
Un autunno a due velocità
Basta guardare le mappe delle anomalie di ottobre per notare un’eccezione che salta subito all’occhio. Buona parte della penisola si ritrova con previsini di precipitazioni sopra la media, mentre l’Alto Piemonte e l’alta Lombardia restano in norma o addirittura sotto, come una macchia asciutta in un quadro per il resto decisamente bagnato. Le perturbazioni che arrivano con correnti da sud-ovest scaricano il grosso della pioggia sul Tirreno e sul Nord-Est, e lasciano il Nord-Ovest Italia ai margini. È un copione che si rivede anche in questi giorni, con il maltempo concentrato tra Tirreno e Nord-Est.
Un deficit che viene da lontano
Parlare di autunno asciutto sarebbe riduttivo, perché quello del Nord-Ovest è un vero deficit pluviometrico, cioè un ammanco di pioggia rispetto alla norma, e il quadro descrive a tutti gli effetti una situazione di siccità. L’estate ha portato piogge irregolari, accompagnate da temperature elevatissime che hanno fatto evaporare in fretta quel poco che cadeva, tanto che in Piemonte si è arrivati allo stato di emergenza per crisi idrica. Settembre è stato avaro di pioggia, se non in alcune aree colpite da piogge torrenziali, che però su un terreno indurito scorrono via in superficie invece di penetrare nel suolo, e quindi servono a poco. Ottobre, almeno finora, prosegue sulla stessa linea. Le colture ne risentono, e lo stesso vale per i laghi prealpini come il Lago Maggiore e il Lago di Como, grandi serbatoi per l’irrigazione della Pianura Padana che per risalire hanno bisogno di piogge abbondanti e ripetute, non di qualche rovescio sparso.
La trappola del “finalmente piove”
Quando si annuncia che finalmente piove su tutta l’Italia, il messaggio arriva anche a chi vive ai piedi delle Alpi occidentali, dove però il pluviometro descrive una situazione meteo ben diversa, e si rischia di abbassare la guardia proprio dove servirebbe tenerla alta. Una media nazionale in surplus, insomma, può nascondere benissimo un deficit locale, perché i millimetri caduti in abbondanza altrove non finiscono certo nei bacini del Ticino o del Sesia.
Cosa guardare nei bollettini di bacino
Per capire come stanno davvero le cose conviene lasciar perdere le medie nazionali e consultare i bollettini dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po e delle ARPA regionali. Lì si trovano le portate dei fiumi, i livelli dei laghi regolati e l’indice SPI, cioè lo scarto delle piogge rispetto alla norma calcolato su periodi diversi. Lo SPI a uno o tre mesi descrive lo stato del suolo, quello a sei o dodici mesi racconta come stanno fiumi, invasi e falde, ed è proprio quest’ultimo il dato da seguire nel Nord-Ovest, perché una buona settimana di pioggia non cancella un deficit accumulato in mesi. Anche le ultime mappe del modello matematico ECMWF vanno lette zona per zona, insieme alle previsioni per il Nord-Ovest e agli aggiornamenti su quanto pioverà nelle prossime ore.
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