
(TEMPOITALIA.IT) Godiamocela, questa parentesi di sole. Perché durerà non troppo a lungo. Siamo nel bel mezzo di una fase anticiclonica che sta regalando un lungo weekend di Pasqua davvero insperato fino a pochi giorni fa. Le festività scorrono con temperature tardo primaverili, cieli tersi e quella sensazione di voler prolungare all’infinito le gite fuori porta. Peccato che l’atmosfera abbia già in cantiere qualcosa di piuttosto diverso, e i modelli previsionali stiano litigando tra loro su cosa esattamente stia arrivando.
Cosa succede dopo il 10 Aprile?
Fino al 9-10 Aprile non c’è granché da segnalare. L’anticiclone tiene duro, il sole è prevalente, le temperature restano su valori decisamente superiori alla norma del periodo. Poi, però, la situazione si complica. E non di poco. I centri di calcolo internazionali mostrano scenari sensibilmente diversi tra loro, il che rende qualsiasi previsione dettagliata ancora prematura.
Il primo elemento su cui i modelli sembrano concordare è la discesa di una profonda saccatura fredda sull’Europa centrale tra il 10 e il 12 Aprile, con un movimento piuttosto anomalo verso sud. In quel frangente, le regioni del Nord e quelle adriatiche sarebbero le prime a subire l’ingresso di aria più fredda, con un deciso calo termico e condizioni sempre più instabili tra Sabato 11 e Domenica 12 Aprile.
Il ciclone mediterraneo: ipotesi ancora incerta
Qui la faccenda si fa interessante, diciamolo. La saccatura, nel suo scivolamento verso latitudini più meridionali, potrebbe interagire con le acque ancora relativamente calde del Mediterraneo, innescando la formazione di un vero e proprio vortice ciclonico all’altezza della Tunisia. Uno scenario che non è affatto scontato: non tutti i modelli lo vedono, e quelli che lo mostrano non concordano sulla traiettoria né sull’intensità. Il GFS americano, in alcune sue emissioni, spinge verso questo scenario più aggressivo. L’ECMWF risulta invece più cauto, mostrando un quadro meno estremo.
Se il ciclone prendesse forma e si mettesse in viaggio verso il Meridione, le conseguenze potrebbero essere significative: piogge diffuse, maltempo organizzato e un calo termico brusco al Sud. Le Isole Maggiori e i versanti ionici risulterebbero tra le aree più esposte. Ma siamo ancora nel campo delle ipotesi, e le prossime emissioni dei modelli potrebbero cambiare sensibilmente il quadro.
La lacuna barica di metà mese
Ammesso che la fase perturbata tra 11 e 12 Aprile si realizzi, i modelli intravedono una successiva evoluzione capricciosa e difficile da interpretare, con la formazione di una cosiddetta lacuna barica attorno al 13-14 Aprile. Si tratta di una zona dove non si impone né un’alta pressione decisa né una perturbazione ben strutturata: il risultato è un tempo incerto, irregolare, con rovesci sparsi difficilmente prevedibili con largo anticipo. Questa circolazione disorganizzata potrebbe trascinarsi fino al 16 Aprile, coinvolgendo soprattutto il settentrione e le regioni centrali tirreniche.
Poi, stando alle medie degli scenari probabilistici, tornerebbe a farsi largo un promontorio anticiclonico. Ma anche qui la parola d’ordine è cautela: un Aprile 2026 che non vuole seguire copioni prevedibili difficilmente concederà certezze a lungo termine. Serviranno ancora diversi aggiornamenti prima di poter tracciare un quadro attendibile della seconda metà del mese.






