(TEMPOITALIA.IT) La stagione autunnale è in ritardo rispetto alla tabella di marcia, ma potrebbe riprendersi rapidamente nei prossimi giorni, quando sono attese varie perturbazioni in transito sull’Italia, e soprattutto un’attenuazione definitiva del caldo estivo.
Però, ulteriori sbuffi d’aria calda proveniente dal Sahara li avremo anche nel mese di ottobre, che rammentiamo per le regioni centromeridionali, e le isole maggiori, non è un mese rigido.
Osservando le proiezioni stagionali, se da una parte appaiono poco rassicuranti in ambito di normalità climatica, in quanto prospettano altre anomalie, la presenza di un indice di comportamento del clima, che altera pesantemente quello mondiale, questo si chiama La Niña, diverse perturbazioni oceaniche dovrebbero transitare durante il prossimo inverno, specie ad inizio stagione su gran parte d’Italia. Con tale fenomeno, abbiamo solitamente un abbassamento verso sud delle correnti oceaniche.
Nelle Alpi e l’Appennino si comincia a parlare di stagione della neve. Nelle Alpi negli ultimi anni ci hanno abituati a nevicate precoci, con addirittura un’apertura anticipata della stagione sciistica, ma quest’anno al momento non ci sono mai state nevicate a quote basse. Peraltro, neppure ce ne saranno settimana.
È una stagione autunnale in ritardo quella 2021, e c’è da augurarsi che non lo sia anche quella invernale, o meglio che le nevicate sui rilievi alpini, per cominciare, giungano presto, e soprattutto copiose per consentire agli operatori del turismo i programmi per la stagione invernale. Abbiamo necessità di normalità.
Quest’anno sarà possibile sciare. Ci saranno delle regole ben precise da rispettare, e finalmente gli amanti della neve potranno tornare sulle piste da sci. Le località montane torneranno a vivere, e finalmente ci sarà un barlume di normalità, in attesa che questo male venuto dall’oriente, o da chissà dove, sparisca definitivamente.
Riguardo le precipitazioni nevose attese durante la stagione invernale, i modelli matematici stagionali entrano in conflitto con le proiezioni derivanti dall’ausilio di un corretto utilizzo delle teleconnessioni, ovvero gli indici climatici di comportamento.
Questo inverno saremo influenzati da La Niña che dovrebbe favorire tanta neve sulle Alpi. Ma al momento le nuove elaborazioni del modello matematico europeo sono poco convincenti, e propongono un inverno con deficit nevoso. Per la neve sull’Appennino, invece abbiamo poche informazioni al momento. Verosimilmente l’Appennino settentrionale potrebbe essere maggiormente coinvolto dall’nevicate.
Generalmente invece, le grandi nevicate dell’Appennino centro-meridionale succedono quando ci anche il contributo di aria fredda proveniente dal Balcani. Ma anche questo relativo, perché con vento da occidente, fresco, la neve cade parecchio copiosa nel settore occidentale dell’Appennino, e allora in minor misura in quello del versante adriatico.
Un appunto è necessario farlo: lo scorso inverno le grandi nevicate sono giunte da appena dopo Natale sino alla prima decade di gennaio, nevicate copiosissime sulle Alpi. Vere e proprie badilate di neve in tutto l’arco alpino sino alle quote basse, come non capitava da circa dieci anni. Ma con una volta mancata la neve in Valpadana, se non con fugaci apparizioni.
Le proiezioni stagionali non rilevano mai eventi meteorologici di breve durata come quelli avvenuti scorso inverno, perciò, anche una linea di tendenza che mostra un deficit pluviometrico nevoso, non esclude eventi meteo estremi come quelli vissuti scorso inverno. Potremmo saperne di più decisamente più avanti, a cominciare da novembre. (TEMPOITALIA.IT)






