Le notizie su El Niño circolate nelle ultime settimane sono sostanzialmente corrette e allineate con le comunicazioni ufficiali di settembre 2026. Non è allarmismo: è la sintesi di ciò che NOAA, WMO e i principali modelli matematici stagionali stanno dicendo in questi giorni. In Italia se ne parla, ci sono soprattutto certe categorie aziendali allarmate, questo si debe dire. C’è chi teme conseguenze in ambito agricolo, un settore estremamente esposto al tempo atmosferico. Ma parliamoci chiaro, dopo l’estate 2026, gran parte degli italiani, e gli abitanti dell’Europa occidentale, questi stanno vivendo altre giornate di caldo assurdo, vivono preoccupate per il futuro, e El Niño non rassicura di certo. Eppure, lo ricordo, l’influenza in Europa e Italia è indiretta, ma allo stesso tempo, genera caos nelle teleconnessioni, che sono onde atmosferiche, quindi si accentuerà il meteo estremo.
Cosa dicono davvero i numeri
Il Climate Prediction Center della NOAA, nel diagnostic discussion del 10 settembre 2026, conferma:
- El Niño è in atto e in rafforzamento.
- Probabilità superiore al 90% di un evento very strong (molto forte) nell’autunno e nell’inverno boreale 2026-27.
- Per il trimestre ottobre-dicembre 2026, probabilità del 75% di un evento “storico”: un valore RONI a tre mesi di +2,5°C o più, cioè superiore a tutti gli episodi di El Niño dal 1950.
Attenzione alla distinzione tra indici, perché i titoli a volte li confondono:
- L’indice convenzionale Niño 3.4 (settimanale) è intorno a +3,0°C a metà settembre: già al livello dei grandi eventi del 1997-98 e del 2015-16, e in anticipo sul loro picco tipico.
- Il RONI (Relative Oceanic Niño Index), usato dalla NOAA per la classificazione ufficiale, sottrae il riscaldamento di fondo dei Tropici. Su questa scala l’evento è ancora “solo” molto forte, ma i modelli matematici lo vedono in corsa per superare il record relativo (1982-83).
I due numeri non si contraddicono: l’Oceano è eccezionalmente caldo in valore assoluto; rispetto al resto dei Tropici, già riscaldati dal Cambiamento Climatico, l’anomalia “pura” di El Niño è un po’ più bassa, ma comunque enorme.
La WMO ha definito questa previsione “inequivocabile”: probabilità vicina al 100% che El Niño resti attivo almeno fino a febbraio 2027. Le acque calde equatoriali si vedono già con chiarezza nelle mappe delle anomalie termiche superficiali.
Effetti: certi in alcune regioni, incerti in Italia
El Niño non “comanda” il tempo locale, ma sposta le probabilità, soprattutto tramite le teleconnessioni che sono onde atmosferiche, o spesso chiamati indici di comportamento del clima, un esempio, può essere la NAO, AO, per noi europei.
Segnali più robusti (secondo gli eventi analoghi e i modelli matematici attuali):
- siccità e rischio incendi in Indonesia e in parte del Sud-Est asiatico;
- siccità in Africa australe proprio nella stagione delle piogge (dicembre-febbraio);
- piogge intense e rischio alluvioni in parte del Sud America occidentale e nel Corno d’Africa;
- stagione degli uragani atlantici più debole, Pacifico orientale più attivo.
Europa: il segnale esiste, ma è più debole e filtrato da NAO, Vortice Polare e QBO. Per l’Europa nord-occidentale (Isole Britanniche, Francia atlantica, Benelux) molti modelli matematici indicano un autunno e un inizio d’inverno più umidi e perturbati, con la corrente a getto spostata. Non è la garanzia di un “inverno da record di pioggia”, ma una delle probabilità.
Italia e Mediterraneo. Qui il quadro è prospetta una influenza meno diretta e molto più variabile. Da solo, El Niño non dice se l’inverno italiano sarà mite e piovoso, nevoso sulle Alpi o segnato da irruzioni fredde, contano:
- lo stato del Vortice Polare (un eventuale Stratwarming può ribaltare lo schema);
- la fase della NAO;
- la posizione dell’Anticiclone atlantico.
- ingerenze dell’Anticiclone africano.
In alcuni El Niño forti il Mediterraneo ha registrato più precipitazioni invernali (jet subtropicale più a sud); in altri no. Le analogie con il 1986-87 o con il 2015-16 non sono una previsione.
Cosa scrive Hausfather su Nature
Il commento di Zeke Hausfather pubblicato su Nature il 22 settembre 2026 si intitola The worst El Niño in recorded history is brewing – here’s how governments must prepare.
Il punto non è “l’inverno italiano sarà così”, ma la preparazione nei settori già esposti:
- semine e varietà resistenti alla siccità in Africa australe (la stagione agricola parte a ottobre);
- prevenzione degli incendi sulle torbiere indonesiane;
- scorte idriche e alimentari, sistemi di allerta, assistenza sanitaria per ondate di calore e fumo.
