
L’Appennino fa da spartiacque anche per le nubi
Quando si dice che in autunno “piove in Italia”, la frase è giusta solo a metà, perché la penisola non si bagna tutta insieme e nemmeno per la stessa ragione. L’Appennino fa da spartiacque anche per le nubi, non solo per i fiumi. Le prime perturbazioni della stagione arrivano spesso da ovest o da sud-ovest, cariche dell’umidità del Mar Tirreno e, più indietro, dell’Oceano Atlantico: l’aria è obbligata a salire sul versante occidentale, si raffredda, condensa e scarica. I climatologi lo chiamano esaltazione orografica della precipitazione, un meccanismo noto e ricostruito anche sulle serie storiche italiane, dove il rilievo spiega la distribuzione della pioggia meglio di una media unica nazionale. I valori normali dell’ISPRA, calcolati sui trentenni di riferimento indicati dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), mostrano appunto quanto i due versanti non coincidano. Sul lato opposto l’aria scende, si comprime e si scalda, le nubi si sfrangiano e resta il garbino, quel vento tiepido che sulle Marche o in Romagna apre il cielo mentre, a poche decine di chilometri oltre il crinale, diluvia.
Il rimbalzo dei fenomeni sull’Adriatico
Il surplus sull’Adriatico non manca, ma arriva più tardi e con un’altra chiave. Quando il minimo, dopo il passaggio sul Tirreno, scivola verso sud-est, o quando si instaura una corrente da nord-est o da levante, il versante che era in ombra diventa quello esposto. È il rimbalzo dei fenomeni: il miglioramento a ovest coincide, non sempre ma spesso, con l’inizio della pioggia su Marche, Abruzzo e Molise. Non è una regola ferrea: l’alto Adriatico, specie la costa veneta, può fare eccezione se un flusso umido dal mare incontra la barriera delle Prealpi, come hanno descritto Barbi e colleghi analizzando gli eventi estremi autunnali del Veneto su Natural Hazards and Earth System Sciences. In media, però, il Tirreno incassa prima e di più.
Due calendari per agricoltura, falde e piene
Questa differenza conta più della media nazionale, che mescola due calendari. Per l’agricoltura costiera vuol dire che la ricarica dei suoli e delle falde non è sincrona: chi coltiva sul Tirreno vede l’acqua con i primi impulsi atlantici, chi sta sull’Adriatico aspetta spesso il cambio di correnti. Alle foci, se il fiume è ancora magro e il mare spinge, il cuneo salino risale più facilmente, un fenomeno ben noto ai consorzi di bonifica e più evidente dove la piena tarda. Anche il rischio di piena non è uguale ovunque nello stesso giorno: un avviso “per l’Italia” dice poco se non si specifica da che parte soffia il vento.
Non si tratta di due Paesi, ma dello stesso autunno, letto su una mappa mentale più utile di quella unica.
