Il 25 novembre 1343, il golfo di Napoli fu testimone di un catastrofico maremoto. La forza devastante di questo tsunami colpì con particolare violenza i golfi di Napoli e Salerno, causando ingenti danni e numerose perdite umane. La furia delle onde distrusse molte navi ancorate nei porti di Napoli e lungo la costiera amalfitana, inclusa la stessa città di Amalfi. Tra i testimoni di questo drammatico evento vi fu il poeta Francesco Petrarca, allora presente a Napoli in qualità di ambasciatore per conto di Papa Clemente VI. Alloggiato nel convento di San Lorenzo, Petrarca fornì una dettagliata descrizione degli eventi nel quinto libro delle sue “Epistolae familiares”. Un recente studio del 2019 ha attribuito la causa del maremoto a un’ingente frana sottomarina avvenuta a Stromboli, la quale, innescata da un’eruzione o un leggero terremoto, ha provocato il collasso della Sciara del Fuoco e generato un’onda di tsunami che si è propagata fino alle coste campane.
Napoli, è stata teatro di catastrofi naturali, ha vissuto nel 1343 uno dei suoi momenti più bui. Nonostante le numerose tragedie che hanno colpito la città, tra cui l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., il maremoto del 1343 rimane uno degli eventi meno ricordati, sebbene abbia avuto un impatto devastante. La testimonianza di Petrarca è uno dei pochi documenti che ci consentono di rivivere quella terribile esperienza, evidenziando la sua importanza storica e culturale.
Nella sua opera “Epistolae familiares”, Petrarca narra con dettaglio la terribile esperienza vissuta a Napoli e il maremoto che colpì la città con inaudita violenza. Curiosamente, il poeta fa riferimento anche a una profezia fatta da un religioso dell’isola di Ischia, che aveva predetto l’arrivo della catastrofe, aggiungendo un elemento quasi mistico alla narrazione. La presenza di Petrarca a Napoli era dovuta a motivi diplomatici, legati alla detenzione di alcuni prigionieri. Giunto in città, fu colpito dall’insolita oscurità del cielo, presagio del disastro imminente.
La mattina del 25 novembre, Napoli fu colpita da un’onda anomala che devastò il golfo. Petrarca, rifugiatosi nel convento di San Lorenzo, descrive nelle sue opere la paura e l’afflizione dei frati in preghiera, testimoni della catastrofe. Le sue parole raccontano il tremore dei vetri, le urla di disperazione nelle strade e il mare che risucchiava pescatori negli abissi.
L’analisi dell’evento suggerisce che una significativa frana sottomarina a Stromboli abbia innescato il maremoto. Il collasso della Sciara del Fuoco ha generato un’onda che ha raggiunto le coste campane, seguendo la descrizione di Petrarca e causando distruzione a Napoli, Amalfi e Pozzuoli.
La testimonianza di Petrarca non solo fornisce una preziosa cronaca storica ma sottolinea anche la vulnerabilità dell’uomo di fronte alla natura. Le sue parole, insieme ai recenti studi, ci offrono una comprensione più profonda di uno degli eventi più tragici del Medioevo italiano.

