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Settembre 1946, l’ondata di caldo più estrema mai registrata in Italia

L’ondata di caldo più estrema mai registrata in Italia a settembre resta quella del 5-9 settembre 1946, con picchi ufficiali fino a 45,5°C e numerosi record mensili, in alcuni casi persino assoluti, ancora imbattuti dopo ottant’anni. Altre ondate significative ci sono state nel 1949 al Centro-Nord, nel 1987, il settembre più caldo in media nazionale, nel 1988 e in anni recenti, con nuovi record mensili al Nord nel 2024. Nessuna, però, ha eguagliato i picchi del 1946 nelle stazioni ufficiali dell’Aeronautica Militare.

Settembre è un mese di transizione, sospeso fra l’inerzia termica dell’estate e le prime manovre autunnali. Le irruzioni di aria sahariana, quando l’anticiclone africano si salda allo scirocco, possono però produrre valori da piena estate. Le medie climatiche della prima decade si collocano intorno ai 25-28°C al Nord Italia e ai 28-32°C al Sud; i 40°C e oltre sono quindi eccezionali, non semplicemente anomali. Il meccanismo è sempre lo stesso: una massa d’aria già rovente all’origine viene trascinata verso il Mediterraneo e, scendendo dai rilievi verso le pianure, si riscalda ulteriormente per compressione. È la stessa dinamica che ritroviamo nelle ondate di calore più recenti, quelle che mettono in discussione i primati storici.

 

L’ondata del settembre 1946: l’evento di riferimento

Una profonda depressione atlantica, con minimo intorno ai 990 hPa a ovest dell’Irlanda, ha richiamato masse d’aria caldissima dal Sahara sul Mediterraneo centrale. I giorni di picco furono il 5-9 settembre, dopo un’altra ondata già intensa nella seconda metà di agosto. L’evento colpì soprattutto il Centro-Sud, la Sardegna, la Sicilia e i Balcani, in una configurazione che oggi riconosceremmo al primo sguardo su una mappa.

Le temperature ufficiali delle stazioni dell’Aeronautica Militare raccontano un’intensità che ancora impressiona, con molti record mensili di settembre tuttora validi:

  • Foggia: 45,5°C, record assoluto della stazione aeroportuale, ancora imbattuto.
  • Palermo Boccadifalco: 41,2°C, record mensile di settembre.
  • Roma Ciampino: 40,0°C, record mensile di settembre.
  • Brindisi Casale: 39,6°C.
  • Cagliari Elmas, Termoli e Santa Maria di Leuca: 39,0°C.
  • Cozzo Spadaro: 38,0°C, record mensile.
  • Napoli Capodichino: 37,6°C, record mensile.
  • Enna: 37,4°C, record mensile.
  • Capo Carbonara e Latronico: 37,0°C, record mensili.
  • Ustica: 36,8°C, record mensile.
  • Potenza: 38,2°C, record assoluto della stazione.

A Sassari si parla di circa 45°C, misurati però dalla stazione della Facoltà di Agraria. Nei Balcani la fiammata produsse 41,8°C a Belgrado e 37,7°C a Sarajevo. L’intensità fu tale che molti di questi valori restano i più alti mai misurati a settembre in quelle località, nonostante il Riscaldamento Globale degli ultimi decenni abbia alzato di parecchio l’asticella delle medie.

 

Settembre 1949: caldo intenso al Centro-Nord

Nella prima decade si registrò un’ondata notevole sulle regioni centro-settentrionali, con un baricentro molto più spostato verso la Val Padana rispetto al 1946:

  • Firenze Peretola: 38,2°C, valore riportato dai giornali dell’epoca, mentre il dato ufficiale si ferma a 36,6-36,7°C.
  • Pisa San Giusto: 36,4°C.
  • Genova Sestri: 36,0°C.
  • Bologna Borgo Panigale: 34,8°C.
  • Parma: 34,4°C.
  • Padova: 34,0°C.
  • Bolzano: 33,3°C.

Questo evento è considerato il più rilevante per il Nord e il Centro Italia dopo il 1946.