Hausfather sottolinea che un evento così forte aumenta le probabilità degli impatti tipici, ma non li rende certi ovunque. Il riscaldamento rende comunque le temperature globali associate a questo El Niño più alte rispetto a quelle del passato.
In sintesi
Sì: El Niño 2026-27 è reale, già molto intenso e ha un’alta probabilità di entrare nella storia delle osservazioni moderne.
No: non è un oracolo per l’autunno-inverno italiano: per l’Italia restano decisive le previsioni mensili e stagionali europee (ECMWF, Met Office, Copernicus), da aggiornare mese per mese, non un singolo indice del Pacifico. E poi le stesse da confermare. Sotto certi aspetti, non mi piace questa incertezza perché crea maggior caos nelle previsioni a lungo termine, probabilmente, con estremi meteorologici più acuti.
Siccità in Italia ed il Pacifico
El Niño non è il motore principale della siccità italiana e, da solo, non la aggrava in modo automatico. Per l’Italia il rischio idrico dei prossimi mesi dipende da tre fattori insieme: il deficit già accumulato, il caldo (che alza evapotraspirazione e quota neve) e come arriveranno le piogge autunnali e invernali. Il Pacifico sposta le probabilità, ma non decide – per dirla con chiarezza – il livello del Po.
Da dove partiamo: l’Italia è già spaccata in due
A fine settembre 2026 il Paese non vive una siccità uniforme.
Nord Italia. L’estate è stata caldissima, da record con un pesante deficit idrologico. Tra metà giugno e fine agosto il distretto del Po è rimasto in crisi per circa due mesi: portate basse, laghi in calo, cuneo salino nel Delta. A metà settembre l’Autorità di bacino ha allentato il livello di severità, ma le scorte restano fragili. Nei report ANBI di settembre il Lago Maggiore è ancora il punto più debole (riempimento intorno al 28-33%), le riserve lombarde sono circa il 22% sotto media e a Pontelagoscuro (Ferrara) il Po resta sotto i valori tipici del periodo.
Centro-Sud Italia e Isole maggiori. Gli invasi sono in condizioni molto migliori rispetto al 2025, grazie ai cicloni (ovvero basse pressioni tansitate e i tanti temporali) dei primi mesi del 2026: in Sicilia, a metà settembre, si contano circa 443 milioni di metri cubi, uno dei dati migliori del ventennio. Puglia e Basilicata hanno scorte ancora utilizzabili. Resta però una siccità da bilancio idro-climatico (SPEI) su Abruzzo, nord della Puglia e della Basilicata, coste di Sicilia e Sardegna: non perché manchi l’acqua negli invasi, ma perché caldo ed evapotraspirazione hanno bruciato l’umidità del suolo.
A inizio settembre l’European Drought Observatory segnalava ancora condizioni di alert sul Nord Italia. Non è il 2022, ma quest’area entra in autunno con un margine basso.
Cosa fa davvero El Niño alle piogge italiane
Il segnale storico non è lineare. Non ci possiamo rifare alle situazioni del passato per avere informazioni sul futuro. Abbiamo fatto delle statistiche su questo, e l’esito è caotico.
Negli El Niño forti, in inverno, la circolazione europea può somigliare a una NAO negativa: jet più a sud, più perturbazioni sul Mediterraneo occidentale. Sulla Penisola Iberica e, a volte, sul versante tirrenico italiano questo si traduce in più precipitazioni, non in meno. Il Nord Italia, con le Alpi e la Pianura Padana, resta più incerto: può ricevere pioggia atlantica, oppure restare in ombra se le depressioni passano troppo a sud. Ovviamente, non possiamo dare risposte su eventuali nevite padane, essendo queste ormai in archiviazione in ambito di media decennale.
Il JRC, nell’analisi anticipatoria dell’evento 2026-27, colloca l’Europa in condizioni quasi neutre per le precipitazioni, con un possibile flip rispetto allo schema classico: autunno più caldo del solito e segnale umido più visibile sul Mediterraneo occidentale, mentre il riscaldamento si intensifica verso la primavera 2027.
Le previsioni stagionali Copernicus/ECMWF di settembre vanno nella stessa direzione:
- temperature sopra media su tutta l’Italia da ottobre a febbraio;
- precipitazioni più probabilmente sopra o intorno alla media su Europa meridionale e occidentale in autunno, con incertezza alta sull’Italia;
- inverno con piogge irregolari: fasi bagnate alternate a pause asciutte, non un trimestre strutturalmente secco.
Tradotto: El Niño non punta a una siccità meteorologica invernale in Italia. Se c’è una tendenza, va verso più pioggia, soprattutto tra tardo autunno e inizio inverno, in particolare sul Tirreno, sul Nord-Ovest Italia e sulle Isole maggiori, se le depressioni scendono su un Mediterraneo ancora caldo. La notizia sulla pioggia è molto rassicurante, ma non ne abbiamo certezza.
Perché la siccità può restare, o peggiorare, anche con più pioggia
Qui sta il punto utile per la gestione idrica.
