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In questi giorni abbiamo visto delle violente grandinate in Francia e anche in Spagna, dove si sono verificati episodi di estrema violenza. Ma in Italia abbiamo delle aree che, dal punto di vista geografico, sono indicate come quelle estremamente più favorevoli, o meglio favorite, ad avere grandinate devastanti: parliamo di grandine con chicchi giganteschi, anche oltre i 10 centimetri di diametro. Chicchi di quelle dimensioni li abbiamo visti nella prima parte dell’estate. Soprattutto a luglio. Successivamente la persistenza delle alte pressioni ha praticamente annientato il transito delle perturbazioni, e questo ha tolto instabilità all’atmosfera, che si è ridotta sensibilmente. Vi ricordo comunque che dei temporali lungo la penisola – zone interne – e Sardegna, a tratti in Sicilia, ce ne sono stati molti.

 

La geografia del rischio: il Nord e la Valle Padana

Le aree a maggior rischio grandine sono quelle del Nord Italia, ed è lì che si possono verificare le grandinate con i chicchi maggiori. Ancor peggio, la Valle Padana, che resta l’area europea con le peggiori grandinate in assoluto. Non è un caso: la pianura funziona come un catino che intrappola calore e umidità nei bassi strati, mentre in quota transitano correnti più fresche e secche. Il contrasto termico che ne deriva è il carburante ideale per le celle temporalesche più organizzate, quelle capaci di reggersi per ore. Un contesto già descritto nell’approfondimento sulle supercelle e la grandine di maggio, quando i primi contrasti stagionali cominciano a farsi sentire.

Quest’anno, però, i chicchi più impressionanti non sono caduti in Pianura Padana. Ci sono stati nelle Marche e anche in alcune aree dell’Abruzzo, con chicchi che hanno superato i 10 centimetri di dimensione. A San Benedetto del Tronto, nelle Marche, una grandinata di incredibile violenza ha generato chicchi con un diametro che variava dai 10 ai 15 centimetri. Ha ovviamente creato danni ingentissimi. Si tratta di fenomeni veramente estremi, di quelli che lasciano il segno su carrozzerie, coperture e colture per anni. Ma anche nelle persone, perché mi ricordo che nei giorni successivi si vedevano molte auto protette da matterassi, piumoni. Insomma, c’era il terrore per la grandine.

 

Come si forma un chicco di grandine gigantesco

Il meccanismo è meno misterioso di quanto si creda, ma richiede una macchina atmosferica perfetta. Tutto parte dalla corrente ascensionale, l’updraft, cioè il fiume d’aria calda e umida che alimenta il temporale dal basso. Le gocce vengono sollevate fino a quote dove la temperatura è ampiamente sotto lo zero, oltre i settemila o ottomila metri, e lì congelano formando un embrione di ghiaccio.

Da quel momento comincia l’accrescimento. L’embrione, sospeso nel flusso, incontra acqua sopraffusa, cioè liquida pur trovandosi sotto zero, che gli si salda addosso strato dopo strato. Se congela di colpo, l’aria resta intrappolata e il ghiaccio risulta lattiginoso; se congela lentamente, le bolle sfuggono e lo strato appare trasparente. Ecco perché un chicco tagliato a metà somiglia a una cipolla, con anelli chiari e opachi alternati: sono le sue orbite dentro la nube. Ve ne abbiamo parlato varie volte, ma è sempre meglio ricordare.

Il punto decisivo, quello che separa una grandinata fastidiosa da una grandinata devastante, è la forza della corrente ascensionale. Per sostenere un chicco da 10 centimetri servono updraft con velocità dell’ordine dei quaranta o cinquanta metri al secondo, il che significa venti verticali paragonabili a quelli di una raffica di burrasca, ma rivolti verso l’alto. Solo una supercella, il temporale dotato di mesociclone, cioè di una rotazione interna persistente, riesce a mantenere quel motore acceso abbastanza a lungo. E quando l’updraft non ce la fa più, il chicco precipita, sfiorando in caduta i duecento chilometri all’ora.

 

Le regioni adriatiche, un rischio costantemente sottovalutato

Se ne parla poco, ma le regioni adriatiche, molto spesso vengono sottovalutate per quanto riguarda le grandinate. Pescara, ad esempio, è una delle aree italiane con rischio grandine notevole. Si tratta di un’area dove il mare, sempre più caldo, fornisce vapore acqueo in quantità e l’Appennino innesca la convezione nel pomeriggio. Il 10 luglio 2019 si ebbe una grandinata violenta e distruttiva, una delle peggiori mai viste in città: ci furono oltre trenta feriti.

Nel luglio 2026 una serie di grandinate ha interessato il ferrarese con chicchi tra i 9 e i 10 centimetri, un’altra grandinata ha interessato il modenese. Queste grandinate, tra il modenese e il ravennate, hanno provocato diversi feriti: si parla di quattordici sui giornali, auto distrutte, tetti danneggiati. Ma quando la grandine colpisce centri urbani di una certa rilevanza, a quel punto ci possono essere danni e problemi ben più seri, feriti compresi. Il 23 luglio 2023 fu interessata anche la città di Bologna da una violentissima grandinata.

E se parliamo del 2023, grandinate devastanti si ebbero nel Veneto con chicchi di dimensioni attorno ai 20 centimetri. Addirittura, grandinate si ebbero in Lombardia, in Veneto, in Friuli Venezia Giulia, in Piemonte. Un’estate che ha riscritto i primati europei e che ancora oggi resta il metro di paragone.

 

Il tappo anticiclonico esplode, ecco cosa può succedere dopo

Quest’anno la situazione non sembra grave come altri anni, per ora, anche se comunque ci sono state delle grandinate abbastanza importanti. Tutto ciò perché insiste questa area di alta pressione, che agisce da coperchio e impedisce all’energia accumulata di scaricarsi. Ma nel momento in cui succederà il passaggio di aria più fresca, ecco che qui potremmo avere degli inneschi perfino estremi, con fenomeni meteorologici di rilievo.

Ormai siamo nell’imminenza di una fortissima ondata di caldo, l’ennesima, la quinta pulsazione della lunga ondata di calore che da maggio interessa il Paese, come indicato nell’analisi sulla nuova fortissima ondata di caldo e nelle proiezioni sulla magnitudine da record. Questo ennesimo evento meteo, offrirà energia ai mari, riscaldandoli.

Al momento possiamo dire che ne sia fuori dal caldo estremo il settore centro-occidentale del Nord Italia, anche se si avrà un aumento della temperatura, i successivi temporali saranno prevalenti rispetto all’ondata di caldo.

Fuori dai nostri confini il copione è lo stesso, e si ripete con frequenza crescente. Le grandinate devastanti che avvengono in Francia e in Spagna stanno diventando ormai cicliche, anche perché soprattutto in Francia si verificano ondate di calore di notevole intensità e tutto ciò genera contrasti termici marcati, specialmente in un territorio che si affaccia all’Atlantico. In questi giorni c’è stato persino un tornado nel sud-ovest della Francia, si parla di un F3, insomma di forza notevole. Segnali che, messi in fila, dicono una cosa sola: il potenziale c’è, manca solo l’innesco.

 

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