Sulla carta politica la Sardegna è italiana, ci mancherebbe, per altro fa parte della Comunità Europea, con vantaggi e svantaggi. La mia passione per la storia dei popoli mi ha portato ad acquistare numerosi libri, anche recenti, sull’origine della popolazione della Sardegna. Io in questa bella Isola ci sono nato, e ho un legame speciale anche se ormai da un ventennio vivo a Milano, città vista esteriormente dagli italiani come grigia, assettica, difficile, con persone antipatiche. Questa convinzione si chiama pregiudizio. Il luogo comune di una Milano terribile non ha motivo di esistere. Ma son qui per parlare di geologia della Sardegna, però devo anche fare un cenno alla sua storia, in breve.
La Sardegna, abitata dal Neolitico, tra il 1700 e il 500 a.C. la Sardegna vide fiorire la civiltà nuragica, con migliaia di torri in pietra. Seguirono Fenici, Cartaginesi e Romani, che ne sfruttarono grano e miniere. Nel Medioevo i quattro Giudicati furono regni autonomi. Poi arrivarono Pisani, Genovesi, Aragonesi e Spagnoli, quindi i Savoia (1720). Nel 1861 il Regno di Sardegna divenne Regno d’Italia. Dal 1948 l’isola è Regione a statuto speciale.
Il sardo è riconosciuto come lingua, non dialetto, e varia molto anche tra zone vicine, in parte per l’isolamento geografico. Molti sardi vivono un’identità distinta, spesso prevalente a quella italiana. Diffuso è il senso di abbandono, fatto di strade carenti, trasporti costosi, servizi pubblici deboli, servitù militari e investimenti discontinui, spesso legati alle elezioni. Il confronto con le Isole di Spagna e Portogallo, in particolare Baleari, Madeira o le Canarie, meglio collegate, con autoostrade e non la terribile 131 sarda. Tali Isole, pur con i loro problemi, rende tangibile il divario.
Corsica e Sardegna: vicine ma diverse. La Corsica, genovese fino al 1768 e poi francese, ha il francese come lingua ufficiale, ma il corso, affine al toscano e al gallurese, resta centrale nell’identità isolana. Il senso di distanza da Parigi alimenta movimenti autonomisti forti, oggi maggioritari nell’Assemblea regionale. Le differenze con la penisola hanno radici anche geologiche: Sardegna e Corsica formano un unico blocco staccatosi dalla Provenza circa 30 milioni di anni fa, e le rocce sarde sono tra le più antiche d’Europa. Oggi strade, porti e aeroporti potrebbero colmare queste distanze.
Sottolineo che questo articolo non sostiene l’indipendenza sarda, ipotesi irrealistica nel mondo attuale.
La Sardegna è francese o italiana?
Sulla carta politica la Sardegna è italiana, ma le sue rocce raccontano ben altro. L’isola è un grande blocco di crosta terrestre spesso circa 30 chilometri e insieme alla Corsica forma il cosiddetto blocco Sardo-Corso. Le sue rocce registrano circa 540 milioni di anni di storia della Terra, quasi senza interruzioni. Dire che la Sardegna “non appartiene geologicamente all’Italia” è una semplificazione, però ha basi solide e vedremo perché. L’isola nasce come un pezzo del bordo meridionale dell’Europa, mentre la penisola italiana, con l’Appennino come spina dorsale, si è formata con meccanismi diversi e in tempi più recenti.
Il riferimento più completo è la carta geologica della Sardegna pubblicata nel 2016 da un gruppo di geologi guidato da Luigi Carmignani. Riunisce decenni di rilievi sul campo, compresi quelli del Progetto CARG dell’ISPRA, il servizio geologico nazionale.
Resti di una catena montuosa scomparsa
Sotto gran parte dell’isola ci sono i resti di un’antica catena di montagne, la catena varisica (o ercinica). Si formò tra circa 340 e 280 milioni di anni fa, quando due enormi continenti dell’epoca, Gondwana e Laurasia, entrarono in collisione e chiusero l’oceano che li separava. Lo scontro piegò e schiacciò le rocce, e il calore e la pressione ne cambiarono la struttura. Da questo processo nascono i graniti che oggi affiorano in tante zone dell’isola, dalla Gallura all’Ogliastra. Sono lo stesso magma che si raffreddò lentamente in profondità milioni di anni fa.
Le rocce più antiche risalgono a oltre 500 milioni di anni fa e si trovano soprattutto nel Sud-Ovest, nell’area del Sulcis-Iglesiente attorno a Iglesias. A quell’epoca questa zona era il bordo tranquillo di un mare, lontano da qualsiasi scontro tra continenti. Gli studi mostrano anche che il Sud-Ovest e la fascia orientale dell’isola avevano storie in parte diverse già prima della nascita della catena montuosa
Quella catena montuosa oggi non esiste più: il lunghissimo tempo trascorso con l’erosione l’hanno spianata. La Sardegna però ne conserva uno dei tratti meglio preservati di tutta l’Europa meridionale, e per questo è un laboratorio naturale molto studiato e poco conosciuti.
