TEMPO ITALIA meteo news
    Facebook Instagram X-twitter Rss
    • Home
    • Meteo Italia
    • Cronaca Meteo
    • Mappe
    • Viaggi
    • Magazine
    • Chi Siamo
    • Contatti
    Font ResizerAa
    TEMPO ITALIA meteo news TEMPO ITALIA meteo news
      Search
      • Home
      • Meteo Italia
      • Cronaca Meteo
      • Mappe
      • Chi siamo
      • Viaggi
      • Magazine
      • Contatti
      • Privacy
      Follow US
      Home » Il cielo diventa nero in pochi minuti: cosa accade dentro il cumulonembo
      Wiki Meteo

      Il cielo diventa nero in pochi minuti: cosa accade dentro il cumulonembo

      Bastano venti minuti perché un innocuo batuffolo bianco si trasformi in una torre alta dodicimila metri: dentro quella colonna d'aria lavora un motore capace di scatenare grandine, raffiche improvvise e fulmini a ripetizione.

      Antonio Lombardi
      Antonio Lombardi
      Pubblicato: 9 Agosto 2026 16:40
      Condividi
      9 Min Read
      Condividi
      Genesi di un cumulonembo

      Questa non è una previsione meteo, ma la descrizione di eventi meteo che tanti di voi avete osservato. Qui analizzeremo perché succede tutto quel caoso. Sono le 3 del pomeriggio di un martedì di agosto. L’asfalto scotta, si sentono insistentemente le cicale, il termometro segna 36°C e non tira un filo d’aria. Poi alzi gli occhi verso ovest e noti quella cosa bianca, gonfia, che mezz’ora prima non c’era. Venti minuti dopo il sole sparisce. Il cielo vira al piombo, poi quasi al nero. Chi ha passato almeno un’estate in Pianura Padana conosce questa sequenza a memoria, eppure continua a stupire. Ma attenzione, questo fenomeno non succede solo in Val Padana, dobbiamo sdoganare un luogo comune, sicuramente i temporali estivi sono più frequenti e violenti nelle lande del Nord Italia, ma quello che vedremo qui, può succedere ovunque.

       

      Il motore, silenzioso e nascosto sotto la nube

      Tutto comincia dal suolo, ed è invisibile. Il terreno si scalda, l’aria al suo contatto si dilata, diventa più leggera di quella circostante e comincia a salire, in sostanza va verso il cielo. Una bolla d’aria calda sale in quota, e all’apparenza tutto sembra innoquo, ma non lo è.

      Questa bolla d’aria sale, si espande, si raffredda di circa 1°C ogni cento metri (in aria non satura) finché diventa vapore (l’umidità che contiene si condensa perché l’aria si raffredda a contatto con gli strati d’aria superiori) : è in quel momento preciso che nasce la nuvola visibile, con quella base piatta che rapidamente diventa netta che si vede a occhio nudo, di solito tra 800 e 1.500 metri di quota.

      Qui succede la cosa interessante, non che la precedente situazione non lo fosse.

      La condensazione libera calore – il famoso calore latente, quello immagazzinato quando l’acqua è evaporata dai campi, dai fiumi, dal Mar Mediterraneo – e quel calore rende la bolla ancora più calda dell’aria attorno. Più calda significa più leggera. Più leggera significa che sale più in fretta. E salendo più in fretta condensa altro vapore, che libera altro calore. Insomma, un cane che si morde la coda, ma in verticale e con una potenza che fa impressione: un cumulonembo maturo di medie dimensioni sprigiona in un’ora l’energia di parecchie bombe atomiche. Insomma, mi sono venute le vertiggini solo a immaginare il percorso di quella bolla d’aria e la sua salita in cielo.

       

      Venti minuti e l’aria che era al suolo ha raggiunto i dodicimila metri di altezza

      Se patite di vertiggi vi capisco. Leggete quanto segue con distacco e magari seduti su una sedia. La velocità di crescita della nube è la cosa che spiazza di più chi osserva. Le correnti ascensionali (quelle che salgono dal suolo) dentro un temporale ordinario viaggiano sui 10-20 metri al secondo; in una supercella possono superare i 40 metri in un secondo, ma si stimano velocità anche maggiori quando certe supercelle sono accompagnate poi da grandinate devastanti. Una goccia d’acqua parte dal prato e in un paio di minuti si ritrova a settemila metri, dove fa meno di -20°C.

      La torre, e si, inizialmente la nube somiglia ad una torre di vapore acqueo, continua a crescere finché non incontra la tropopausa, quella specie di soffitto attorno agli 11-13 chilometri di quota alle nostre latitudini, dove la temperatura smette di calare. Lì l’ascesa si blocca, la nube non può più salire e si allarga di lato, prendendo la forma classica a fungo o a testa piatta.

