Nei prossimi giorni violenti temporali colpiranno le regioni settentrionali, ormai si tratta di un fatto accertato che avevamo anche prospettato con le previsioni. Nel dettaglio, questa sfuriata assumerà caratteristiche di forte intensità e a dircelo sono più di un modello matematico: non solo il modello matematico tedesco, ma anche quello europeo e quello americano. Stiamo parlando di una situazione meteorologica che per quanto riguarda l’Italia vedrà fenomeni definiti ed estremi, perché innanzitutto avremo un’ondata di caldo sulle regioni centrali e meridionali con picchi termici esageratissimi, mentre questi temporali che andranno a colpire il Nord Italia per quel che mi riguarda potrei definire ancora una volta preoccupanti, visto e considerato tutto il caos che è avvenuto.
Il bilancio dell’ultima ondata di maltempo
Se avete avuto modo di leggere, o quantomeno di scorrere i titoli dei giornali e le cronache locali, avrete letto di tutti i danni procurati dai violenti nubifragi, dalle raffiche di vento e poi soprattutto dal dissesto idrogeologico: in alcune località ci sono state frane, ci sono stati smottamenti del terreno, addirittura alcuni ponti stradali su fiumi sono stati spazzati via dalla furia delle acque.
Questi fenomeni violentissimi sono capitati anche nel passato, soprattutto all’inizio della stagione che possiamo definire delle piogge, quella autunnale. Per il Nord non è propriamente la stagione delle piogge, perché anche d’estate si verificano precipitazioni, ma dall’autunno arriva il secondo picco annuale come pure in primavera, e quello autunnale risulta maggiore. Peraltro torna a piovere anche sul resto della Penisola.
Liguria e Toscana, l’orografia che moltiplica i rischi
I fenomeni meteorologici violenti sono soprattutto i temporali che nascono dalla vicinanza dei rilievi al mare. Lo abbiamo riscontrato in Liguria con i temporali violentissimi che si sono verificati a est di Genova. Alcuni hanno interessato anche l’ovest della città, che comunque è stata colpita da rovesci particolarmente intensi con accumuli complessivi anche oltre i 150 millimetri di pioggia, che non sono affatto pochi e che superano la media mensile di agosto.
I temporali hanno procurato danni in Piemonte e soprattutto in Lombardia, nella parte settentrionale della regione, a cominciare dalla Brianza. La Brianza è un’area che si trova a nord di Milano e che degrada dalla regione dei laghi verso la Pianura Padana: Milano non si trova in Brianza, il cui centro principale è Monza, città posta appunto a nord del capoluogo lombardo.
Il territorio brianzolo ha avuto parecchi danni a causa del maltempo, ma i guai si sono verificati soprattutto sulla fascia montana di Alpi e Prealpi, con alcuni centri urbani persino isolati: si parla addirittura di sei comuni rimasti tagliati fuori nei giorni scorsi, e alcune località turistiche hanno visto lo sgombero delle persone attraverso l’uso di elicotteri. In Valtellina, ad esempio, si trattava di seconde case, di persone che si trovavano in vacanza in montagna.
La montagna resta il fronte più delicato
La montagna è sempre soggetta a fenomeni estremi durante la stagione estiva, non è una novità, ed è per questo motivo che molto spesso, quando annunciamo i temporali, segnaliamo l’opportunità di evitare le escursioni in quota. Molte persone però lo fanno ugualmente, nonostante gli avvisi meteo della Protezione Civile, degli enti locali e delle tradizionali app che ormai abbiamo un po’ tutti di default negli smartphone e che ci avvisano continuamente delle allerte. Una persona che ha un minimo di responsabilità e che si espone a un’escursione dovrebbe controllare più bollettini per capire che cosa succede, prima di incappare nei guai.
Comunque sia, questi temporali possono procurare danni e problemi anche a chi non va in escursione, e lo abbiamo visto con i comuni isolati e con le località dove ci sono stati danni alle abitazioni, come in Liguria ma anche in Toscana. Soprattutto la parte nord-occidentale toscana, quella a est di Massa Carrara che arriva sino a Pontremoli, è un’area a rischio di precipitazioni violentissime, perché i monti sono praticamente arroccati alla costa e quindi si crea la coreografia ideale perché si verifichino fenomeni intensi, per giunta associati a temporali che nascono su un mare estremamente caldo.
Tutte queste situazioni, e anche quelle della Pianura Padana, diventano fenomeni rischiosi che ritroverete poi nelle varie allerte della Protezione Civile, l’unico ente a poterle diffondere, e di certo non i siti meteo in propria autonomia. Hanno motivo di esistere, perché i fenomeni estremi sono ormai ricorrenti: durante quest’ultimo peggioramento si sono viste anche forti grandinate tra il Piemonte e alcune località del Veneto, dove i danni hanno riguardato non solo le automobili, di cui siamo tutti un po’ sensibili, ma pure i tetti delle abitazioni e i pannelli fotovoltaici.
Downburst e trombe d’aria, due fenomeni distinti
L’essenza di questo articolo vuole esprimere il fatto che la nuova fase temporalesca potrebbe generare fenomeni estremi nelle aree che interesserà, perché coinciderà con l’ingresso verso l’Italia centrale e meridionale di aria rovente. È energia messa a disposizione delle nubi e delle masse temporalesche che poi danno queste precipitazioni e i forti fenomeni associati, come il vento.
Quel vento si chiama downburst e spesso viene confuso con la tromba d’aria o tornado, ma sono due cose estremamente distinte. In Italia abbiamo molti più danni procurati da questo vento orizzontale che dalle trombe d’aria: queste ultime sono fenomeni potenzialmente possibili con simili situazioni, e potenzialmente possibili non significa che ci saranno. Molto più frequenti sono invece le raffiche che superano abbondantemente i 100 chilometri orari: abbiamo visto video che francamente fanno impressione, e non riguardavano solo le regioni settentrionali, ma anche la Toscana centro-settentrionale.
Un altro fenomeno molto tipico dell’Italia e del Mediterraneo sono le trombe marine: per fortuna si verificano in mare e non procurano danni, se non nei casi in cui si spingono verso la battigia e l’immediato entroterra, dove le raffiche turbinose possono provocare qualche guaio. Sono casi piuttosto isolati, che però possono succedere quando l’instabilità atmosferica è così marcata.
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