Il mare tropicale dei dinosauri
Nell’epoca dei dinosauri, tra circa 240 e 50 milioni di anni fa, la zona era coperta a tratti da mari caldi e poco profondi, legati a un antico oceano chiamato Tetide. Sul fondo si accumularono gusci e resti di organismi marini che col tempo si trasformarono in calcare. Una parte dei rilievi calcarei dell’isola, come i Supramonte e i tacchi dell’Ogliastra, nasce proprio da quei sedimenti.
Il distacco dalla Francia e la grande rotazione
Qui arriva il capitolo più sorprendente. Fino a circa 30 milioni di anni fa Sardegna e Corsica erano attaccate alla costa della Francia meridionale, all’altezza della Provenza e del Golfo del Leone. Allora il Mediterraneo occidentale aveva una forma molto diversa da quella di oggi.
A partire da circa 32-30 milioni di anni fa la crosta cominciò a stirarsi e a fratturarsi, un po’ come un impasto tirato da due lati. Sull’isola si aprirono lunghe fosse orientate da nord a sud, accompagnate da un’intensa attività vulcanica. Poi il blocco si staccò del tutto e iniziò a muoversi verso sud-est, girando lentamente in senso antiorario. Il movimento fu lentissimo, pochi centimetri all’anno, ma è durato milioni di anni. Nello spazio lasciato libero nacque il mare che oggi separa l’isola dalla Francia, il bacino Ligure-Provenzale.
Le prove di questo viaggio sono di tre tipi. Alcuni minerali delle rocce hanno “registrato” la direzione del campo magnetico terrestre nel momento in cui si sono formati, come piccole bussole fossili. Oggi puntano in una direzione sbagliata, e l’unico modo per rimetterle a posto è far ruotare l’isola all’indietro. C’è poi la forma delle coste: la costa occidentale di Sardegna e Corsica combacia con il Golfo del Leone, un po’ come due pezzi di un puzzle. Infine le rocce della Nurra, nel Nord-Ovest dell’isola vicino a Sassari, somigliano molto a quelle della Provenza.
Quanto ha girato l’isola
Sull’ampiezza della rotazione il dibattito è ancora aperto. Gli studi più vecchi parlavano di una rotazione di 50-60 gradi, avvenuta soprattutto tra 21 e 15 milioni di anni fa.
Nel 2023 tre ricercatori, Gaia Siravo, Fabio Speranza e Massimo Mattei, hanno proposto una lettura più complessa sulla rivista scientifica Tectonics. Secondo il loro studio la Sardegna sarebbe nata dall’unione di due pezzi distinti, rimasti separati fino a 21-30 milioni di anni fa lungo una grande frattura della crosta, la faglia di Nuoro, che passa vicino a Nuoro. Il Sud dell’isola sarebbe stato legato alla penisola iberica e avrebbe ruotato di più, fino a 90-120 gradi in tutto. Il Nord, unito a Corsica e Provenza, avrebbe girato di circa 60 gradi. Dopo la saldatura dei due pezzi, l’isola intera avrebbe proseguito la rotazione fino alla posizione attuale.
Nel 2026 lo stesso gruppo di ricerca ha pubblicato un nuovo studio basato sulle rocce della Nurra. La stima è di una rotazione di circa 90 gradi, avvenuta tra 30 e 15 milioni di anni fa, con un punto di partenza vicino alla Provenza. In pratica l’isola sarebbe partita disposta in orizzontale, da est a ovest, e avrebbe girato come un tergicristallo fino all’orientamento verticale di oggi. Si tratta di ricerche importanti, ma vanno lette per quello che sono: ricostruzioni che altri scienziati dovranno ancora verificare.
Il Campidano, i basalti e un’isola tranquilla
Più di recente, negli ultimi 10 milioni di anni circa, l’apertura del mar Tirreno a est ha di nuovo stirato la crosta dell’isola. È in questa fase che prende forma il Campidano, la grande pianura che da Cagliari risale verso Oristano. In origine era una fossa creata dall’abbassamento della crosta tra due fratture parallele, poi riempita dai sedimenti. Nello stesso periodo le colate di lava hanno formato gli altopiani di basalto, le “giare”, che ancora segnano il paesaggio.
Oggi la Sardegna è una delle zone più stabili del Mediterraneo. I terremoti sull’isola sono rari e di solito deboli, perché l’isola si trova lontano dalle aree in cui Africa ed Europa si scontrano. Dopo un viaggio durato milioni di anni, insomma, il blocco sardo-corso si è fermato. Per chi studia la Terra resta un archivio prezioso per capire com’è nato il Mediterraneo occidentale.
Credit
- Siravo, Speranza, Mattei (2023), Paleomagnetic Evidence for Pre‑21 Ma Independent Drift of South Sardinia From North Sardinia‑Corsica, Tectonics – AGU
- Siravo et al. (2026), Post‑Eocene 90° CCW Rotation of Sardinia‑South Corsica, Tectonics – AGU
- Carmignani et al. (2016), The geological map of Sardinia (Italy) at 1:250,000 scale, Journal of Maps
- Wolf et al. (2021), 3D crustal structure of the Ligurian Basin, Solid Earth – EGU