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El Niño con una delle possibili influenze invernali del tempo atmosferico in Europa.

El Niño non deve spaventare l’Italia

Ultimamente si parla parecchio di El Niño, ma in Italia non deve spaventare, diciamolo chiaramente. El Niño non è un fenomeno che provocherà devastazioni climatiche in Europa e nel nostro Paese: entrambi ne vengono interessati in maniera marginale, attraverso un sistema di onde atmosferiche che vengono influenzate, sicuramente e anche pesantemente, da El Niño. Ma El Niño non arriva da noi: il fenomeno si verifica nel Pacifico. Influenza però pesantemente tutte le aree che si affacciano su quell’oceano, ma anche i continenti prospicienti, soprattutto i settori rivolti verso la porzione del Pacifico dove si verifica il riscaldamento delle acque.

Tutto ciò crea un meccanismo che si propaga poi rapidamente a livello planetario; come detto, tuttavia, non è uguale ovunque: è intenso sulle aree del Pacifico, decisamente molto meno virulento altrove. Eppure molti Paesi ne stanno parlando, anche quelli europei che ne vengono interessati in misura minore, e ci sono svariati motivi per cui questo succede.

Estate da record nell’Europa occidentale: in rosso scuro le aree con le temperature estive più alte mai registrate, comprese vaste zone d’Italia. Fonte: Copernicus Climate Change Service (C3S).

Le temperature globali oltre la soglia di 1,5°C

Innanzitutto perché negli ultimi 12 mesi abbiamo avuto temperature medie globali pesantemente superiori alla media: parliamo di valori attorno a 1,5°C, e alcuni mesi hanno anche superato questa soglia. 1,5°C era la temperatura che non sarebbe dovuta essere superata secondo gli Accordi di Parigi sul clima, e siccome ora è stata oltrepassata in alcuni mesi, con l’avvento di El Niño, che genererà un ulteriore aumento della temperatura globale, è probabile che per molti mesi a venire avremo valori planetari superiori a quel fatidico 1,5°C.

Parliamo di temperature globali ma vanno distinti due aspetti: le temperature terrestri, soprattutto dell’Emisfero Nord che contiene le principali aree continentali emerse, sono superiori a quelle dell’Emisfero Sud, e ancor più lo sono i continenti, cioè le terre emerse, che hanno una temperatura media abbondantemente più alta rispetto a quella oceanica: si va anche oltre 3°C in più. Ce ne siamo accorti in Italia, ad esempio, dove rispetto al periodo preindustriale abbiamo picchi anche di 4°C superiori rispetto ad allora.

 

La Piccola Era Glaciale, un aspetto trascurato

Va detto che il periodo preindustriale era anche quello in cui si stava spegnendo un evento atmosferico che aveva sconvolto il clima globale: la Piccola Era Glaciale. Questo aspetto viene estremamente trascurato. La Piccola Era Glaciale aveva abbassato a livello globale la temperatura, ma non eccessivamente come l’aumento termico attuale, perché non tutto il pianeta ne fu coinvolto. Non generò una glaciazione, ma una serie di stagioni invernali estremamente fredde per circa 400 anni circa, con picchi di alcuni inverni davvero gelidi.

L’Europa fu investita in quelle circostanze da correnti provenienti dalla Siberia, con prolungate ondate di gelo come quella del 1956, si potrebbe dire anche ancor più intense. Ci sono molte testimonizanze scritte in merito, dati su carotaggi dei ghiacci, anelli di crescita degli albero. Le informazioni sono sempre più numerose, ma mano che si è ampliata la ricerca. Però, va anche detto che in quell’epoca non c’erano i termometri se non in qualche stazione meteorologica a fine evento della Piccola Era Glaciale o verso l’avvio della sua conclusione: ad esempio, Milano Brera aveva una stazione meteorologica, quella storica, e lo stesso vale per alcune grandi città europee come Parigi, Berlino e Londra, così come per altre località.

