
Frutta e verdura, prezzi che fanno raccapricciare
Se ci avete fatto caso, frutta e verdura nei supermercati, dai fruttivendoli e nei mercatini costano più rispetto al passato: quest’anno la crescita dei prezzi sembra essere davvero superiore. Addirittura ci sono alcuni prodotti ortofrutticoli che hanno dei costi veramente allucinanti, soprattutto se visti al chilogrammo. Mi capita di fare la spesa e di leggere dei cartellini che fanno letteralmente raccapricciare. L’uva, le angurie, tutti i frutti di stagione; e poi non parliamo della verdura, ormai divenuta un bene di lusso. Addirittura frutta e ortaggi, in moltissimi casi, hanno dei costi superiori rispetto alla carne. E sì, mi capita di vedere magari dei banchi dove ci sono prodotti pronti, come degli arrosti ad esempio, e il costo della confezione è inferiore rispetto a quello di un normale vassoio di pesche, susine e albicocche, che però ora non trovo più in vendita come prima: forse la stagione sta terminando.
Ma poi, per non parlare delle angurie. Ovviamente, se sei in due in famiglia o in tre, non vai a comprare un’anguria intera, perché poi va a male: la compri magari spezzata in due, oppure ne compri delle fette. I costi di questi frutti, però, sono veramente esagerati, eppure frutta e verdura sono prodotti essenziali della nostra dieta mediterranea. E poi, per non parlare dei pomodori: frutti ideali per questa stagione e assolutamente irrinunciabili nella nostra alimentazione.
Quando la dieta mediterranea diventa un lusso
Ecco, tutto questo determina un danno nella nostra bilancia dietetica: ci alimentiamo male, perché magari compriamo dei beni che hanno costi inferiori, rinunciando a un regime alimentare che viene definito tra i migliori del mondo. Non dico il migliore, perché ad esempio ci sono delle diete del Sud-est asiatico e della Cina che sono eccellenti, ma la nostra dieta ha dei costi altissimi e quindi si spende di più. E per contenere la spesa si mangia peggio, magari con un aumento del consumo di pasta, che è alla base, se vogliamo, della nostra alimentazione; tuttavia grosse quantità fanno male. Si può optare per altre tipologie di alimenti, come ad esempio le patate, senza essere estremamente condite: magari lesse, certamente non fritte.
Il clima impazzito dietro il crollo dei raccolti
Ecco, il problema però deriva da un fatto legato al nostro clima: la siccità prolungata, le grandinate, gli incendi e il gran caldo stanno determinando un crollo esagerato dei raccolti delle nostre terre, delle terre italiane. Attenzione, anche i beni di importazione, ad esempio dalla Spagna, stanno subendo degli aumenti esagerati, anche perché la Spagna è interessata da ondate di calore che, come in Italia, non vogliono terminare. Tra le altre cose, e di maggiore rilevanza, c’è un crollo della produzione che in alcune aree supera addirittura il 50%.
Poi c’è la siccità: per quanto riguarda l’uva, ad esempio, in alcune aree si è deciso di anticipare ancora una volta la vendemmia, una vendemmia avvenuta in alcune località persino a luglio, un qualcosa di inconcepibile. Eccola, la vegetazione mediterranea, quella che produce frutta, verdura e riso, in grossa crisi per il nostro clima: un clima impazzito che purtroppo sta vedendo sotto stress tutte le colture. E c’è da dire che questo clima, se anche nei prossimi anni proseguirà, creerà dei problemi rilevantissimi per l’approvvigionamento delle derrate alimentari a costi accessibili a tutti. Pensiamo soprattutto a chi ha dei redditi estremamente bassi, ad esempio quelli derivanti dalle pensioni.
Cambiamento climatico e condizioni di vita
Io so bene che questa è un’area di meteorologia, ma parliamo anche di vita, di quelle che sono le condizioni di vita derivanti dal cambiamento climatico. Si mangia peggio, soprattutto quando si ha un basso reddito; si mangia peggio quando si è pensionati; si mangia peggio quando si è single e si pagano magari degli affitti o dei mutui molto elevati, e quindi le risorse finanziarie si riducono sensibilmente. Tutto questo, effettivamente, non è un argomento di discussione dei mass media, che parlano di ben altro. Siamo pieni di notizie, devo dire, ridicole, sempre le stesse: si fanno approfondimenti su fatti di cronaca, su gialli, su tutta una serie di argomenti veramente futili, e si parla molto poco di quello che la gente e le persone vivono a causa dei cambiamenti climatici.