      È l’incudine, fatta ormai solo di cristalli di ghiaccio, con temperature che sfiorano i -60°C. Le più violente sfondano il tetto per qualche centinaio di metri, generando la cosiddetta cupola sommitale – segno, quasi sempre, che sotto sta succedendo qualcosa di serio -.

      Dalla prima nuvoletta all’incudine completa possono passare venti, trenta minuti, non di più.

       

      Perché il cielo diventa nero

      Domanda banale solo in apparenza. Le nuvole sono bianche perché le goccioline d’acqua diffondono la luce in tutte le direzioni, senza preferenze di colore. Il punto è la quantità: un cumulonembo contiene una massa d’acqua enorme, spesso centinaia di migliaia di tonnellate, distribuita su uno spessore verticale di dieci chilometri.

      Con tutto quel materiale in mezzo, la luce solare viene diffusa e riflessa così tante volte che quasi nulla arriva fino al suolo. Chi sta sotto vede la base della nube, cioè la parte a cui la luce non è mai arrivata. Nero, o meglio grigio-antracite con quelle sfumature verdastre che i vecchi contadini leggevano come annuncio di grandine – e in effetti, quella tonalità verde-oliva è associata alla presenza di chicchi voluminosi di grandine che filtrano la luce in modo particolare -.

       

      I segnali che arrivano prima dell’acqua

      Prima delle gocce arriva il vento. Sempre. Il downburst, il ventaccio che a volte sembra un uragano perché improvvisamente ti porta da una calma di vento, raffiche ben oltre i 100 km orari, sollevando oggetti, inclinando gli alberi. A volte sdradicando alberi, scoperchiando abitazioni nelle supercelle.

      L’aria fredda che precipita dal temporale si spiaggia al suolo e si propaga in avanti come un cuscino: è il fronte delle raffiche, e chi si trova in spiaggia o in montagna lo riconosce da un calo termico brusco, anche di 10°C in pochi minuti, e da quell’odore inconfondibile di terra bagnata e ozono. Sopra la testa, se la fortuna aiuta, compare una nube a mensola – un rullo scuro, orizzontale, che avanza come un’onda rovesciata -.

      Poi ci sono i mammatus, quelle protuberanze a sacchetto sotto l’incudine, che di solito si osservano nella fase discendente. Bellissimi da fotografare, ma meno rassicuranti di quanto sembri.

       

      Quando lo spettacolo si fa serio

      Un temporale medio vive quaranta minuti, un’ora al massimo, e muore per autoconsumo: la pioggia che cade soffoca la corrente calda che lo alimentava. Ma nel frattempo può fare danni notevoli. I temporali di maggiori durata si autorigeneran, in poche pare, mentre uno si attenua se ne forma un altro.

      Il rischio principale, in Italia come nel resto d’Europa, non è il fulmine – pur letale – bensì il downburst,  quello citato prima, ovvero la massa d’aria fredda che precipita al suolo a velocità elevatissima e si apre a raggiera, con raffiche capaci di superare i 120-15 chilometri orari. E che degenera in alberi sradicati, tetti scoperchiati, gazebo che volano. Molti lo scambiano per un tornado, comprensibilmente, ma il meccanismo è opposto: lì l’aria scende, non sale.

      Regola pratica che vale sempre: se il tuono si sente, il fulmine può colpire. Trenta secondi tra lampo e tuono significano dieci chilometri di distanza, e dieci chilometri un temporale li copre in un quarto d’ora scarso. Meglio rientrare prima, senza aspettare la prima goccia. Nelle giornate a rischio, le allerte ufficiali sono pubblicate dal Dipartimento della Protezione Civile, ed è opportuno non ignorarle. Non sono emesse perché vengano sfogliate come una notizia di gossip, ma sono un avviso serio da prendere in considerazione a seconda dell’attività che si svolge, il luogo dove ci si trova.

       

      Credit

      • NOAA National Severe Storms Laboratory – Severe Weather 101: Thunderstorms
      • World Meteorological Organization – International Cloud Atlas: Cumulonimbus
      • Met Office – Thunder and lightning
      • American Meteorological Society – Glossary of Meteorology
      • European Severe Storms Laboratory
      Seguici su Google News
      Share This Article
      Facebook Copy Link Stampa
      Il salvataggio dal caldo infernale è in questa foto
      Meteo News Zoom
      Terremoti e vulcani: perché continuiamo a costruirvi città nel pericolo
      Magazine
      Dopo Ferragosto si apre una crepa con temporali violenti
      Meteo News
      Temporali tropicali da martedì 11 Agosto. Regioni e coste
      Meteo News Zoom

      Tempoitalia.it è un portale di divulgazione meteorologica attivo dal 2000, fondato sull’esperienza maturata online fin dal 1996 nel settore dell’informazione meteo.

      Link veloci
      • Privacy
      • Privacy
      Seguici
      Facebook Instagram X-twitter Rss

      Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.

      © 2026 - Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)

      Welcome Back!

      Sign in to your account

      Username or Email Address
      Password

      Lost your password?