Un cane, una fessura e un segreto tenuto per trent’anni: dentro le Grotte di Aillwee
Dove comincia la salita
La collina di Aillwee si alza alle spalle di Ballyvaughan, un villaggio di poche case affacciato sulla baia di Galway, nell’angolo settentrionale della contea di Clare, sulla costa occidentale dell’Irlanda. Chi arriva in auto da Galway impiega poco più di un’ora; da Limerick serve un’ora e mezza, da Ennis meno. L’aeroporto di Shannon dista una sessantina di minuti di strada.
L’ultimo tratto è una stradina che sale in tornanti stretti fra muretti a secco. Chi guida per la prima volta a sinistra tende a rallentare troppo. Le pecore, in compenso, non rallentano affatto.
La grotta che un cane trovò per sbaglio
Nel 1944 Jacko McGann, mandriano che passava le giornate sulla collina, vide il proprio cane inseguire un coniglio e sparire in una fessura del calcare. Lo seguì. Dentro c’era un corridoio, e poi un altro, e poi ossa sparse sul fondo fangoso. McGann esplorò a lume di candela per anni e non lo raccontò quasi a nessuno. Trent’anni.
Solo nel 1973 parlò con alcuni speleologi locali, che quell’estate spinsero l’esplorazione fino a un enorme accumulo di massi che sbarrava il passaggio. La grotta aprì al pubblico nel 1976; il tappo di massi venne rimosso l’anno successivo, e nel 1992 un tunnel artificiale, il Marine Blast, permise di trasformare la visita in un anello.
Nello stesso 1976 vennero alla luce le ossa di due orsi bruni, datate a oltre diecimila anni fa, accanto a una serie di conche poco profonde scavate nella terra: fosse di letargo. La sala che le ospita si chiama Bear Haven. Il percorso guidato dura circa quarantacinque minuti, copre poco meno di mille metri e nel punto più profondo scende novanta metri sotto il pavimento calcareo dell’altopiano. Lungo il tragitto si attraversano il Mud Hall e la Cascade Chamber, dove un corso d’acqua sotterraneo precipita in una cascata che d’inverno rimbomba parecchio più che ad Agosto. Le concrezioni visibili durante la visita sono giovani, poche migliaia di anni; ma campioni di calcite prelevati negli anfratti superano i trecentocinquantamila anni.
La temperatura interna resta intorno ai 10°C, dodici mesi l’anno. Capita che una coppia in vacanza arrivi a Luglio in pantaloncini e infradito, convinta che l’estate valga anche sottoterra, e finisca per comprare una felpa al negozio all’uscita. Le guide lo dicono a ogni turno. Funziona a metà.
Il clima, con i numeri di Met Éireann
La stazione sinottica di riferimento per questo settore dell’isola è quella di Shannon Airport, gestita da Met Éireann, il servizio meteorologico nazionale irlandese. Le medie trentennali 1981-2010 raccontano un totale annuo di precipitazioni pari a 977,6 millimetri, distribuiti su 211 giorni con almeno 0,2 millimetri. Piove poco per volta, ma quasi sempre: Aprile è il mese meno bagnato con 59,2 millimetri, mentre Ottobre (104,9), Dicembre (104,0) e Gennaio (102,3) si contendono il primato opposto.
Gli estremi assoluti registrati nella stessa serie parlano di 30,6°C e di -11,2°C. Sono eccezioni: il vero carattere della zona è la mitezza monotona. Le medie nazionali 1991-2020, sempre di Met Éireann, indicano una temperatura media annua di 9,8°C per l’Irlanda, in aumento di 0,7°C rispetto al trentennio 1961-1990, e 1.288 millimetri di pioggia, cresciuti di circa il 7 per cento. Maggio risulta il mese più soleggiato dell’anno, seguito da Giugno.