 

Teleconnessioni e Vortice Polare

Tuttavia El Niño, come detto, non deve spaventare qui in Europa perché non andrà a creare situazioni apocalittiche: potrà alterare quelle che vengono chiamate teleconnessioni, una sorta di onde atmosferiche. Alcune di queste, ad esempio, vanno a creare condizioni favorevoli a periodi piovosi nel Mediterraneo; altre, invece, a fasi di alta pressione e di caldo. Va detto che comunque El Niño, tra le altre cose, va a indebolire, secondo la statistica, il Vortice Polare stratosferico.

Di vortici polari ne abbiamo ben due. Uno si trova nella Troposfera, che è la parte inferiore dell’atmosfera dove si verificano i fenomeni atmosferici, e non viene interessato in maniera diretta. Quello stratosferico, invece, viene raggiunto da queste onde atmosferiche, è molto sensibile, può indebolirsi e può anche subire dei repentini riscaldamenti: due situazioni favorevoli alla genesi di onde di freddo, o meglio di gelo invernale. Sono ondate di freddo che vagheranno per l’Emisfero Nord, quindi non è detto che andranno poi a colpire l’Europa, anche se in alcune circostanze ben precise ci sono degli schemi climatici che inducono questa corrente a invertire i flussi generali che interessano il nostro continente e a spingere le masse d’aria dalla Siberia verso l’Europa, causando ondate di freddo di forte intensità, le classiche ondate di gelo siberiane. El Niño può contribuire, molto più che in condizioni normali, alla loro manifestazione.

 

Maggiore variabilità, non certezze

Sostanzialmente durante le stagioni di El Niño abbiamo una maggiore variabilità atmosferica, che significa una maggiore estremizzazione del tempo atmosferico e quindi del clima del periodo: l’inverno può essere molto più variabile, meno statico. Parliamo sempre, però, di schemi e di probabilità, che vengono poi elaborati anche dai modelli matematici, i quali emettono delle proiezioni che non sono mai certezze. Sono linee di tendenza di cui tener conto: non abbiamo assolutamente la possibilità di conoscere il tempo atmosferico che avremo durante la stagione invernale. Sappiamo solo che ci sono degli schemi favorevoli a una maggiore variabilità, persino con ondate di gelo.

 

Amplificazione Artica e l’inverno 2025-2026

Concludo: ci sono numerose situazioni che possono essere amplificate, o meglio intensificate da El Niño, tra cui un fenomeno che si chiama Amplificazione Artica, la quale va a generare anche ondate di gelo. Negli ultimi due inverni, ad esempio, ne è stata estremamente coinvolta la parte centro-orientale del Nord America, con ondate di freddo che hanno raggiunto il Golfo del Messico e persino la Florida, con delle nevicate. Questo non è accaduto in Europa, anche se non è affatto trascurabile ciò che è successo nell’inverno appena trascorso, il 2025-2026, quando abbiamo avuto gran gelo sulla parte Nord e Nord-Est dell’Europa: a tratti il freddo ha raggiunto la Francia e le Isole Britanniche, con diverse nevicate, ad esempio a Parigi e a Londra, un fatto che non era nell’ultimo decenno affatto consueto. Poi abbiamo avuto gran gelo sulla Germania, tanto che sulle coste si è addirittura ghiacciato il mare, così come davanti al litorale della Polonia; gran freddo poi in Scandinavia, dove qualche anno fa si era già verificata una situazione di freddo estremo.

Questo non significa che non ci sia il cambiamento climatico e che non esista il Riscaldamento Globale, tanto che a febbraio poi è esploso, nel vero senso della parola, l’Anticiclone Africano, che ha alterato l’andamento della stagione invernale, ha poi influenzato la primavera e soprattutto ha drammaticamente interessato la stagione estiva, dalla quale siamo usciti devastati dal caldo estremo verificatosi soprattutto dalle nostre parti. Tra le altre cose, è causa anche di una situazione di siccità che sta colpendo un’amplissima area europea, tutta l’Europa occidentale, Italia compresa.

Ora in Italia ci sono state delle precipitazioni anche molto abbondanti, tuttavia si sono verificate spesso in sole 24 ore con dei nubifragi. Ma per attenuare la siccità non è sufficiente un nubifragio: sono necessarie precipitazioni continuative nel tempo e ricorrenti.

 

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