Seguici su Google

El Niño genera preoccupazione anche in Italia, ma cosa c’è di vero

Abbiamo un grosso problema di comunicazione. Una quantità notevolissima di persone e di aziende è preoccupata, anzi spaventata, da El Niño. Se ne parla nei convegni, soprattutto in quelli di ambito agricolo, ma anche in altre categorie d’impresa. Ora, cosa c’è di vero nel cambiamento del clima che potrebbe portare El Niño?

Innanzitutto abbiamo specificato innumerevoli volte che si tratta di un fenomeno che si verifica nell’Oceano Pacifico, dove si registra un forte riscaldamento delle acque. Tra le altre cose, questo El Niño raggiungerà addirittura livelli record e viene chiamato con diversi appellativi. Questo è effettivamente ben documentato. La scienza ha definito con precisione l’evento e si ha ragione a essere preoccupati, ma soprattutto nei Paesi che ne vengono direttamente interessati. C’è però da dire che proprio questi Paesi conoscono quali sono gli effetti di El Niño: alcuni vengono colpiti da una maggiore siccità, altri invece da precipitazioni più intense.

 

Un El Niño nato su oceani eccezionalmente caldi

Andiamo alla base. El Niño si forma, anzi è sorto, su un background di temperature fortemente superiori alla media negli oceani, e in particolare proprio nell’Oceano Pacifico, che in vari settori ha registrato eccezionali ondate di calore marino. A questo punto qual è il problema? È che l’intensità di El Niño viene effettivamente moltiplicata proprio da queste condizioni climatiche dei mari. Ecco perché il fenomeno arriva a un’intensità davvero preoccupante. Preoccupante, però, per quei Paesi.

 

L’Europa e le teleconnessioni

Ragionando su quanto accade qui, invece, se ne parla molto poco sotto il profilo della documentazione scientifica. L’Europa e l’Italia non vengono interessate direttamente da El Niño, questo è notissimo, anche se si parla e si teme che possa procurare delle problematiche. Il punto sta nel fatto che l’Europa viene interessata dalle onde atmosferiche, a loro volta influenzate proprio da El Niño. Influenzando le onde atmosferiche, chiamate teleconnessioni, El Niño può introdurre eventi meteorologici davvero molto estremi.

Facciamo qualche esempio. C’è un indice climatico che viene misurato nell’Oceano Atlantico e si chiama NAO. Se la NAO è negativa abbiamo una tipologia di tempo, se è positiva ne abbiamo un’altra. Con l’influenza di El Niño, però, entrambe le fasi possono essere molto più intense di come lo sarebbero senza. A questo punto sostenere che El Niño non abbia un’influenza sull’Europa non è affatto corretto, dato che queste teleconnessioni, chiamiamole anche onde atmosferiche, vengono fortemente influenzate proprio dal fenomeno del Pacifico.

Non solo. El Niño ha una forte influenza anche sul Vortice Polare, che viene indebolito. Questo rischia di innescare il caos nella circolazione della bassa atmosfera, portando ad esempio correnti gelide dalla Russia o dalle regioni artiche della Siberia. In sostanza, rischia di portare ondate di gelo molto importanti.

 

Ottobre piovoso? Cosa dicono i modelli matematici

Secondo gli schemi osservati in passato, El Niño nella prima fase introduce in Europa condizioni atmosferiche molto piovose. Tutto sommato, i modelli matematici ci stanno dando alcune indicazioni. Siamo ben consapevoli che si tratta di previsioni da confermare, del resto lo sono tutte. So molto bene che c’è chi vorrebbe addirittura censurare le previsioni a lungo termine, quando queste vengono utilizzate in tutto il mondo e, tra l’altro, sfruttate in particolare dalle aziende.

Orbene, Ottobre viene quindi indicato come piovoso. Prendiamo per buona questa possibilità. Rientra nell’influenza che El Niño può avere sull’indice NAO, che teoricamente diventa negativo. C’è però da dire che potremmo anche non avere un’influenza di questo indice. Il Mediterraneo, soprattutto nei nostri mari, potrebbe invece essere raggiunto ripetutamente da infiltrazioni di aria umida che, a contatto con le sue acque calde, daranno vita a numerosi periodi di pioggia. Ogni volta che piove cadono più precipitazioni rispetto al passato. Da qui il rischio che Ottobre sia molto piovoso, proprio perché piove con maggiore intensità.

Insomma, abbiamo sostanzialmente una doppia risposta. La prima smentisce l’influenza di El Niño in Ottobre, e quindi sugli indici climatici. La seconda indica che ci possono essere condizioni favorevoli all’instabilità atmosferica. A questo punto mi domando chi introdurrebbe più facilmente l’instabilità atmosferica, rispetto a quanto è capitato a Settembre. Ebbene, l’indice climatico che ho citato prima, la NAO. Non ci sono vie di mezzo: possono esserci altre influenze, ma in questo caso è molto probabile che sia proprio questo indice.

 

Fasi rigide possibili, ma i modelli stagionali non le vedono

Più avanti nel tempo, come dicevo, possono invece esserci fasi molto rigide dovute all’influenza sul Vortice Polare. Tuttavia non abbiamo previsioni stagionali che lo confermino. Dovete considerare che le previsioni stagionali non prendono necessariamente in considerazione tutti gli indici climatici, né l’influenza di El Niño. Quest’ultima, peraltro, sull’Europa non è diretta ma indiretta. Probabilmente scopriremo nei prossimi mesi se ci saranno eventi rigidi.

Considerate però anche un altro fatto: c’è il Riscaldamento Globale e i modelli matematici stagionali indicano preferibilmente temperature sopra la media, soprattutto nel lungo termine. Non intercettano, in sostanza non vedono, le ondate di freddo che possono durare una settimana, 10 giorni e forse anche 15 giorni. Già questo potrebbe ovviamente influenzare la temperatura mensile. In altre circostanze abbiamo visto che alle ondate di freddo intense, più rare nell’ultimo decennio ma comunque presenti, hanno fatto seguito periodi mitissimi. Basta pensare a quanto accaduto a Febbraio 2026. Un grande gelo stringeva l’Europa nord-orientale, ma nella seconda parte del mese è esplosa sul Continente l’alta pressione africana. Ha ridimensionato l’ondata di gelo anche in Germania, dove si era congelato persino il mare. In sostanza si è passati da un estremo all’altro, e questo ha pesato a livello mensile. Un mese che poteva essere molto freddo è diventato magari appena più freddo della media, nonostante si fossero addirittura congelati i mari.

 

Un’influenza indiretta e ancora poco conosciuta

Per dirla in breve e in conclusione, El Niño ha un’influenza indiretta. Non sappiamo ancora quale influenza avrà sull’Europa, per cui sotto certi aspetti siamo più indifesi di fronte alle sue conseguenze. Altri Paesi, invece, sanno cosa potrebbe accadere, anzi cosa accadrà.

 

Credit

Seguici su Google