Nell’atmosfera densa di anidride carbonica di Venere, recenti ricerche indicano che non vi è sufficiente vapore acqueo per supportare l’ipotesi di un passato ricco d’acqua. Se confermate, queste scoperte suggerirebbero l’inutilità di cercare tracce di antichi oceani su Venere e potrebbero spostare l’attenzione scientifica verso pianeti più caldi della Terra attorno ad altre stelle.
In passato, gli scrittori di fantascienza immaginavano Venere come un mondo di oceani e paludi. Con l’arrivo delle sonde spaziali, le temperature capaci di fondere il piombo hanno distrutto tali visioni, ma alcuni ipotizzarono che il pianeta fosse stato in precedenza simile alla Terra, forse 4 miliardi di anni fa. Questa teoria avrebbe reso Venere un modello per individuare mondi in uno stadio evolutivo precoce, ottimali per futuri studi astronomici.
Tre studiosi dell’Università di Cambridge hanno suggerito che Venere non è mai stata un luogo ospitale. Se un effetto serra incontrollato avesse riscaldato il pianeta, l’ambiente sarebbe stato simile a un bagno di vapore piuttosto che alle attuali condizioni iper-aride. La disputa tra due principali teorie rimane: una vede Venere come un pianeta in origine ospitale, rovinato da un effetto serra naturale, mentre l’altra lo considera sempre caldo e arido.
La concentrazione di deuterio nell’atmosfera aveva portato alcuni a ipotizzare la presenza passata di abbondante idrogeno, sufficiente a formare oceani profondi. Tuttavia, altre spiegazioni chimiche sono state proposte.
La dottoranda Tereza Constantinou e il suo team hanno adottato un approccio basato sull’analisi della chimica atmosferica di Venere, osservando come le sostanze rimosse dall’atmosfera vengano reintegrate attraverso l’attività vulcanica. I vulcani terrestri emettono principalmente vapore acqueo, ma su Venere, questo elemento è quasi assente.
Se Venere contenesse acqua nel suo interno, parte di essa dovrebbe fuoriuscire tramite i vulcani, considerati attivi. Tuttavia, l’atmosfera del pianeta non è favorevole alla sopravvivenza del vapore acqueo. Secondo i calcoli del team, i vulcani venusiani emettono meno del 6% di acqua rispetto a gas come l’anidride carbonica o il solfuro di carbonile. Ciò indica un interno di Venere estremamente povero d’acqua, suggerendo che eventuali riserve siano evaporate molto presto nella storia del pianeta.
Secondo Constantinou, le prossime sonde spaziali potranno fornire risposte definitive. Tuttavia, l’assenza di oceani rende improbabile che Venere abbia mai sostenuto una vita simile a quella terrestre, che richiede acqua liquida. Questo fenomeno potrebbe derivare dal lento raffreddamento del magma superficiale di Venere, che ha permesso all’acqua di sfuggire nell’atmosfera.
Questo studio impone un ripensamento sulla ricerca di mondi abitabili. Se Venere non è mai stata adatta alla vita, altri pianeti simili nella zona abitabile interna potrebbero avere le stesse limitazioni. Ciò influenzerà le priorità per l’uso di telescopi attuali e futuri, orientandoli verso pianeti con maggiori probabilità di ospitare condizioni compatibili con la vita.