(TEMPOITALIA.IT) Negli ultimi decenni, il clima invernale delle regioni temperate, specialmente nel bacino del Mediterraneo, ha subito una trasformazione significativa. Gli inverni di 30-40 anni fa erano caratterizzati da un susseguirsi di perturbazioni estese, con piogge abbondanti e regolari in autunno e nevicate frequenti a basse quote o addirittura in pianura durante l’inverno.
Oggi, però, assistiamo a un andamento completamente diverso, in cui la fenomenologia tipica sembra rarefatta e più sporadica, mentre aumentano i fenomeni estremi localizzati.
La differenza appare evidente già dall’autunno, stagione in cui le perturbazioni atlantiche estese, capaci di portare piogge diffuse ma moderate, erano la norma. Oggi, invece, le ondate di maltempo arrivano sporadicamente e spesso in forma violenta, concentrate in brevi episodi dovuti al transito di gocce fredde, ovvero piccoli vortici ciclonici isolati che portano fenomeni intensi su aree limitate. Questo cambiamento è strettamente legato a una variazione nella circolazione atmosferica globale.
Le analisi meteorologiche indicano che la posizione del fronte polare, il limite tra le correnti polari fredde e quelle subtropicali, si è spostata più a nord rispetto al passato. Questo cambiamento ha determinato un’espansione verso latitudini più alte delle alte pressioni subtropicali, che ora occupano la fascia climatica temperata, allontanando da queste regioni le perturbazioni atlantiche più vaste e organizzate.
Di conseguenza, l’Italia e gran parte dell’Europa meridionale si trovano per lunghi periodi sotto l’influenza di campi di alta pressione, con condizioni di stabilità e tempo soleggiato che raramente lasciano spazio a estese perturbazioni.
Quando il flusso delle correnti perturbate polari presenta forti oscillazioni, possono generarsi piccoli vortici ciclonici isolati che si staccano e raggiungono la regione mediterranea. Questi vortici, conosciuti come “gocce fredde”, sono spesso responsabili delle ondate di maltempo intenso e breve, con piogge torrenziali o grandinate concentrate in aree limitate.
In pratica, invece di essere investiti da grandi sistemi perturbati, oggi sperimentiamo solo brevi incursioni condite da estremi meteorologici. Questa nuova configurazione è una diretta conseguenza dei cambiamenti climatici, che hanno modificato la circolazione atmosferica, aumentando lo spessore dell’atmosfera e permettendo alle alte pressioni subtropicali di avanzare verso le latitudini temperate. Questo scenario rappresenta una sfida per il futuro, poiché le regioni temperate potrebbero continuare a subire inverni sempre meno regolari e con fenomeni atmosferici più intensi e localizzati. (TEMPOITALIA.IT)










