In tempi normali sarebbe del tutto naturale la neve nel corso del mese di novembre e, soprattutto, poi, sui monti. Sappiamo bene, però, e da tanti anni a questa parte, che gli stravolgimenti climatici hanno scombussolato l’andamento stagionale e la neve in montagna è tutt’altro che scontata, anche in pieno o tardo autunno.
Le scorribande subtropicali stabilizzanti e calde sono sempre più ricorrenti, anche nelle stagioni umide/fredde, con mancanza di precipitazioni e, spesso, quando esse vi sono, lo zero termico si pone piuttosto in alto, inibendo precipitazioni solide sotto i 1700/1800 m.
Dunque, in questi tempi di magra, soprattutto di freddo, certamente fa notizia anche la prospettiva di possibile arrivo della neve a quote medie o medio-basse, tra i 1000 e 1.500 metri.
Rilievi italiani in prevalenza brulli, senza il caratteristico manto bianco che dovrebbe contraddistinguerli in questa fase stagionale, almeno fino ai 1200/1300 metri. C’è però, una svolta in vista.
Sotto l’aspetto termico, qualche impulso più freddo e tale da configurare una parvenza di condizioni più invernali, arriverebbe anche a medio giro, ossia dal fine settimana prossimo, ma mancherebbe la componente umida e instabile associata al calo termico, per cui le precipitazioni sarebbero pressoché assenti lì dove riuscirebbe a penetrare aria più fredda;
dove ci sarebbe più pioggia, la temperatura continuerebbe ad essere abbastanza elevata, con comparsa di fiocchi occasionali a quote medie. Dunque, occasioni per nevicate significative sui monti, non nell’immediato e nemmeno a medio termine, piuttosto verso il medio-lungo periodo, ossia intorno a metà mese.
Per quella fase, diciamo dal 13/14 del mese e per alcuni giorni successivi, potrebbe concretizzarsi un secondo affondo più freddo ma, questa volta, associato anche a un vortice depressionario in grado di attivare una estesa e diffusa instabilità su buona parte della penisola.
Come mostrato nell’immagine interna neve, ci sarebbero, dunque, occasioni, oltre che per piogge diffuse, anche per nevicate diffuse su buona parte dei rilievi, soprattutto centro settentrionali.
Le precipitazioni, nel complesso, potrebbero essere di minore intensità e di minore frequenza sulle regioni del Nord, tuttavia la neve sulle Alpi potrebbe essere più diffusa a quote medio-basse, fino a quote collinari, specie su Centro Est Alpi.
Sul Centro Nord Appennino, le precipitazioni potrebbero essere più abbondanti, ma con un quadro termico leggermente più alto, benché anche qui in apprezzabile calo rispetto ai valori precedenti, e, dunque, con neve che potrebbe scendere fin verso i 1200/1300 m, non escluso localmente anche verso i 1000 m o anche sotto, in qualche fase, specie sul Nord Appennino.
Buone precipitazioni sono attese al Sud, ma qui con calo termico meno apprezzabile e quota neve che potrebbe rimanere abbastanza alta. Tuttavia, nulla è ancora dato per certo, sia in riferimento alle aree più interessate dagli impulsi freddi, sia in riferimento alla quota neve.
Potrebbe accadere, infatti, e ciò dipenderebbe da variazioni del quadro barico anche non particolarmente rilevanti rispetto ai dati attuali, che la penetrazione di aria fredda possa essere più sostanziosa, con quota neve che potrebbe ulteriormente abbassarsi su molti settori italiani.
Maggiori dettagli sul possibile arrivo di nevicate nel corso della seconda decade di novembre, e anche relativi alla estensione della neve e alla quota, nei nostri successivi aggiornamenti.