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Verso la luna e oltre. Con uno scudo chiamato Orion

Luigi Barbieri di Luigi Barbieri
17 Ott 2024 - 08:45
in Magazine
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Man mano che ‌l’umanità si avventura sempre più lontano nello ⁤spazio, le missioni ‍spaziali diventano progressivamente più‍ lunghe e complesse. Una delle sfide principali che gli astronauti dovranno affrontare è l’esposizione prolungata alle‌ radiazioni spaziali. A differenza della ⁢Terra, ⁤che è protetta ⁤dal suo campo magnetico e dall’atmosfera, lo spazio interplanetario è un​ ambiente altamente radioattivo. Questa esposizione rappresenta un rischio ‌significativo per la salute degli equipaggi impegnati ⁤in⁣ missioni⁤ a lungo termine, come quelle previste sulla Luna e su Marte. Per​ mitigare questi rischi e ⁢garantire la sicurezza degli astronauti, è essenziale comprendere quali tipi di protezione possano offrire i futuri ⁣veicoli spaziali‌ e i dispositivi‌ di‌ protezione individuale. Per fare ciò,​ è necessario quantificare il livello di radiazioni durante l’intero⁢ volo.

 

Uno degli obiettivi principali di Artemis I,‍ la prima missione⁢ senza‌ equipaggio del programma Artemis della NASA, era misurare l’esposizione alle radiazioni all’interno della capsula Orion. Questo‍ esperimento ha permesso per la prima volta la raccolta di dati continui durante un viaggio Terra-Luna. Le agenzie spaziali ‍DLR, ESA e NASA hanno recentemente pubblicato i primi risultati di questi esperimenti sulla rivista Nature.

 

La missione Artemis I è‍ partita dal Kennedy Space Center il 16 novembre 2022 a bordo del razzo SLS​ e ha fatto ritorno sulla ‌Terra l’11 dicembre 2022, dopo‍ aver percorso‌ oltre 2,25⁤ milioni di chilometri e ‍aver effettuato due sorvoli della Luna. La ⁣capsula ‌Orion, il veicolo⁤ spaziale scelto dalla NASA per trasportare gli astronauti nell’orbita lunare, era equipaggiata con ‍una serie di strumenti per raccogliere ‍dati sulle radiazioni. Tra questi, l’Hybrid Electronic Radiation Assessor (HERA) ‍della NASA, un⁢ rilevatore di particelle cariche, e gli active dosimeters, sensori ⁢in grado ⁣di registrare un’ampia⁤ gamma ​di energie della radiazione ionizzante.

 

I​ dati raccolti durante la missione ​Artemis I hanno rivelato che l’esposizione alle radiazioni all’interno ​della capsula Orion variava significativamente a‌ seconda⁣ della posizione del⁣ rilevatore. Le aree più schermate della navicella offrivano una protezione dalle⁣ particelle energetiche delle fasce di Van Allen quattro ⁣volte maggiore rispetto a⁤ quelle meno schermate.‍ Questo⁤ risultato convalida il‌ progetto di shielding della navicella. Inoltre, le misurazioni hanno mostrato che nell’area più ​schermata della capsula, le radiazioni⁢ sono⁣ rimaste sotto i 150 millisievert, ⁣un livello di ‍sicurezza tale ​da​ prevenire‌ malattie ⁢acute da radiazioni.

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