Per non parlare poi dei disagi dovuti al gran caldo e di chi non si può concedere l’utilizzo di un climatizzatore per vivere con temperature accettabili, perlomeno per alcune ore. Ed ecco che si riempiono i supermercati e i negozi che possono offrire magari delle aree di relax, e quindi li vedi anche in questo periodo di Ferragosto: l’invasione di persone che cercano un po’ di vita al fresco, perché le loro case sono diventate bollenti, con temperature domestiche anche di 35°C. Di certo sono valori molto inferiori rispetto a quelli che hanno vissuto gli abitanti dell’India durante questa primavera, prima che arrivasse il monsone, quando nelle case di lamiera c’erano anche 45°C.
Ma attenzione: l’altro ieri ho visto un programma in TV, in un telegiornale, dove è stata mostrata una realtà durissima. Anche in Italia esistono le favelas: le favelas di extracomunitari che non sono in regola col permesso di soggiorno, le favelas di coloro che raccolgono quei beni della terra che poi troviamo nel supermercato e che vivono in case di lamiera con temperature atroci. Raccolgono frutta, verdura, i beni del campo, senza che vengano rispettate le leggi che vietano le attività all’aperto quando le temperature superano una certa soglia.
Quello di cui dovrebbero parlare la politica e i media
E questi sono argomenti di cui dovrebbe parlare non un sito meteo come il nostro, che ha un’audience limitata e per questo l’articolo interesserà veramente ben poche persone: deve parlarne la politica e ne devono parlare tutti i mass media. Soprattutto quella politica che governa e che però in parte è “no global warming”, cioè sostanzialmente sostiene che i cambiamenti climatici non ci sono e che le variazioni di questo clima derivano da fluttuazioni naturali, situazioni avvenute anche in passato. Sì, perché in passato sono stati registrati 40°C. Ma questa, purtroppo, diventa una forma di disinformazione, perché è sufficiente informarsi sui dati: quei dati che vengono consultati magari molto bene da chi si occupa di economia e che dovrebbe consultare anche quelli del clima, osservare le statistiche e accorgersi che i cambiamenti climatici sono rapidissimi e che stanno alterando le abitudini, la vita, e soprattutto ora stanno cominciando a danneggiare le aziende.
Coldiretti: al Nord Italia raccolti giù fino al 70%
Di questo si è occupato un articolo molto interessante pubblicato su un sito web della Rai. La Coldiretti è molto attenta a questo problema, parliamo ovviamente dei raccolti, e ci dice che nel Nord Italia la crisi delle produzioni raggiunge fino al 70%. E ricordo che il Nord è una delle aree italiane più produttive: sostanzialmente sta mancando il prodotto, come dire, più vicino a casa. Ecco perché i prezzi nei centri di distribuzione dove tutti noi possiamo andare a fare gli acquisti, a fare la spesa, sono cresciuti a dismisura.
Probabilmente dovremmo anche rimodellare alcuni aspetti dei prodotti che possiamo coltivare a causa del cambiamento climatico. Rivedere soprattutto gli impianti di irrigazione, attrezzare le aree che possono entrare in crisi a causa dei periodi di siccità che sono ricorrenti. Ci sono annate, faccio l’esempio del Nord Italia, dove c’è un eccesso di piovosità, ma ci sono ora sempre più annate in cui piove meno rispetto alla media; tra l’altro scoppiano incendi, come abbiamo raccontato in un altro articolo, anche sulle Alpi, l’area più piovosa d’Italia, l’area dove d’estate c’è il picco massimo di piovosità dell’arco dei 12 mesi. E in quest’area l’erba si sta seccando: i prati diventano gialli e gli incendi divampano come se fosse macchia mediterranea, dove i roghi sono più naturali, anche se ovviamente esistono raramente gli incendi procurati dall’autocombustione e le fiamme derivano quasi sempre dall’opera umana. Ma questo è un altro discorso, purtroppo, che affronteremo in un altro momento.
Per capire quanto la siccità al Nord si stia trasformando in emergenza conclamata, resta utile l’approfondimento su caldo africano e deficit idrico, così come quello dedicato alle grandinate e ai temporali estremi che colpiscono le campagne, e quello sui temporali di fuoco ormai osservati anche in Europa.
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