Dati sempre più freddi e candidi per le festività natalizie. A dire, il vero non sarebbe particolarmente freddo a tal punto da portare gelo intenso e magari nevicate pianeggianti diffuse.
Tuttavia, la struttura barica attesa è tale da arrecare condizioni schiettamente invernali su una buona fetta dell’Italia e con neve diffusa fino a bassa quota.
Intanto, va rilevato che, sul nostro territorio, per peculiarità tipiche della nostra morfologicamente varia e affusolata penisola, difficilmente una irruzione di aria fredda (o comunque un contesto di tipo invernale), porta neve collinare, a bassa quota o al piano che sia, in maniera estesa sul territorio.
Il fenomeno nevoso, specie a bassa quota, nella maggior parte dei casi riguarda aree settoriali, con interessamento non più di metà territorio circa, ma spesso molto meno;
l’altra metà a secco o con poca sostanza di neve. Ciò doverosamente premesso, andiamo a tentare primi dettagli, sebbene sia ancora presto per attribuire loro una buona affidabilità, su come possa esprimersi e dove di più l’irruzione fredda natalizia.
Circa la fase di inizio dell’irruzione fredda, resta confermata la data di lunedì 23 dicembre.
Nel corso di questa giornata di inizio settimana e antivigilia di Natale, un nucleo di aria fredda, originariamente groenlandese, scivolerebbe lungo il bordo orientale di un’Alta Pressione di blocco sull’Ovest del continente e, dopo aver attraversato l’Europa centrale, irromperebbe verso il Mediterraneo centrale e l’Italia.
Si tratterebbe di aria piuttosto fredda alle quote medio-alte, tra –30 e -35 gradi intorno ai 4.800 metri, meno fredda alle quote più basse, -2/-4 a 1300 m circa, ma, grazie a un cospicuo freddo in quota, la colonna termica sarebbe ben predisposta per neve collinare diffusa e fino a quote molto basse.
Ma quali sarebbero le aree più coinvolte, stando agli ultimissimi aggiornamenti? L’irruzione fredda pre-natalizia e anche natalizia, avrebbe come obiettivo principale le regioni centro-meridionali e, tra queste, di più quelle del medio-basso Adriatico, del Sud in genere e anche la Sicilia.
Si tratterebbe, infatti, di un’azione instabile nettamente meridiana, quindi traiettoria delle correnti Nord-Sud e con gran parte delle aree settentrionali del tutto saltata, per via della protezione delle Alpi, mentre proprio i settori Alpini, soprattutto più settentrionali, sarebbero diffusamente interessati da nevicate.
Relativamente al Centro Sud, neve fino a bassa quota sulle aree adriatiche, anche abbondante in Appennino tra Sud Marche, Abruzzo e Molise;
neve in collina o a bassa quota anche su Est Lazio, Sudest Umbria e sui rilievi emiliano-romagnoli e toscani a inizio irruzione, lunedì 23, poi qui in miglioramento più rapido.
Neve diffusa sul Sud Appennino, di più sui rilievi campani centro orientali e su quelli Nord lucani, anche pugliesi centro settentrionali. La neve, come già accennato, potrebbe raggiungere anche le basse quote, 2/300 m, in particolare tra Abruzzo, Molise, aree interne campane e Nord Puglia, anche Nord Lucania;
diffusamente tra 3/400 e 600 m altrove in Appennino, inizialmente più in alto sui rilievi calabresi e siciliani, poi, da martedì 24, anche qui fino a 5/600 m circa.
Naturalmente, neve fino in fondo valle sulle aree alpine più settentrionali. Quali sarebbero, infine, le giornate nelle quali nevicherebbe? Da lunedì a Natale compreso, quindi neve sulle aree citate tra il 23, il 24, martedì di Vigilia, e anche il giorno di Natale, stando ai dati ultimissimi.
Da Santo Stefano, probabile allontanamento del nucleo freddo verso la Grecia, con tempo in miglioramento su tutta la penisola, ma con freddo ovunque, specie notturno e mattutino.