Un avvio d’ottobre con i valori di fine estate
La transizione tra settembre e ottobre porterà temperature molto superiori alla media del periodo su tutta la Penisola. La configurazione sta cambiando lentamente, ma finché non si ribalterà del tutto la distribuzione delle anomalie termiche e bariche sullo scacchiere euro-atlantico, la coda di questa estate estrema non lascerà l’Italia. L’anticiclone africano resterà sull’Italia fino a venerdì, e i 30°C torneranno a farsi vedere.
Nel pomeriggio di mercoledì 30 settembre, verso le ore 15, la soglia dei 30°C verrà toccata con buona probabilità in Sardegna, con Cagliari e l’entroterra tra le aree più calde, e in Toscana, dove anche Firenze si porterà su valori pienamente estivi. Altrove i massimi si attesteranno su 26-28°C in modo abbastanza diffuso, a conferma di un’anomalia termica rilevante. Il fresco resterà confinato alla notte e alle prime ore del mattino, l’unico vero segnale della stagione in corso.
Giovedì 1° ottobre il secondo mese dell’autunno meteorologico si aprirà ancora con 30°C in Sardegna e nella bassa Toscana. In Valpadana saranno diffuse punte di 28°C, con Bologna tra le città più calde del Nord Italia, mentre sul Centro e sul Sud si raggiungeranno 27°C in diverse zone, Sicilia compresa.
La prima perturbazione si infrangerà contro l’alta pressione
Tra giovedì 1° e venerdì 2 ottobre una prima perturbazione atlantica si esaurirà contro il muro dell’alta pressione, senza modificare il quadro sul nostro Paese. Per un cambiamento concreto bisognerà attendere la finestra compresa tra il 5 e il 10 ottobre: i modelli matematici indicano per quei giorni una svolta nel pattern meteo europeo dal 6-7 ottobre, con l’anticiclone destinato a spostarsi verso est.
Zero termico a 4000 metri, un valore fuori scala
Lo zero termico è la quota sotto la quale, lungo la colonna d’aria verticale, la temperatura resta sempre sopra 0°C. Tra il 28 e il 29 settembre ha già superato i 4000 metri e nei prossimi giorni resterà su livelli eccezionali: tra 4200 e 4300 metri sulle Isole Maggiori, intorno ai 4000 metri sul resto d’Italia. Valori simili persisteranno anche nei primi giorni di ottobre. È un dato anomalo, tanto più dopo un’estate che in Europa occidentale ha stabilito nuovi record di caldo.
Pioggia al posto della neve e versanti meno stabili
Uno zero termico così elevato ha effetti diretti sull’ambiente montano e sul ciclo dell’acqua. Oltre i 3500 metri circa, le precipitazioni che in condizioni normali cadrebbero come neve possono scendere sotto forma di pioggia, anche sulle vette più alte. La montagna perde così la capacità di immagazzinare acqua come manto nevoso, mentre la neve già presente al suolo fonde più in fretta, con effetti destabilizzanti sui versanti.
Il rischio cresce con precipitazioni intense, come i temporali: la pioggia su neve preesistente accelera la fusione e aumenta rapidamente l’acqua disponibile nei bacini montani e nei corsi d’acqua. Ne derivano piene improvvise, instabilità dei pendii, erosione e fenomeni di dissesto idrogeologico, ormai frequenti sulle Alpi e sugli Appennini.
Ghiacciai e riserve idriche sotto pressione
Sul lungo periodo, temperature così alte in quota riducono neve e ghiacciai e alterano le riserve idriche naturali. La neve non è soltanto un elemento del paesaggio alpino e appenninico: è una riserva d’acqua fondamentale, soprattutto nei periodi di siccità. Sulle alte quote i valori estremi sono iniziati dalla seconda metà di maggio e per quasi tutta l’estate lo zero termico non è mai sceso sotto soglie accettabili. Questo nuovo episodio di caldo in montagna, con zero termico vicino o sopra i 4000 metri a ottobre, è l’ennesimo segnale di un cambiamento climatico che procede a ritmo sostenuto e con conseguenze pesanti per l’ambiente d’alta quota. Non a caso la neve sulle Alpi è in ritardo, e le prime nevicate stagionali sotto i 2000 metri arriveranno soltanto con le perturbazioni atlantiche attese dalla prima decade del mese.
Credit
- Copernicus Climate Change Service – Climate Bulletins
- Columbia Climate School – Europe’s earliest Glacier Loss Day in years
- ETH Zurich – Swiss glaciers have exhausted their snow reserves