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una supercella in zona di Cremona. Immagine solo rappresentativa, generata con la IA.

Nei giorni scorsi si è letto ovunque di una tromba d’aria che avrebbe devastato il cremonese, accompagnata da grandinate distruttive. I rilievi disponibili al momento, però, non segnalano fenomeni vorticosi nella zona. È molto più probabile che a colpire siano state raffiche discendenti violentissime, quelle che in gergo si chiamano downburst: aria che invece di girare intorno a un asse crolla verticalmente dal temporale e si apre a raggiera appena tocca terra.

Chiarirlo non serve a ridimensionare nulla, semmai il contrario. Una raffica discendente cattiva può fare più danni di un tornado debole o moderato, perché dura di più e copre più superficie: ha semplicemente più tempo e più spazio per distruggere.

 

Il temporale che gira come una trottola

C’è un particolare che cambia la prospettiva. Quei danni sono stati provocati da una supercella, cioè un temporale enormi che ruota su sé stesso come fosse una trottola. Quel pomeriggio in Val Padana vi erano diverse supercelle, vari comuni sono stati interessati, una ha sfiorato Milano, un’altra ha colpito in pieno Cremona con i danni che tutti avete visto. Le supercelle sono le più insidiose, perché la cortina d’acqua nasconde alla vista tutto quello che accade al loro interno.

Il cuore rotante di questi temporali distribuisce le correnti che scendono in modo particolare, sventagliandole intorno all’asse di rotazione. Una parte della pioggia precipita davanti al temporale, un’altra passa dietro al centro della rotazione e ne esce di lato, alimentando quel muro d’aria che arriva prima dell’acqua e fa sbattere le persiane. Chiunque abbia visto avvicinarsi un temporale estivo conosce quella folata improvvisa che solleva polvere e foglie: è la stessa cosa, moltiplicata per dieci.

 

Perché quelle raffiche non erano raffiche qualunque

Nei temporali ordinari la corrente che scende si raffredda perché la pioggia evapora, diventa più pesante dell’aria circostante e precipita. Il 28 agosto il meccanismo dominante è stato con ogni probabilità un altro, o quantomeno molto più complesso.

Contava innanzitutto il peso: quando dentro una nube si accumulano quantità esagerate di acqua e ghiaccio, quella massa trascina l’aria verso il basso per semplice gravità, come un ascensore che scende con il carico al completo. Contava poi la rotazione: un temporale che gira crea al proprio interno differenze di pressione atmosferica notevoli, e sul lato posteriore della corrente ascendente queste differenze spingono attivamente l’aria verso il suolo. Non è aria che cade, è aria che viene spinta giù.

L’umidità di quel pomeriggio, del resto, era tale che si sudava restando fermi all’ombra. In condizioni simili l’evaporazione raffredda poco, perché l’aria è già satura. Eppure le raffiche di vento sono arrivate lo stesso, e sono arrivate durissime, proprio perché la loro origine non era soltanto termica. Un aspetto che ritorna spesso negli episodi analizzati nell’approfondimento su temporali estremi, supercelle e grandine gigante.

Va aggiunto un terzo ingrediente, forse il più sottovalutato. Le supercelle nascono dove il vento cambia molto rapidamente salendo di quota, e in queste situazioni a 2 o 3 chilometri di altezza soffiano già venti fortissimi. Se la corrente discendente riesce a fare da ponte fra quella quota e il suolo, porta giù il vento che c’era lassù, quasi senza attenuarlo. È come prendere una corrente d’alta quota e scaraventarla sui tetti delle case.

Cremona sotto il temporale con grandine.

Una martellata invece di una falciata

Qui sta la differenza che spiega le fotografie arrivate dal cremonese. Le raffiche prodotte dai grandi sistemi temporaleschi allineati, quelli che attraversano intere regioni, si distribuiscono su fasce larghissime e producono una lunga falciata di vento. La corrente discendente di una supercella, invece, è compatta e concentrata: scarica un’enorme quantità di energia su un’area ristretta.

Al momento dell’impatto al suolo si producono allora un’accelerazione improvvisa, una spinta orizzontale che si apre in tutte le direzioni e un massimo di vento estremamente localizzato. Danni concentrati, ma disastrosi. È la differenza fra rovesciare un secchio d’acqua sul pavimento e puntarci contro un’idropulitrice: la quantità è la stessa, l’effetto non ha nulla a che vedere.

Questo spiega anche l’aspetto che più ha colpito chi ha percorso le strade di campagna il giorno seguente. Lungo il tragitto di una supercella, specie quelle che percorrono decine di chilometri come accaduto il 28 agosto, si trovano nuclei di danno severissimo alternati a zone quasi risparmiate. Filari di pioppi spezzati per duecento metri e, poco più avanti, alberi intatti. Non è casualità, è la firma tipica di una raffica discendente concentrata. Se poi ci si mette anche la grandine di grosse dimensioni, il conto sale in verticale.

 

Perché la distinzione conta davvero

Stabilire se si è trattato di vortice o di raffica discendente non è un esercizio da accademici. Cambia il modo in cui si valuta la resistenza degli edifici colpiti, cambia la ricostruzione dei danni, cambia soprattutto il modo in cui va comunicata l’allerta alla popolazione. Un vortice arriva stretto e riconoscibile, una raffica discendente arriva larga e silenziosa, spesso nascosta dietro una cortina di pioggia e grandine che impedisce di vederla avvicinarsi.

Resta il limite previsionale, che è bene dire chiaramente. I modelli matematici riescono a individuare le giornate e le aree a rischio, non il punto esatto dove una corrente discendente si scaricherà. Il margine utile si misura in ore, a volte in minuti, non in giorni, e nemmeno gli strumenti più raffinati riescono a fare di meglio.

Il Nord Italia resta l’area dove questi meccanismi trovano il combustibile migliore, tra un Mar Mediterraneo troppo caldo e una pianura che trattiene calore e umidità come un catino. Le prospettive per le prossime settimane sono descritte nell’analisi sulle nuove supercelle attese a settembre, in Alta Pressione, ma ci saranno temporali e supercelle e nella tendenza sui temporali tra martedì 1 e mercoledì 2 settembre.

 

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