(TEMPOITALIA.IT) Siamo abituati, negli ultimi anni, a vivere inverni sostanzialmente miti, taluni con abbondanza di precipitazioni anche nevose, ma essenzialmente sui monti, altri oltre che miti anche piuttosto asciutti.
L’elemento distintivo delle ultime stagioni, da diversi anni a questa parte, è senz’altro un andamento termico sopra le righe, con persistenti anomalie termiche positive, non solo sul Mediterraneo e sull’Italia, ma a scala generale sull’Europa.
Naturalmente, siamo tutti consci che il cambiamento climatico sta incidendo in maniera determinante su questo andamento anomalo e che in una serie storica di inverni caldi, potremmo essere alle porte di un ennesimo inverno insignificante.
Tuttavia, come abbiamo avuto più volte modo di sottolineare nei nostri editoriali sul cambiamento climatico, un’atmosfera più calda a livello globale può, e in effetti lo fa anche con riscontri, incentivare la dinamicità delle onde planetarie e, senz’altro, incentivarne anche la sostanza, al punto tale da determinare ricorrenti e sempre più incisive intrusioni delle stesse verso la Stratosfera Polare, ossia verso i piani più alti dell’atmosfera sulla verticale del Polo.
Quest’aria calda in arrivo dal basso in quella sezione atmosferica, può disturbare il Vortice Polare e, benchè in un contesto generale di surriscaldamento globale, questi disturbi, di tanto i tanto, possono comportare crisi del Vortice Polare stesso, tali da indurne rilassamenti verso le medie e basse latitudini.
E’ capitato sovente, in questi ultimi 10 anni condizionati dai cambiamenti climatici, che, essenzialmente nei mesi invernali, surriscaldamenti stratosferici abbiano prodotto configurazioni ellittiche del Vortice Polare stesso o, in alcuni casi, anche Split, ossia divisione del VP, con sortite fredde piuttosto insistenti e anche corpose su alcuni settori emisferici, nonostante sulla gran parte intorno regnassero condizioni miti.
E’ capitato meno spesso sui comparti europei, in maniera più sovente su quegli americani, tuttavia vanno certamente messe nel conto improvvise esasperazioni fredde nel corso di ogni inverno.
Relativamente al primo mese invernale prossimo, Dicembre (l’inverno meteorologico ha ufficialmente inizio dal 1 dicembre), gli ultimissimi dati di massima sull’evoluzione mensile complessiva, evidenziano una consueta, oramai, presenza, forse anche prevalente, dell’alta pressione subtropicale a scala euro-atlantica.
Tuttavia, come abbiamo avuto modo di rilevare già in una precedente analisi su dicembre 2024, essa sembrerebbe, perlomeno nelle simulazioni matematiche, assumere un assetto spiccatamente meridiano, poco zonale.
Questo aspetto deporrebbe per possibili o più ricorrenti sue modulazioni verso Nord e non tanto per collocazioni lungo i paralleli. Per di più, i massimi di alta pressione sarebbero dati in maggiore concentrazione verso i settori centro-occidentali europei, meno sostanziosi su quelli centro orientali.
In una ipotesi di configurazione barica di massima a scala euro Atlantica come questa descritta, l’Italia potrebbe trovarsi per diverse fasi di dicembre sotto l’egida anticiclonica, quindi protetta dall’Alta Pressione e con tempo spesso asciutto.
Si troverebbe più di sovente, tuttavia, sul margine orientale della protezione anticiclonica, per cui rimarrebbe al tempo stesso esposta a possibili incursioni di aria fredda da Nord, in azione lungo il fianco orientale anticiclonico.
Che tipo di tempo, dunque, dovremmo aspettarci sulla base degli ultimissimi dati per dicembre 2024?
In sintesi, un tempo spesso asciutto, anche con belle giornate soleggiate e, quindi, con Alta Pressione abbastanza presente, ma da mettere nel conto anche incursioni di aria fredda che, per periodi magari brevi, 2/3 giorni, ma non escluso fino anche ad una settimana, potrebbero solcare il Mediterraneo centrale e portare condizioni prettamente invernali sul nostro territorio, magari anche significative su aree circoscritte.
Sulla base degli scenari simulati per questo dicembre, ci starebbero tutte almeno 1/2 irruzioni fredde anche importanti. Nel complesso, il mese sarebbe più asciutto rispetto alla media, quindi con precipitazioni sotto i quantitativi tipici del periodo, probabilmente con deficit maggiore sulle regioni settentrionali e su parte di quelle centrali tirreniche, in misura minore al Sud, sul medio-basso Adriatico e sulle Isole Maggiori.
Sotto l’aspetto termico, la media generale del mese potrebbe chiudersi su valori leggermente positivi, magari per una prevalenza di giornate con un leggero sopra media, tuttavia computando fasi più brevi con temperature piuttosto fredde e sotto media. Continueremo a monitorare i dati di massima stagionali sul mese di dicembre, apportando periodici aggiornamenti. (TEMPOITALIA.IT)





