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Italia, nuova ricerca: siccità e ondate di calore: un mix letale

Giovanni De Laurentis di Giovanni De Laurentis
16 Mar 2026 - 17:10
in A La notizia del Giorno, Cambiamento Climatico
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Cambiamento climatico dal 2000 con ondate di caldo e siccità.

Sempre più eventi meteo estremi

(TEMPOITALIA.IT) Solitamente questi eventi meteo non si annunciano, giungono improvvisamente, e si come l’alta pressione venuta a Febbraio 2026. Ma d’estate, dapprima l’aria si fa rovente, poi la terra si asciuga dalle piogge torrenziali, ed il sole cocente prosciuga ogni goccia.

La combinazione simultanea di siccità e temperature fuori controllo sta diventando una consuetudine allarmante in tutto il Mondo ed in Italia, e devasta l’Estate che diventa la peggiore stagione dell’anno secondo molti italiani. Dagli inizi degli anni Duemila, questi fenomeni meteorologici, noti nella comunità scientifica come eventi composti, hanno registrato un’impennata globale che definire preoccupante è poco.

Una vera e propria tempesta perfetta, insomma. Capace di creare le condizioni ideali per innescare incendi devastanti. Basti pensare alla famigerata “Estate Nera” in Australia, tra il 2019 e il 2020, un disastro apocalittico che ha mandato in fumo 24 milioni di ettari e spezzato la vita di 33 persone.

Uno studio recente pubblicato sulla rivista scientifica Science Advances rivela un dettaglio tutt’altro che banale. L’aumento vertiginoso di queste catastrofi è guidato principalmente da episodi che iniziano con una feroce ondata di calore. Tra il periodo compreso dal 1980 al 2001, e quello successivo dal 2002 al 2023, la superficie terrestre colpita da questi eventi doppi è letteralmente raddoppiata. In effetti, il solo riscaldamento globale non basta a spiegare un’accelerazione così brutale.

Dalla fine degli anni Novanta, le interazioni naturali tra il suolo e l’atmosfera si sono intensificate a dismisura, rendendo molto più probabile che il caldo estremo inneschi condizioni di aridità acuta.

 

Il meccanismo degli eventi composti

Ma cosa succede esattamente sotto i nostri piedi e sopra le nostre teste? Parliamo di eventi estremi in cui la mancanza d’acqua e l’afa opprimente colpiscono la medesima regione in contemporanea, o a brevissima distanza l’una dall’altra. Spesso, il grilletto viene premuto da configurazioni atmosferiche su larga scala, come i tenaci sistemi di alta pressione di blocco, capaci di intrappolare condizioni calde e secche sopra una specifica area per periodi di tempo snervanti.

Sang-Wook Yeh, professore presso la Ewha Womans University in Corea del Sud e coautore della ricerca, lo spiega in modo cristallino. Quando questi due pericoli naturali si presentano insieme, tendono inevitabilmente a rafforzarsi a vicenda. Questa interazione continua tra terra e aria amplifica il riscaldamento superficiale e prosciuga rapidamente ogni traccia di umidità residua nel suolo. Il risultato finale è un impatto enormemente più distruttivo rispetto a quello che causerebbe un singolo evento isolato.

 

Questione di sequenze

L’ordine di arrivo dei fattori cambia il risultato, eccome. La sequenza esatta di questi eventi estremi è fondamentale perché porta con sé cause e meccanismi di distruzione del tutto differenti.

Prendiamo il caso tipico in cui il caldo torrido fa da precursore. Il forte irraggiamento solare diretto cuoce letteralmente il paesaggio, facendo evaporare a ritmi insostenibili l’umidità da piante e terreno, sfociando rapidamente in una severa siccità. Al contrario, se è la mancanza cronica d’acqua ad arrivare per prima, la scarsissima umidità del suolo fa in modo che l’energia del sole non venga spesa per il normale processo di evaporazione, ma si concentri per intero sul riscaldamento diretto della superficie terrestre. Terreno fertilissimo per la nascita di nuove e potenti ondate di calore.

Sebbene la maggior parte di queste situazioni a livello globale inizi storicamente con un periodo secco, l’attenzione della comunità internazionale si sta giustamente spostando sui danni incalcolabili che la variante guidata dal caldo sta infliggendo ad agricoltura, ecosistemi delicati e, non ultimo, alla salute pubblica.

In Russia, durante l’indimenticabile estate del 2010, un evento composto e i conseguenti incendi boschivi hanno provocato il decesso di quasi 55.000 persone. Qualcosa di tragicamente simile è accaduto con il mostruoso cupolone di calore nel Pacifico nord-occidentale nel 2021, un fenomeno anomalo che ha innescato un’aridità fulminea compromettendo gravemente le rese di grano, orzo e frutta in Canada, colpendo duramente province come la Columbia Britannica e l’Alberta.

