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Scienziati fanno rinascere un millenario albero biblico

Luisa Bruno di Luisa Bruno
04 Ott 2024 - 15:45
in Magazine
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Negli anni ’80, un gruppo di archeologi scoprì un seme sconosciuto in una grotta nel deserto della Giudea. Questo seme, risalente a oltre 1.000 anni secondo la datazione al radiocarbonio, appartiene a una specie di albero che sembra essere menzionata nella Bibbia. L’analisi del DNA ha confermato che il seme appartiene al genere Commiphora, una famiglia di piante conosciute per la produzione di resine aromatiche, come l’incenso e la mirra. Attualmente, esistono circa 200 specie viventi di Commiphora, distribuite principalmente in Africa, Madagascar e nella Penisola Arabica.

 

 

Il seme, chiamato Sheba, è stato piantato e coltivato, crescendo fino a quasi 3 metri in 14 anni. Questo ha permesso agli scienziati di analizzarne le caratteristiche e di scoprire che Sheba è morfologicamente simile ad altri alberi del genere Commiphora, ma distinto da tutte le specie campionate, come C. angolensis, C. neglecta e C. tenuipetiolata. Si ritiene che Sheba sia un sopravvissuto di una popolazione di alberi estinta nella regione del Levante meridionale, che include l’attuale Israele, Palestina e Giordania.

 

 

Gli studiosi ipotizzano che Sheba possa essere collegato alla resina biblica chiamata “tsori”, menzionata nei libri della Genesi, Geremia ed Ezechiele e associata a proprietà guaritrici. L’analisi fitochimica delle foglie e della resina di Sheba ha rivelato un’alta concentrazione di triterpenoidi pentaciclici, noti per le loro proprietà curative, anti-infiammatorie, anti-batteriche e anti-cancro. Inoltre, nelle foglie è stato rilevato un contenuto di circa il 30% di squalene, un composto utilizzato nella cura della pelle.

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