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2150071958Il cancro ai polmoni si pone come uno dei nemici più ostici nella ricerca oncologica contemporanea. Nonostante i traguardi raggiunti fino ad oggi, le strategie terapeutiche vigenti, quali interventi chirurgici, applicazioni di radioterapia e cicli di chemioterapia, assicurano solamente a una minoranza, non oltre il 25% dei soggetti affetti, una prospettiva di vita che supera i cinque anni dalla diagnosi. Questa patologia continua a essere responsabile della perdita di oltre 1,8 milioni di vite annualmente a livello globale, secondo quanto rilevato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Allo scopo di elevare il tasso di sopravvivenza e migliorare la qualità di vita dei pazienti colpiti da cancro ai polmoni, un gruppo di scienziati provenienti dall’Università del Texas ad Arlington in collaborazione con il UT Southwestern Medical Center ha messo a punto un metodo innovativo. Tale metodologia prevede l’impiego delle cellule dello stesso paziente come veicolo, a mo’ di “cavallo di Troia”, per trasportare i farmaci chemioterapici direttamente all’interno delle cellule malate, come illustrato in una ricerca avanzata pubblicata sulla rivista specializzata Bioactive Materials.

Il fulcro di questa tecnica risiede nell’isolamento e successiva manipolazione della membrana delle cellule T modificate dell’individuo, per poi caricare quest’ultima con i principi attivi chemioterapici e avvolgerla intorno a particelle nanometriche destinate alla somministrazione del farmaco. Queste particelle, notevolmente più piccole di un capello, vengono reintrodotti nell’organismo del paziente: la membrana cellulare che le riveste agisce come un tipo di bussola molecolare, direzionandole precisamente verso le cellule tumorali. In questo modo, si ottiene un duplice vantaggio: la precisione del mirino e l’evitamento del rilevamento da parte del sistema immunitario dell’ospite, grazie alla mimetizzazione delle nanoparticelle che ricreano le proprietà delle cellule immunitarie.

La sperimentazione ha visto l’uso del Cisplatino, un agente chemioterapico, caricato su nanoparticelle avvolte da membrane cellulari. Il risultato ha evidenziato una maggiore tendenza di queste nanoparticelle a concentrarsi nelle zone affette da tumore piuttosto che in altre aree dell’organismo. L’effetto diretto di questa tecnica di somministrazione focalizzata è stata una diminuzione del volume dei tumori osservata nel gruppo di soggetti sperimentali, confermando di conseguenza l’efficacia del metodo.

 

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