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Il mese di febbraio dell’anno 1956 rappresenta un punto di riferimento climatologico nella storia meteorologica di Roma, essendo uno dei mesi più nevosi registrati nella capitale italiana negli ultimi duecentocinquanta anni. Questa analisi dettagliata ci porta a esaminare non solo le specifiche condizioni meteorologiche che hanno caratterizzato quel periodo, ma anche a riflettere sull’evoluzione della raccolta dati meteorologici e sulle implicazioni climatiche più ampie.

 

Per comprendere l’eccezionalità di questo evento, è necessario iniziare dal contesto storico delle registrazioni meteorologiche. La documentazione sistematica delle nevicate a Roma inizia negli ultimi tre decenni del XVIII secolo, ma è soltanto all’alba del XX secolo che si assiste a una misurazione più precisa e metodica di questi fenomeni. Questo progresso nelle tecniche di raccolta e analisi dei dati meteorologici è fondamentale per apprezzare la portata dell’evento del 1956.

 

Nel corso del febbraio 1956, Roma fu testimone di ben nove giorni di nevicata, con una accumulazione totale di trentacinque centimetri di neve. Questa misura ha superato il precedente record di otto giorni nevosi, risalente al febbraio del 1803, delineando così un nuovo capitolo nella storia climatica della città.

 

Analizziamo in dettaglio i giorni salienti di questo evento:

  • 2 febbraio: La neve cadde sporadicamente durante la notte e la mattina, trasformandosi in pioggia mista nel primo pomeriggio.
  • 9 febbraio: Un’intensa nevicata, iniziata alle ore otto del mattino e protrattasi fino alle diciannove, lasciò dieci centimetri di neve al suolo.
  • 10 febbraio: Durante la notte, altri sei centimetri di neve si depositarono.
  • 11-13 febbraio: La neve fece la sua comparsa in serata l’11, proseguendo la mattina seguente e ripresentandosi in tarda serata il 13.
  • 17-18 febbraio: L’evento più significativo iniziò in tarda serata del 17 e continuò fino alla mattina del 18, con otto centimetri di neve registrati al suolo.
  • 19 febbraio: Breve nevischio durante la mattinata.

 

Questo mese si distinse anche per le sue temperature eccezionalmente basse. La media termica di 3,2°C, derivante da una media delle temperature minime di 0,2°C e delle massime di 6,2°C, testimonia un clima più rigido rispetto al famoso febbraio del 1929, che aveva una media di 4,2°C. È interessante notare come nel 1929 le temperature minime notturne fossero leggermente inferiori (-0,4°C), ma le massime diurne nettamente più alte (8,7°C). Questo suggerisce un regime climatico meno perturbato nel 1929, con solamente due giorni di neve.

 

Particolarmente rilevante è il record di temperatura minima assoluta mensile registrato a Roma Ciampino nel febbraio 1956: -6,9°C il 16 febbraio. Benché questo valore sia eccezionale, il record assoluto per Ciampino rimane -11°C, raggiunto nel gennaio del 1985.

 

Una situazione analoga si riscontra alla stazione del Collegio Romano, dove nel 1956 si registrò una minima di -3,8°C, contro i -5,6°C del gennaio 1985. Questa differenza evidenzia come l’ondata di freddo del 1985 fosse più intensa, ma di durata inferiore rispetto a quella del 1956.

 

Concludendo, il febbraio del 1956 a Roma si distinse per un freddo intenso e persistente, un fenomeno senza precedenti nel corso del XX secolo. Il numero di giornate con neve registrate quel mese rimane un record storico. Inoltre, l’intero inverno fu caratterizzato da un ritorno sorprendente di freddo e neve nel mese di marzo, consolidando ulteriormente la singolarità di quell’anno dal punto di vista climatico.

 

Questo episodio, oltre a essere un interessante caso di studio meteorologico, serve anche a ricordarci della variabilità del clima e della sua capacità di sorprenderci con eventi estremi.

 

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