- Il caldo resta il moltiplicatore
Un trimestre con piogge nella media e temperature 1°C sopra media può chiudere in deficit di bilancio idrico. L’evapotraspirazione di suoli, laghi e colture cresce; la neve cade più in alto e fonde prima. Il JRC avverte proprio di questo per un El Niño inedito: in Europa il segnale termico può essere più chiaro di quello pluviometrico. - Conta la forma della pioggia, non solo il totale
Su un Mediterraneo ancora molto caldo, le prime irruzioni autunnali tendono a produrre eventi intensi e localizzati. Cinquanta millimetri in tre ore su un versante tirrenico non ricaricano falde e invasi come cinquanta millimetri distribuiti in due settimane. Ruscellamento, piene lampo, poca infiltrazione: è lo schema già visto negli ultimi anni. - Il Nord Italia ha bisogno di neve, non solo di pioggia
I grandi laghi prealpini e il Po dipendono dalla riserva nivale. Un inverno mite e perturbato può riempire i laghi tra autunno e inverno e lasciare comunque una magra primaverile se manca il manto in quota. Per l’irrigazione padana di aprile-giugno 2027 è questo il rischio vero, più della siccità invernale. - Il Sud Italia è più coperto a breve, più esposto a lungo
Gli invasi reggono per l’autunno. Il rischio 2027 è un inverno troppo mite seguito da una primavera calda che anticipa i prelievi irrigui. Le aree già in SPEI estremo (interno siciliano, nord della Puglia, coste sarde) restano le più fragili se le piogge saranno a macchia di leopardo.
Impatto per settori, in pratica
Nella Pianura Padana e lungo il Po, l’autunno-inverno non sarà necessariamente più secco ed è possibile una ricarica parziale. A preoccupare restano il Lago Maggiore ancora basso, una neve insufficiente e una primavera 2027 calda. Già mi viene da star male leggendo questi dati per l’estate 2027. Ma non facciamo allarmismo sul fatto che quella 2026 è stata più fresca rispetto a quelle del decennio. Purtroppo, per El Niño non aiuta ad avere un’estate meno calda del 2026. Questo secondo certe teorie. Ma non traiamo conclusioni affrettate.
Sulle Alpi sono attese più precipitazioni, ma con quota neve ad alta quota. Questo potrebbe danneggiare il turismo invernale. Però, siamo certi che si può sostenere fin d’ora che non nevicherà a quote basse? Io dico di no. Poi c’è il rischio di ricevere molta pioggia e accumulare poca riserva idrica per la primavera. Ma questa stagione, gli scienziati americani, dimenticano che al Nord sarebbe la seconda stagione più piovosa dell’anno dopo l’autunno.
Sul Tirreno e sulle Isole maggiori aumenta la probabilità di fasi molto piovose, con il pericolo di alluvioni e di una ricarica utile scarsa.
Per l’agricoltura del Nord Italia si riduce il rischio di siccità invernale, mentre cresce quello di una crisi irrigua primaverile: semine e riso dipendono dai laghi e dalle portate di aprile-maggio. Il tutto da analizzare con maggiori dati e informazioni, niente allarmismi, vi prego. Queste sono deduzioni scientifiche, non sono certezze.
L’agricoltura del Sud Italia può contare su scorte 2026 ancora discrete, ma resta esposta allo stress da caldo e alla distribuzione irregolare delle piogge.
Sul fronte dell’acqua potabile, un’emergenza immediata su scala nazionale è improbabile; possono però emergere criticità locali su falde e piccoli bacini del Centro Italia.
Verdetto
El Niño 2026-27 non è per l’Italia uno scenario da siccità invernale da record. Il segnale più credibile è opposto o neutro: più probabilità di un autunno e di un inizio d’inverno perturbati, soprattutto a ovest e sul Mediterraneo, sopra uno zoccolo di temperature alte. Inverno, alcune previsioni lo vedono più freddo per effetto delle complicazioni dovute a El Niño.
Il rischio siccità italiano, nei prossimi 6-9 mesi, è soprattutto idrologico e primaverile:
- il Nord Italia parte già scarico;
- il caldo riduce l’efficacia di ogni millimetro;
- se la neve alpina sarà scarsa, la magra del Po può tornare tra aprile e giugno 2027 anche dopo un inverno “piovoso sulla carta”.
Da ottobre non serve una previsione del tipo “El Niño = siccità”, ma un monitoraggio stretto di tre indicatori: riempimento dei grandi laghi, equivalente in acqua della neve alpina e SPEI a 3 e 6 mesi sul Centro-Sud Italia. El Niño può aiutare a riempire i bacini, ma non garantisce che l’acqua resti dove serve, né quando serve.
Credit
- NOAA Climate Prediction Center – ENSO Diagnostic Discussion
- WMO – El Niño set to become very strong, raising risks of extreme weather into 2027
- Nature – The worst El Niño in recorded history is brewing
- Copernicus Climate Change Service – Seasonal forecasts
- Copernicus Drought Observatories (JRC)