Nel nostro emisfero settentrionale, la copertura nevosa ha raggiunto un livello da record, un fattore di grande rilevanza considerando il fenomeno dell’albedo. L’albedo, in breve, riflette i raggi solari attenuandone gli effetti, riducendo così le temperature che si registrerebbero in assenza di neve.
La presenza di un’ampia condizione di albedo sulla superficie terrestre è spesso indice di eventi di gelo nei mesi successivi. Come mostra la cartina, le aree con minore copertura nevosa sono quelle dell’Europa, dove comunque la neve è presente. L’Europa, influenzata dalla Corrente del Golfo, presenta temperature più elevate rispetto ad altre regioni situate alla stessa latitudine. Ad esempio, le Isole Britanniche appaiono quasi completamente sgombre di neve, mentre in altre zone del pianeta alla stessa latitudine la neve è abbondante.
Consideriamo inoltre la latitudine dell’Italia in confronto all’Asia: in quest’ultima area, spesso caratterizzata da rilievi o altopiani, la neve è un elemento comune. Tuttavia, il mese di dicembre non rappresenta il periodo di massima estensione della copertura nevosa. Si prevede che a gennaio tale copertura aumenterà ulteriormente, accentuando così l’effetto dell’albedo.
Con una diminuzione dell’albedo, avremo più possibilità di registrare temperature inferiori rispetto a quelle dello scorso anno. Nonostante le incursioni di aria tropicale che si manifesteranno dall’Atlantico centrale verso le Isole Britanniche e la Scandinavia, queste perturbazioni porteranno enormi quantità di neve, soprattutto in Scandinavia e nella Russia europea. Le alte pressioni che si formano sul continente europeo tendono infatti a spingere verso nord le perturbazioni atlantiche, che a loro volta, scendendo verso sud, causano nevicate eccezionali in regioni meno abituate a ricevere grandi quantità di neve.
Gennaio: prospettive di freddo intenso
Questo fenomeno deve essere attentamente valutato nelle previsioni a lungo termine. Il mese di gennaio potrebbe risultare particolarmente favorevole all’arrivo di masse d’aria fredda, anche verso l’Italia, più di quanto avvenga a dicembre. Nelle prossime due settimane, infatti, non ci sarà soltanto alta pressione, ma anche incursioni di aria fredda.
Va notato che le proiezioni di alta pressione sono spesso riviste e ridimensionate nel tempo. Questo elemento è talvolta trascurato, portando a un’esagerazione dell’inaffidabilità dei modelli matematici nelle previsioni di freddo, mentre si tende a considerare più affidabili le previsioni di ondate di caldo.
Modelli matematici e cambiamento climatico
Anche se i modelli matematici stagionali prevedono temperature mediamente sopra la media, queste anomalie, solitamente comprese tra 0,5°C e 1°C, vanno analizzate nel contesto del cambiamento climatico. Tali valori, relativamente contenuti, non rappresentano un elemento significativo. Pertanto, mi aspetto un mese di gennaio 2024 più freddo rispetto al precedente, proprio perché la condizione emisferica attuale appare decisamente più favorevole.