(TEMPOITALIA.IT) In questo approfondimento cercheremo di comprendere e individuare quanto c’è di vero in alcune previsioni che indicano una stagione invernale con nevicate in Valle Padana e poi in estensione durante le ondate di gelo a Firenze e Roma.
Innanzitutto, vediamo quando la neve cade mediamente in Pianura Padana. Generalmente, questa zona d’Italia tende a raffreddarsi durante le notti serene; la coltre di vapore acqueo che si forma nel periodo freddo riduce sensibilmente la forza della radiazione solare. Da queste parti, il freddo si auto-genera, ma quando c’è una spinta anche di breve durata di aria fredda, l’intensità del freddo aumenta. Le gelate notturne si estendono per buona parte della giornata, soprattutto quando persiste la nebbia. Il tempo è spesso grigio durante l’inverno, che inizia a novembre. Ormai il clima invernale è imminente. Ovviamente, il suo inizio varia da anno a anno e, negli ultimi tempi, con l’aumento delle temperature globali, la durata e l’intensità del freddo in Pianura Padana si sono ridotte.
L’Osservatorio di Milano Brera, fondato a metà del ‘700, raccoglie dati meteorologici da allora. I barometri chiusi, che si sono alternati nel tempo, hanno effettuato rilevamenti sia sul tetto dell’edificio di Brera, sia nei giardini di alcuni scienziati, registrando temperature estreme fino a -20 °C, mentre la stazione meteo ufficiale di Brera segnava -15 °C. A quei tempi, l’urbanizzazione era diversa e la Pianura Padana era coperta da boschi.
Tuttavia, la mancanza di vegetazione e l’urbanizzazione mostrano che il gelo, come quello del passato, è diventato meno frequente negli ultimi anni. Abbiamo assistito a una riduzione delle ondate di freddo provenienti dalla Siberia; nell’ultimo decennio, si sono verificate solo un paio di volte con una certa intensità. Queste ondate, insieme a quelle artiche, che però producono effetti differenti, contribuiscono ad aumentare il freddo in queste zone.
Roma e Firenze, invece, sono soggette a un freddo di origine diversa, solitamente temporaneo, che arriva da masse d’aria fredda provenienti dalla Valle del Rodano (se gelide) oppure da est-nordest, come dalle pianure sarmatiche, dalla Siberia, dai Balcani o dal Circolo polare russo. Pur essendoci pianure, il raffreddamento notturno in queste città viene interrotto dal riscaldamento diurno. In queste zone, le inversioni termiche non generano il cosiddetto cuscinetto d’aria fredda che si forma in Pianura Padana.
Le proiezioni stagionali indicano una stagione invernale con precipitazioni superiori alla media nel Nord Italia, e anche al centro, sud e Sicilia. Questo potrebbe essere positivo, a patto che le precipitazioni siano accompagnate da temperature che permettano le nevicate a bassa quota sia sui rilievi alpini che nelle regioni appenniniche, dove la neve è stata scarsa negli ultimi anni. La neve è parte integrante della climatologia appenninica, non solo di quella alpina e prealpina. In pianura, al Nord Italia, la neve è un fenomeno occasionale, ma in media, durante la stagione invernale, si verificano una decina di nevicate. Tuttavia, la media può variare: ci sono anni poveri di neve e altri con numerose giornate nevose.
Le previsioni stagionali suggeriscono un maggiore impatto dell’aria fredda rispetto agli anni precedenti, a causa del rapido raffreddamento di una vasta area in Siberia, dove si sta formando una copertura nevosa eccezionale, fenomeno che non accadeva da almeno dieci anni. Già lo scorso inverno, con una significativa copertura nevosa, l’aria fredda è penetrata ad ovest della barriera dei Monti Urali, causando un’ondata di gelo eccezionale nella regione di Mosca. Le temperature in quella zona sono scese fino a -30 °C, un valore che non si registrava da decenni.
Nell’era del Global Warming, o riscaldamento globale, si potrebbe pensare che il freddo intenso non si verifichi più alle nostre latitudini, ma non è così. Il riscaldamento globale aumenta la temperatura media e la frequenza di eventi meteo estremi, tendenzialmente verso il caldo, ma intensificando anche alcuni episodi di freddo. Tuttavia, se il riscaldamento globale intensifica il freddo, perché non si verificano più eventi di gelo intenso come nel 1985 o nel 1956?
Probabilmente si tratta di coincidenze e della presenza di strutture bariche gigantesche che hanno evitato il fenomeno, non favorendo il travaso di aria gelida dalla Siberia verso l’Europa. Nulla di più. Il riscaldamento globale è sicuramente un fattore, ma allo stesso tempo non impedirebbe la formazione di condizioni ideali per il travaso di masse d’aria gelida come quelle del 1985 e del 1956, quando si verificarono in Italia ondate di gelo eccezionali e nevicate storiche. Nel 1985, il fenomeno durò meno rispetto al 1956, che si protrasse quasi per un mese, mentre nel 1985 fu più breve, di circa due settimane. Una durata simile a quella del 2012, ma molto più intensa.
E dunque, avremo ondate di gelo nell’inverno 2024-2025? Non ci sono risposte certe. Possiamo solo ipotizzare le possibilità, individuando quelle strutture che potrebbero creare le condizioni climatiche ideali. Possiamo dire che con La Niña c’è una maggiore possibilità, così come con un vortice polare debole, e con un mix di altri indici climatici che quest’anno sembrano più favorevoli nelle proiezioni.
Tutto ciò potrebbe favorire una stagione ideale per alcune nevicate anche in Pianura Padana, dove è più normale vedere la neve rispetto a Roma e Firenze, città dove però potrebbe tornare nella stagione in arrivo. (TEMPOITALIA.IT)







