Seguici su Google

Il Monte Spurr, situato a circa 120 chilometri da Anchorage in Alaska, rappresenta un punto nevralgico data la vicinanza con la città più popolosa dello stato e il suo aeroporto internazionale, cruciale per il traffico aereo merci e militare. La recente attività sismica e le modifiche geologiche osservate hanno portato l’Osservatorio Vulcanologico dell’Alaska (AVO), gestito dall’Università dell’Alaska e dall’US Geological Survey, a elevare il livello di allerta a Giallo. Questo segnale di allerta, il primo dal 2004, indica un potenziale risveglio del vulcano, che non eruttava dal periodo 1992-1994, gestito anch’esso dall’AVO.

 

Dall’aprile di quest’anno, si è registrato un incremento dell’attività sismica sul Monte Spurr, ma non è stato questo il solo indicatore di potenziale pericolo. Le stazioni GNSS hanno rilevato deformazioni del terreno che suggeriscono un possibile afflusso di magma a pochi chilometri di profondità sotto il vulcano. Questi dati, insieme alle immagini satellitari che mostrano un piccolo lago nel cratere e vapori in uscita dalla sommità, configurano uno scenario di pre-allarme.

 

La comunicazione di questi segnali è complessa. L’interpretazione dei dati richiede una grande cautela per evitare allarmismi prematuri che potrebbero minare la fiducia pubblica e avere ripercussioni economiche significative. La situazione attuale presenta due scenari possibili: un’eruzione o un ritorno alla quiescenza del vulcano. I segnali attuali sono simili a quelli osservati prima delle eruzioni del 1992, ma è anche vero che molte intrusioni di magma non portano a eruzioni effettive.

 

Le eruzioni del 1992-1994 hanno avuto un impatto economico relativamente contenuto rispetto ad altri eventi vulcanici in Alaska, grazie a un migliorato sistema di monitoraggio e previsione delle ceneri vulcaniche. Tuttavia, il rischio maggiore rimane la caduta di cenere, che può avere effetti devastanti su vasta scala, come dimostrato dalla caduta di 3-5 millimetri di cenere su Anchorage e dalla dispersione di cenere e aerosol fino a 19.000 metri di altezza.

 

Le eruzioni hanno anche generato flussi piroclastici, lahar e bombe vulcaniche, con queste ultime che hanno raggiunto distanze di oltre 10 chilometri dalla bocca eruttiva. Inoltre, i detriti vulcanici hanno causato la formazione di un lago temporaneo ostruendo il corso del fiume Chakachatna.

Seguici su Google