La siccità che sta interessando vaste aree d’Europa continua a preoccupare, e non poco, anche l’Italia. Ovviamente non si tratta di un fenomeno improvviso: la crisi idrica si trascina ormai da mesi, accumulando deficit di precipitazioni in maniera irregolare, ma localmente comincia ad assumere toni drammatici. Alcune aree sono già in condizioni critiche, mentre altre riescono ancora a mantenersi prossime alla normalità. Il quadro generale, a ogni modo, lancia segnali di preoccupazione e le tendenze meteo sono letteralmente pessime in tal frangente.
Le aree più critiche
Le situazioni più difficili si concentrano soprattutto nelle regioni che da settimane, e in alcuni casi da mesi, ricevono precipitazioni scarse, spesso e volentieri molto sotto la media. La Sardegna è tra le aree maggiormente penalizzate: non è stata coinvolta in maniera decisa da piogge abbondanti lo scorso inverno ed è praticamente dal mese di marzo che riceve precipitazioni a singhiozzo. C’è anche una zona compresa tra Valle d’Aosta e Piemonte meridionale che si trova spesso sottovento rispetto ai flussi da sud-ovest e che non riceve precipitazioni democratiche dal mese di aprile.
La Lombardia presenta valori più vicini alla media, così come il Triveneto, ma il fatto è che nelle ultime settimane è piovuto in maniera molto irregolare e solo grazie ai violenti temporali la situazione è un po’ migliorata. Le cose restano problematiche sul Ponente Ligure, mentre procedendo verso il Centro e il Sud il quadro tende a diventare abbastanza critico. Abruzzo, Umbria, Lazio e gran parte del Mezzogiorno mostrano ormai segnali di stress idrico consolidato. Basti pensare a Calabria e Sicilia, due regioni che hanno avuto precipitazioni eccezionali fino a febbraio e che da metà aprile non ricevono piogge diffuse. Il tutto collegato a un’estate estrema, con calura interminabile e temperature difficili da sopportare.
Piccola boccata d’ossigeno
Una temporanea parentesi instabile interesserà il Paese tra il 23 e il 26 settembre, quando il medio Adriatico e le regioni meridionali potrebbero ricevere precipitazioni anche diffuse, localmente a carattere violento. Non si tratterà però di una vera svolta: i fenomeni saranno irregolari e distribuiti in modo disomogeneo, risultando probabilmente insufficienti per modificare in maniera definitiva il bilancio idrico complessivo. Potrebbero comunque rappresentare un discreto sollievo per Puglia, Basilicata, Abruzzo, Calabria e Sicilia orientale, in particolare queste ultime due zone, qualora si formasse il ciclone in quota.
Non si vede nulla in queste zone
Al Nord, sulle regioni centrali tirreniche e sulla Sardegna, invece, le prospettive sono a dir poco pessime. Basti pensare che in queste regioni non sono attese precipitazioni almeno fino al 2 ottobre, con il rischio di un ulteriore aggravamento di una situazione già critica sulle aree occidentali. Servirebbero passaggi piovosi democratici e duraturi nel tempo, ma tra metà agosto e la prima parte di settembre si sono visti soltanto brevi impulsi violenti, con nubifragi e precipitazioni estremamente irregolari.
A determinare questo scenario così poco favorevole è ancora una volta la presenza dell’anticiclone. E come se non bastasse, è destinato a tornare protagonista in modo particolarmente deciso dalla giornata del 27 settembre e bloccherà qualunque tipo di perturbazione per almeno 5 o 6 giorni.
Finora sono stati soprattutto i temporali, anche intensi ma localizzati, a consentire al Nord di recuperare almeno in parte il deficit idrico accumulato nei mesi precedenti, anche se ovviamente non ovunque. Ora le speranze si spostano progressivamente verso il Centro-Sud, ma con l’avanzare dell’autunno diminuisce inevitabilmente la frequenza dei fenomeni convettivi, e questa fenomenologia colpisce sempre di più le zone centro-meridionali, dove i temporali possono presentarsi anche nel cuore dell’inverno.
Ottobre potrebbe rappresentare il cambiamento?
Dobbiamo essere sinceri: più che una certezza, è una speranza. Alcuni modelli previsionali ipotizzano effettivamente un indebolimento dell’anticiclone durante la prima decade del mese. GFS è tra questi, ma sappiamo che nelle tendenze meteo a lunghissimo termine spesso non è molto affidabile. Il modello europeo ECMWF, invece, è più cauto e vede la possibilità di un’ennesima anomalia positiva di pressione proprio nella prima decade di ottobre. E purtroppo qui sorge un grosso problema. Se l’anticiclone dovesse continuare a essere il dominatore, come in parte prospetta il Centro Europeo, il rischio concreto sarebbe quello di dover attendere non tanto ottobre, quanto addirittura novembre. Questo sarebbe un dramma.
Anche se siamo sicuri che molti di voi sarebbero contenti di approfittare delle ultime giornate di sole e dei bagni in mare anche nel prossimo mese, proviamo a pensare alla natura e alla grave crisi idrica a cui sta andando incontro non solo l’Italia, ma l’intero bacino del Mediterraneo. Si tratta, senza ombra di dubbio, di uno scenario che preoccupa, ma che non è del tutto inatteso. Negli ultimi anni abbiamo infatti osservato sempre più frequentemente un’estate capace di prolungarsi ben oltre i limiti di un tempo. Anche in passato capitavano le ottobrate, ma adesso si tratta di intere settimane di alta pressione, interrotte di tanto in tanto da qualche temporale o da qualche piovasco. Non va bene. Proprio per niente.
Che cosa emerge
Appare abbastanza chiaro agli addetti ai lavori (e non solo) che la stagione estiva diventa sempre più dilatata, con anticicloni più persistenti e perturbazioni meno frequenti, anche se molto violente. In una situazione simile, ogni episodio piovoso assume grande importanza, ma da solo non riesce certo a cambiare le cose. La siccità, soprattutto nei mesi estivi, non risulta più un’emergenza occasionale, bensì una componente sempre più strutturale. Si tratta di quella che gli esperti chiamano “nuova normalità“, ovvero condizioni meteo-climatiche spesso e volentieri dominate dall’alta pressione, con stasi anticiclonica per settimane, interrotta occasionalmente da qualche violento temporale o da qualche giornata di rovesci forti e diluvi, utili solo a idratare gli strati superficiali dei terreni, ma non le falde profonde.
Credit
L’articolo è stato redatto analizzando attentamente i run dei modelli meteo seguenti e rieditati dall’autore: ECMWF, Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, ARPEGE