Il vento merita un capitolo a sé. La velocità media oraria annua a Shannon è di 9 nodi, che salgono a 10 nei mesi invernali: valori modesti sulla carta, ma la raffica massima archiviata dalla stazione tocca gli 83 nodi, poco più di 150 chilometri orari. Quando i cicloni atlantici si allineano sull’oceano, le coste occidentali dell’isola incassano mareggiate con onde fino a dieci metri. Nell’entroterra del Burren il mare non si vede, ma il rumore arriva.
In pratica: giacca antivento e impermeabile sempre, scarpe con suola scolpita perché il calcare bagnato scivola, e una maglia in più nello zaino. Il clima tra Ottobre e Novembre accorcia la finestra di luce utile a poche ore centrali. D’inverno le gelate notturne e le strade ghiacciate sono una possibilità concreta anche qui, non solo a Dublino.
Un altopiano che beve la pioggia
Il Burren copre circa 250 chilometri quadrati fra il nord di Clare e il sud di Galway ed è calcare carbonifero deposto in un mare tropicale poco profondo trecentocinquanta milioni di anni fa. I ghiacciai dell’ultima glaciazione hanno raschiato via il suolo lasciando lastroni nudi, incisi da fessure verticali che gli irlandesi chiamano grikes. L’acqua non resta in superficie: sparisce dentro quelle crepe e ricompare chilometri più in là. Da qui il paradosso di un paesaggio pietroso e assetato che nasconde oltre 160 chilometri di gallerie mappate, alcune ancora in corso di esplorazione.
Poco distante, la Doolin Cave custodisce una stalattite libera di 7,3 metri, la più lunga conosciuta nell’emisfero settentrionale. Pollnagollum, dentro il parco nazionale, è invece una cavità selvaggia, percorsa da un fiume, accessibile solo con speleologi esperti.
Sopra, la botanica fa il resto. Il Burren ospita circa 1.100 specie vegetali, tre quarti dell’intera flora irlandese, con la genziana primaverile alpina che cresce a due passi dal camedrio artico e da un’orchidea mediterranea. Sette delle nove specie di pipistrelli presenti in Irlanda frequentano queste cavità, compreso il rinolofo minore, e ventotto delle trenta farfalle irlandesi volano qui. La martora è di casa nei boschi di nocciolo. Chi cammina piano la intravede; chi corre, no.
Che cosa cambia mese per mese
Maggio e Giugno sono i mesi della fioritura e, statisticamente, i più luminosi: le lastre di calcare si riempiono di macchie azzurre e gialle e la visita alla grotta diventa la pausa fresca fra due camminate. Il centro dei rapaci, attivo sul sito dal 2008, propone dimostrazioni di volo libero a orari fissi nell’arco della giornata; con raffiche forti vengono spostate o annullate, perché aquile, avvoltoi e falchi non volano per contratto. Chi vuole di più prenota una Hawk Walk privata e cammina con un rapace sul guanto.
In Luglio e Agosto le code si allungano: conviene prenotare online e presentarsi presto, oppure puntare all’ultimo turno del pomeriggio. In autunno il Burren celebra la winterage, l’antica transumanza al contrario che porta le mandrie a svernare sulle alture calcaree, con un festival che il geoparco sostiene apertamente.
Il negozio della fattoria produce il Burren Gold, un formaggio stagionato in loco secondo metodi tradizionali, e fudge fatto a mano; gli assaggi sono incoraggiati e i turisti tendono ad abusarne. Il sentiero nel bosco di noccioli, otto acri di vegetazione nativa, si percorre in mezz’ora abbondante e restituisce il panorama sulla baia.
Ultima cosa pratica: la stagione principale di apertura corre grossomodo da fine Febbraio ai primi di Novembre, con un programma natalizio separato in Dicembre, e gli orari cambiano di anno in anno. Vale la pena controllare il sito il giorno prima, insieme alle previsioni. Il calcare bagnato, sopra come sotto, non perdona la fretta.
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