 

Settembre 1987: il più caldo in media nazionale

È il settembre con l’anomalia termica più alta della serie storica italiana, circa +2,3°C rispetto alle medie 1991-2020. Fateci caso, è la stessa temperatura prospettata da ECMWF nelle previsioni stagionali, ciò a dimostrazione che 2°C in una media nazionale mensile sono un’enormità. Il caldo fu prolungato, con una fase intensa a metà mese e un nuovo picco negli ultimi giorni. A Catania si arrivò fino a 39,4°C il 28 settembre; a Palermo i valori si assestarono intorno ai 38-38,8°C a fine mese, mentre il Centro viaggiava sui 36-37°C e la Val Padana sui 33-34°C. Al Sud si toccarono anche 41°C a Catania, secondo altre fonti relative a quel periodo o al 1988. Il 1987 resta il riferimento per le medie mensili, superato solo di poco da alcuni anni recenti in classifica parziale.

 

Altri eventi notevoli

  • 1988: caldo intenso al Sud e sulle Isole Maggiori. Record a Catania Fontanarossa intorno a 41,4°C e a Palermo Punta Raisi con 40,6°C. Milano Brera salì a 34,5°C il 6 settembre.
  • 2011: settembre molto caldo, in particolare al Nord, con un record a Torino da una serie lunghissima e anomalia elevata.
  • 1° settembre 2024: numerosi nuovi record mensili al Nord, prolungamento dell’ondata di fine agosto. Treviso 35,2°C, Udine 35°C, Verona 34,8°C, Brescia 35,1°C all’osservatorio Pastori con il primato del 1997 battuto, Milano Linate 34°C, Torino Caselle 32,7°C, Firenze intorno a 37,8°C. Molte stazioni della rete ufficiale hanno superato i propri primati settembrini.
  • 2022 e 2023: due mesi fra i più caldi in media, con il 2023 terzo o quarto della serie e il 2022 decisamente anomalo. Picchi localizzati, però, mai ai livelli del 1946.
  • 2025: nono settembre più caldo dal 1950, con anomalia di circa +1,2°C e fasi calde prive degli estremi di ottant’anni prima.

Settembre 2026 verso una nuova anomalia calda

Il quadro attuale si inserisce esattamente in questa traiettoria. Dopo un agosto 2026 prossimo alla chiusura nel segno del caldo intenso e di ripetute rimonte dell’anticiclone africano, le proiezioni mensili di ECMWF collocano il settembre 2026 sopra la media climatica, con scarti che in alcune aree superano i 2°C. Un valore che, se confermato, avvicinerebbe questo mese ai riferimenti storici del 1987 in termini di anomalia media, pur senza implicare automaticamente il ritorno dei picchi assoluti del 1946. Sono due grandezze diverse e vanno lette come tali.

Il rischio di un mese molto caldo, insomma, resta concreto anche se le previsioni prospettano fasi temporalesche diffuse a più riprese su molte regioni italiane, dal Nord alla Penisola alla Sardegna e alla Sicilia. I due elementi non si escludono. I temporali derivano dalla decadenza stagionale naturale, cioè dal progressivo accorciamento delle giornate e dal raffreddamento delle quote superiori, e dai contrasti termici con un mare eccezionalmente caldo. È proprio quel calore accumulato nel bacino a mantenere alte le temperature notturne e a rendere più violenti i rovesci quando l’aria atlantica entra in scena. Il Mediterraneo restituisce energia per settimane, non per giorni, e i modelli matematici lo segnalano con chiarezza nelle proiezioni sul primo cedimento dell’anticiclone e nelle previsioni sulle fasi temporalesche attese all’avvio della stagione.

 

I mesi di settembre più caldi in media nazionale restano dunque il 1987, seguito da annate recenti come 2023, 2022 e 2011. I record di picco giornaliero, invece, appartengono ancora in gran parte al 1946, in parte al 1949 e al biennio 1987-88, perché le ondate moderne, pur più frequenti, non hanno sempre raggiunto gli stessi estremi nelle medesime stazioni ufficiali durante il nono mese dell’anno. È una distinzione che vale la pena tenere a mente ogni volta che si leggono le proiezioni: le medie salgono con continuità, per settembre, i massimi assoluti no. Ma salire sopra il podio di quel 1946 ormai è una questione di pochi anni, perché l’attuale ondata di calore sta succedendo ad una distanza di soli 10 giorni dai giorni in cui avvenne quella del 1946.

 

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