Nei prossimi giorni, con l’intrusione di aria fredda in quota, quindi nel Nord Italia, in alcune aree si potrebbero generare potenti supercelle temporalesche. Questi eventi meteo estremi sono capaci di generare piogge intense, venti violenti, grandinate e, in circostanze più insolite, addirittura tornado. I tornado o trombe d’aria sono eventi di cui l’Italia non è immune, e si possono sviluppare anche in prossimità di centri abitati. Per fortuna sono più frequenti, e comunque sempre pericolosi, i downburst (la raffica del temporale).
Qui sotto le mappe dove l’atmosfera risulterà, nei prossimi giorni, territorio ideale per la genesi di temporali, anche a supercella. Tuttavia, man mano che andremo verso sud, nonostante valori favorevoli, l’anticiclone africano ne impedirà la formazione.
Le supercelle sono i temporali più pericolosi, sia per la loro forza che per i potenziali danni che possono causare. Questi sistemi temporaleschi, che possono raggiungere un’altezza di 10-12 chilometri, sono caratterizzati da una zona di bassa pressione chiamata mesociclone. Con l’incremento delle temperature, aumenta anche l’energia potenziale disponibile per lo sviluppo di queste imponenti celle temporalesche. L’umidità e il calore nei bassi strati dell’atmosfera svolgono un ruolo fondamentale in questo processo, portando alla formazione di fenomeni meteo estremi come le supercelle e, più raramente, i tornado.
Oltre alla grandine, con le supercelle si incrementa anche il rischio di raffiche di vento estremamente forti, note come downburst. Questi venti discendenti possono raggiungere velocità di 120-130 km/h, causando danni significativi. I downburst sono caratterizzati da forti raffiche di vento che si muovono orizzontalmente dal fronte avanzante del temporale, raggiungendo velocità superiori ai 100 km/h.
Il cambiamento del clima sta influenzando sempre più spesso la formazione di questi fenomeni estremi. Il riscaldamento dell’atmosfera provoca un aumento dell’evaporazione, incrementando così l’energia disponibile per l’innesco delle supercelle. Questo è ciò che sta accadendo ora: l’ingresso di correnti instabili in quota sta destabilizzando l’atmosfera, portando alla formazione dei primi temporali sulle Alpi. Il nostro focus è rivolto in particolare al finire di questa settimana, ma al momento da confermare nel corso della giornata di giovedì.
Le supercelle, con la loro complessità, rappresentano un fenomeno meteo affascinante ma pericoloso. Sono costituite da diverse componenti chiave, tra cui il mesociclone, l’updraft e il downdraft. Il mesociclone è il cuore della supercella, un’area di rotazione che si estende verso l’alto per diversi chilometri, alimentata dall’aria calda e umida che sale e dall’aria fredda che scende. L’updraft è un forte flusso ascendente di aria calda e umida che alimenta la tempesta, con velocità che possono superare i 160 km/h, permettendo la crescita della supercella e la formazione di nuvole a grande sviluppo verticale. Il downdraft è costituito da correnti discendenti di aria fredda che si formano quando l’aria riscaldata all’interno del temporale si raffredda e scende verso il basso, causando forti raffiche di vento e piogge intense.
La sommità della supercella si forma quando le correnti ascensionali raggiungono la tropopausa e si espandono orizzontalmente, creando una struttura simile a un’incudine. Le supercelle possono essere classificate in tre principali categorie: supercelle classiche, supercelle HP (High Precipitation) e supercelle LP (Low Precipitation).
Le supercelle classiche presentano tutte le caratteristiche tipiche, inclusi updraft e mesociclone ben definiti, e possono generare tutti i tipi di fenomeni meteo estremi. Le supercelle HP sono caratterizzate da precipitazioni molto intense che possono oscurare la visuale del mesociclone e dei tornado associati. Le supercelle LP, invece, hanno meno precipitazioni rispetto alle supercelle classiche, ma possono comunque produrre grandine di grandi dimensioni e tornado. La formazione delle supercelle richiede condizioni atmosferiche particolari, come una forte instabilità, un elevato contenuto di umidità nei bassi strati dell’atmosfera e forti variazioni di velocità e direzione del vento con l’altitudine, note come wind shear. Questi fattori combinati favoriscono la rotazione e la crescita della tempesta.
