità atmosferica e questo, per il Nord, è un fatto positivo. C’è però l’aggravante: quel contributo di aria calda che risale da meridione viene catturato dagli impulsi instabili, ne diventa energia ed entra in contrasto con l’aria più fresca e umida proveniente da ovest. È lo schema che scatena i fenomeni estremi, più ancora del semplice transito delle perturbazioni sul Nord Italia, aree perturbate e temporalesche di cui abbiamo scritto altrove.

 

Un caldo inedito per settembre, almeno dal dopoguerra

Il rischio, per quanto riguarda questa calura, è che si configuri una situazione di caldo inedito per settembre, perlomeno dal dopoguerra in poi. Da allora non abbiamo avuto ondate di calore paragonabili a quelle che si prospettano, se non nel settembre 1946. Allora però il caldo interessò brevemente anche il Nord Italia: fu intenso, ma non feroce come quello registrato durante il mese di agosto. Fu invece spietato sul Centro Sud, in Sardegna e in Sicilia, dove si toccarono anche 45°C nelle poche stazioni meteorologiche attive all’epoca, subito dopo la guerra.

I modelli matematici ci dicono anche quali potrebbero essere le temperature estreme, e si parla di picchi di 45°C in diverse località distribuite tra Sardegna, Sud Italia e Sicilia. Le ultime elaborazioni indicano che questi eventi estremi si manifesteranno già nella settimana che comincia adesso, con possibile replica nella settimana successiva. Località interne come quelle del Napoletano e le conche del Centro vicino a Firenze resteranno le più esposte.

Rimango sostanzialmente senza parole nel commentare questi modelli matematici: stavolta non me l’aspettavo, pur temendo che si potesse concretizzare. I modelli matematici stagionali, quelli a lunghissimo termine, indicavano una riduzione della calura anche al Sud Italia nella prima decade di settembre: a questo punto stanno tendenzialmente fallendo, cosa peraltro possibile. Anche la previsione del primo periodo di settembre va comunque confermata, perché qui parliamo di proiezioni che superano i dieci giorni di validità e arrivano addirittura a due settimane. Andiamoci cauti, dunque, ma di caldo estremo si parla.

 

Cambiamento climatico sì, El Niño no

Tutto questo non significa che il caldo estremo sia dovuto al fatto che il clima è cambiato: diciamo piuttosto che è una situazione facilitata dal Riscaldamento Globale. Non è neppure correlata con El Niño, di cui si è parlato tanto, si parla adesso e si parlerà parecchio nei prossimi mesi: non ha nulla a che vedere con quanto sta accadendo. Ricordiamoci che già da mesi vediamo correnti fresche scendere nell’Atlantico orientale al largo dell’Europa, facendo da apripista ai flussi provenienti dal Nord Africa verso la nostra Penisola e la Penisola Iberica. L’Europa occidentale, in questo modo, ha collezionato i record di calura estrema.

C’è invece da dire che l’Europa orientale sta chiudendo benissimo la stagione estiva, con temperature nella media e persino sotto la media: buon per loro, e teniamone conto, perché è un aspetto molto importante. Il fatto che in alcune aree si registrino ancora oggi temperature sotto la norma significa che può capitare anche a noi. Ovviamente – in questi anni – non abbiamo questa fortuna, e va detto che quelle temperature sotto la media corrisponderebbero alle medie di un tempo, quelle degli anni Sessanta e Settanta, che da noi non esistono più.

A volte ci si dimentica, che non tutto il pianeta segna nello stesso momento valori sopra la norma: ci sono aree sensibilmente sopra la media e altre sensibilmente sotto. Va però considerato che le medie climatiche, nel corso degli anni, sono cambiate e sono cresciute, e vengono aggiornate ogni dieci anni. Se facessimo i confronti con gli anni Sessanta, l’anomalia negativa risulterebbe meno rilevante di come appare, ad esempio, nelle cartine di previsione.

 

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