 

Una mappa globale del rischio

Per valutare la reale portata di questa evoluzione, i ricercatori hanno deciso di abbandonare le vecchie e imprecise medie mensili. Hanno invece incrociato dati giornalieri ad altissima risoluzione che fondono le osservazioni storiche sul campo con i più avanzati modelli climatici.

Escludendo saggiamente le regioni polari, dove simili accoppiate sono rare, la mappatura mostra che l’area colpita è cresciuta a dismisura. A spingere sull’acceleratore di questa tendenza sono proprio gli eventi innescati dalle alte temperature, la cui estensione spaziale è letteralmente esplosa del 110% rispetto a un più modesto 59% registrato per quelli nati da carenze idriche. Le zone geografiche messe peggio? Sicuramente il nord del Sud America, le regioni meridionali degli Stati Uniti, l’Europa orientale, il cuore dell’Africa centrale e vaste aree dell’Asia meridionale.

 

Oltre la soglia critica

C’è un limite fisico oltre il quale il sistema climatico sembra impazzire, rifiutandosi di tornare indietro. Gli studiosi suggeriscono che questa rapida e pericolosa escalation si sia verificata subito dopo aver superato una specifica soglia di temperatura media globale. Parliamo di 14,3°C in assoluto, un confine invisibile ma determinante che il nostro pianeta si è lasciato alle spalle all’incirca nell’anno 2000.

Da quel preciso istante storico, le complesse dinamiche termiche tra il suolo e l’atmosfera hanno subito un vero e proprio cambio di regime strutturale verso uno stato costantemente intensificato. In parole povere, il meccanismo diabolico per cui i suoli inariditi generano temperature atmosferiche più alte, e viceversa, ha iniziato a girare a un regime di giri molto più alto e aggressivo.

Secondo l’opinione di esperti indipendenti come Meryem Tanarhte dell’Università Hassan II in Marocco e Ruth Cerezo Mota ricercatrice presso l’Università Nazionale Autonoma in Messico, l’uso di dati giornalieri ha finalmente squarciato il velo, offrendo un quadro straordinariamente nitido di questa mutazione climatica. Purtroppo, fa notare la dottoressa Cerezo Mota, in molte aree profondamente vulnerabili dell’Africa e dello stesso Messico mancano ancora studi capillari. Un vuoto dovuto non certo all’assenza di questi cataclismi, ma a una cronica carenza di dati storici affidabili o di risorse tecniche per analizzarli.

Se questa spirale distruttiva dovesse continuare incontrastata, gli impatti sulla nostra sicurezza alimentare, sulla frequenza degli incendi e sulla stabilità sanitaria diventeranno enormemente più rapidi e letali. Prevenire il peggio è ancora tecnicamente possibile, ma richiederà una consapevolezza nuova e l’applicazione immediata di strategie di adattamento radicali.

 

Tirando le somme, ecco cosa ci lascia questa fondamentale ricerca scientifica:

  • L’estensione globale degli eventi composti di caldo e mancanza d’acqua è drammaticamente raddoppiata negli ultimi decenni.
  • La scintilla principale di queste doppie catastrofi sono diventate le ondate termiche iniziali, molto più impattanti rispetto al passato.
  • Il superamento globale della temperatura di 14,3°C ha funzionato da innesco definitivo per l’accelerazione del fenomeno.
  • Il circolo vizioso tra un terreno arido che scalda l’aria e un’aria calda che prosciuga il terreno è ormai entrato in una fase di intensificazione permanente.
  • Solo con sistemi di allerta precoce e una gestione idrica innovativa potremo mitigare le ricadute sulla produzione agricola mondiale.

 

Fonti e approfondimenti (TEMPOITALIA.IT)

  • Science Advances – Pubblicazione Ufficiale AAAS
  • Carbon Brief – Analisi su clima ed energia
  • IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change
  • CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche
  • OMM – Organizzazione Meteorologica Mondiale
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Tags: alta pressioneondate caloreriscaldamento globalesiccità estrematemperature record
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Giovanni De Laurentis

Dopo aver frequentato il liceo scientifico, ha proseguito il proprio percorso accademico nel Regno Unito, dove si è laureato in Fisica presso l’University of Manchester all’età di 23 anni. Affascinato dalle dinamiche dell’atmosfera e dalle interazioni tra scienza e ambiente, ha poi conseguito un Dottorato (PhD) in Meteorologia presso l’University of Reading, uno dei principali poli di ricerca europei in questo ambito. Attualmente vive e lavora in Italia, dove si occupa di consulenza scientifica e supporto tecnico per applicazioni meteorologiche e fisiche nell’ambito industriale, collaborando con aziende e centri di ricerca per progetti che spaziano dalla modellistica ambientale alla progettazione di soluzioni innovative per l’industria.

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