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Esopianeti simili alla Terra con atmosfera?

Leandro Fontana di Leandro Fontana
05 Nov 2024 - 12:45
in Magazine
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Gli astronomi dell’Università di Chicago‌ hanno sviluppato un metodo innovativo per determinare la presenza di un’atmosfera‌ su esopianeti lontani. Questo progresso rappresenta un ⁢passo significativo ⁣verso‌ la comprensione ⁣della ‍potenziale abitabilità di questi mondi distanti. L’immagine artistica di Gj 1132 b,⁤ un esopianeta simile alla Terra, ⁤ci offre un’idea di ⁤come potrebbe apparire. I crediti per‌ questa rappresentazione vanno alla NASA, all’ESA e a​ Robert L. Hurt⁢ dell’IPAC.

 

(TEMPOITALIA.IT) Uno degli obiettivi principali dell’astronomia moderna è identificare esopianeti che possano ospitare la vita. Tra i vari ‍fattori che determinano l’abitabilità di un pianeta, la presenza di un’atmosfera è cruciale. Questo strato ⁤gassoso non solo isola il pianeta, ⁢ma regola anche la sua temperatura. Sulla Terra, ad esempio, ‌l’atmosfera​ distribuisce il calore solare, mantenendo il‌ pianeta in condizioni temperate e favorevoli alla ⁣vita.

 

Determinare se un pianeta lontano possiede un’atmosfera è una sfida complessa. Non possiamo osservare direttamente esopianeti simili alla Terra, quindi gli scienziati devono affidarsi a indizi indiretti, come le variazioni di luce quando un pianeta orbita attorno alla sua stella. Sebbene siano stati scoperti molti esopianeti⁣ rocciosi simili al nostro, nessuno è stato confermato con certezza come dotato di un’atmosfera. Comprendere la formazione e la conservazione delle ⁤atmosfere è fondamentale per prevedere quali pianeti potrebbero essere abitabili.

 

Qiao Xue, dottoranda presso l’Università di⁣ Chicago, insieme al ⁣team guidato da ‍Jacob Bean, ha sviluppato un nuovo metodo per determinare la presenza di un’atmosfera su ⁤esopianeti. Questo approccio‍ si è dimostrato ⁢più semplice ed efficiente rispetto ⁢ai metodi ⁢precedenti. Se applicato a un numero maggiore di pianeti, potrebbe⁤ migliorare la nostra ⁢comprensione dei modelli ⁢di formazione delle atmosfere.

 

Il metodo,‌ originariamente proposto nel ​2019 da Bean e Megan Mansfield⁤ dell’Università dell’Arizona, si basa sulla differenza tra la temperatura ​misurata di un pianeta e quella teoricamente prevista. Le atmosfere distribuiscono il calore ‌su tutta la ‍superficie del pianeta, riducendo la temperatura del lato ⁤più caldo, quello rivolto verso la stella. Se la temperatura effettiva di un esopianeta è inferiore ​a quella teorica, si può presumere che un’atmosfera stia svolgendo una funzione di termoregolazione.

 

Fino ⁢a poco tempo fa, mancavano strumenti abbastanza precisi per ​misurare accuratamente queste temperature. Tuttavia, il telescopio spaziale James Webb ‍ha cambiato le carte in ​tavola, permettendo di ottenere misurazioni precise delle temperature dei pianeti attraverso l’analisi dell’energia che emettono.

 

Quando un esopianeta transita⁣ davanti alla sua stella, oscura una parte della sua luce, causando una leggera diminuzione della luminosità osservata. Quando il pianeta si⁣ trova quasi dietro la ⁣stella, possiamo misurare la massima luminosità del⁢ sistema, che include la luce della stella e ⁢quella del pianeta. Sottraendo‌ la luce della stella da questa ‍misura, si ottiene ‍la luminosità del‍ pianeta, e⁢ quindi la sua ​temperatura. ⁣Applicando questo metodo, Xue ha ​concluso che Gj 1132 b non possiede un’atmosfera, ⁣poiché ‌la ​sua​ temperatura misurata è troppo⁣ vicina a quella massima teorica. Questo lo esclude come candidato per la vita.

 

Il nuovo metodo non è l’unico per ⁢determinare la presenza di⁢ un’atmosfera su⁤ un ⁤esopianeta, ma è ​più semplice e affidabile. È ⁣meno soggetto a‌ errori rispetto ad altre tecniche, come quella che misura la luce filtrata attraverso l’atmosfera del ‌pianeta, che può essere ⁢influenzata dall’attività ‌stellare e‍ dalla presenza di nubi. (TEMPOITALIA.IT)

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