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Dobbiamo preoccuparci dell’intelligenza artificiale generale?

Luigi Barbieri di Luigi Barbieri
31 Ott 2024 - 16:45
in Magazine
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(TEMPOITALIA.IT) Il concetto di intelligenza artificiale generale (AGI), ovvero un’intelligenza capace di eguagliare o superare le capacità cognitive umane in compiti multipli, è un tema che sta suscitando preoccupazioni e speranze. Il raggiungimento della cosiddetta “singolarità” – il momento in cui le macchine diventano più intelligenti degli uomini – è stato per lungo tempo una speculazione futuristica, ma con il rapido progresso dell’apprendimento automatico la questione è divenuta sempre più attuale. Tuttavia, gli algoritmi moderni, basati su modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM), restano limitati poiché, pur producendo risposte credibili, non sono in grado di “pensare” come un umano.

 

La vera sfida verso l’AGI è realizzare sistemi in grado di risolvere problemi complessi e versatili come fanno gli esseri umani. Gli algoritmi esistenti sono spesso specializzati e necessitano di dati specifici; invece, un’AGI avrebbe una capacità generica d’adattamento a compiti nuovi, aprendosi alla possibilità di sviluppare una coscienza artificiale, anche se questa prospettiva appare ancora remota.

 

Ben Goertzel, pioniere e fondatore di SingularityNET, ha previsto che entro il 2029 o 2030 un computer potrebbe avere una capacità di calcolo paragonabile a quella di un cervello umano, e in ulteriori 10-15 anni potrebbe raggiungere il potere di elaborazione dell’intera società umana. Nonostante queste stime, altri esperti, come Geoffrey Hinton e Yoshua Bengio, hanno posizioni divergenti. Hinton ritiene che l’AGI potrebbe essere raggiunta entro 20 anni, mentre Bengio invita alla cautela, sottolineando che la reale tempistica è ancora imprevedibile.

 

L’evoluzione verso un’AGI solleva anche timori significativi, a partire dal rischio di disinformazione. Le AI sono già utilizzate per creare immagini e contenuti falsi, rendendo difficile distinguere la realtà dalle manipolazioni digitali. Questo fenomeno, che minaccia la veridicità dell’informazione, potrebbe degenerare, diventando sempre più sofisticato e difficile da controllare.

 

Un ulteriore problema è l’impatto ambientale legato alle risorse richieste dall’intelligenza artificiale. I modelli di AI di grandi dimensioni richiedono una quantità enorme di energia e risorse, aggravando l’impronta di carbonio. Con il progredire del cambiamento climatico, la dipendenza da infrastrutture energetiche ad alta intensità potrebbe peggiorare ulteriormente la situazione. (TEMPOITALIA.IT)

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