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Stiamo vivendo in un’epoca in cui il cambiamento climatico verso una fase super-calda è fuori discussione. Cambiamenti climatici verso fasi fredde e calde, come quella che stiamo vivendo, sono anche fisiologici, naturali, tuttavia certamente più lineari, meno sconvolgenti e anche più lenti nel corso dei secoli e dei millenni. Il riscaldamento che stiamo vivendo nella nostra epoca è qualcosa certamente di molto più irruento, frenetico, impattante rispetto a quanto si è registrato in passato, e tale da palesare chiaramente una causa scatenante non naturale. La causa nota, oramai conclamata, è l’azione antropica esasperata nell’utilizzo di combustibili fossili per i processi industriali e per tanto altro di cui necessita la vita moderna,  azione che immette in atmosfera quantità enormi di Anidride Carbonica, CO2, e anche di altri gas minori, tutti responsabili dell’esasperazione dell’effetto serra naturale e, dunque, di un aumento innaturale della temperatura, il tutto in pochissimi decenni.

 

In un contesto di esasperazione termica al rialzo, va messo nel conto, poi, un altro fattore di fondamentale importanza, ossia l’aumento di concentrazione di vapore acqueo in atmosfera. Una maggiore, anomala presenza di vapore acqueo in atmosfera, è una conseguenza diretta dell’aumento della temperatura (che favorisce una maggiore evaporazione); una maggiore presenza di vapore acqueo, a sua volta, contribuisce a una ulteriore esasperazione della componente termica. In sostanza, all’aumentare della temperatura dell’atmosfera, aumenta anche la capacità di quest’ultima di contenere maggiori quantità di vapore, quantità eccedenti la norma che producono un ulteriore incremento dell’effetto serra instaurando, quindi, un feedback positivo (ad una azione corrisponde un processo che ne intensifica l’effetto). Dunque, non solo più caldo, ma anche più umido e maggiore intollerabilità al caldo: sappiamo, infatti, che un maggiore tasso di umidità relativa, determina una percezione termica più esasperata, nella sostanza si avverte una temperatura di diversi gradi superiore a quella effettivamente presente.

 

Dal grafico allegato, che sostanzialmente rappresenta l’andamento della concentrazione di vapore acqueo tra l’alta Troposfera e la medio-bassa Stratosfera, notiamo in maniera inequivocabile come dagli anni 80 a oggi, sia cresciuto in maniera costante il quantitativo di vapore acqueo. L’indagine e il grafico sono riferiti alle quote medio alte, poiché a quelle quote il vapore acqueo è più resistente e più facilmente monitorabile; alle quote più basse, la più facile condensazione lo rende meno indagabile nel tempo, ma la concentrazione è ugualmente esasperata. Le varie linee, dall’arancio, rosso, poi a quelle a scala di verde e fino alle linee blu e viola, rappresentano le varie quote con scarto di 2 km l’una dall’altra a salire, dai 16.000 m circa (16 km) fino ai 28.000 m, 28 km. E’ bene evidente come la concentrazione di vapore acqueo, sia progressivamente cresciuta negli ultimi decenni a partire dagli anni 80, tuttavia con una temporanea decrescita tra il 2003 e il 2008, poi con nuova ascesa rapida verso il 2009/2010, a seguire, con un appiattimento o arresto della crescita dal 2010 circa al 2021. Da notare, però, una nuova e repentina esasperazione della crescita dal 2022 e fino ai nostri giorni. Tutta la crescita pregressa, fino al 2021, ma considerando anche fasi di decrescita o di stasi, è stato senz’altro il frutto del riscaldamento globale a matrice antropica. L’impennata, però, chiaramente esponenziale dal 2022 a oggi, ha avuto anche un fattore con-causa straordinario: l’eruzione del vulcano sottomarino Hunga Tonga, situato nell’arcipelago di Tonga, Oceano Pacifico, accorsa nel gennaio del 2022.

 

Questa eruzione ha immesso in atmosfera una quantità impressionante di vapore acqueo, essendo appunto sottomarino e con il cratere colmo di acqua marina, addirittura nell’ordine di diverse decine di milioni di tonnellate, quantitativo che, e questo è il dato più importante, in buona o parte ha raggiunto anche la Stratosfera, dove il vapore acqueo stesso è meno condensabile e più resistente.  Dunque, come mostra anche l’improvvisa puntata in alto delle linee nel grafico a partire proprio dal 2022, stiamo vivendo da 2 anni circa con un’atmosfera pregna di vapore acqueo, gas che oltre a accentuare l’effetto serra, esasperando ancora più l’aumento termico globale, rende l’aria eccezionalmente afosa, umida e irrespirabile, con forte aggravamento del disagio, ancora più, poi, su territori circondati da mari, come quello italiano. Non si sa quando questa condizione di afa esasperata possa cessare o perlomeno diminuire. Ci sono alcune indicazioni verso una certa diminuzione del vapore acqueo, ma potrebbero passare ancora diversi mesi per condizioni meno esasperate, perlomeno come quelle precedenti l’eruzione eccezionale. Il modo scientifico monitora costantemente la situazione, se non altro per il forte impatto sugli eventi estremi, piogge torrenziali e fenomeni distruttivi conseguenti, oltre che per la salute umana, essendo enormemente aumentate l’insofferenza a elevati tassi di umidità e anche le conseguenze spesso nefaste per i fisici più debilitati.

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