Ci sono novità in riferimento alla possibile evoluzione dell’inverno. Abbiamo evidenziato, in precedenti aggiornamenti, che ci sono indici di variabilità climatica in grado, a grandi linee, di indicare il possibile andamento di massima di una stagione.
Per l’evoluzione dell’inverno, un indicatore di buona validità è senz’altro il cosiddetto indice NAM, acronimo di North Annular Mode, l’indice che monitora i geopotenziali, ma anche le condizioni termiche, su tutta la colonna atmosferica, dalla Troposfera alla Stratosfera.
Esso è particolarmente finalizzato a valutare la forza del Vortice Polare e, dunque, a valutare la piega che può prendere, a scala euro-atlantica, la stagione invernale.
Senza entrare in troppi tecnicismi, l’indice può manifestarsi con due fasi, una positiva e l’altra negativa. Se in fase positiva, il Vortice Polare si presenta forte, più avvinghiato a sé stesso, meno incline a ondulazioni verso le basse latitudini e, dunque, con occasioni per freddo meno ricorrenti;
se in fase negativa, le condizioni del Vortice Polare sono opposte, ossia più debole, più rilassato e con maggiore opportunità che nuclei freddi possano staccarsi da esso e raggiungere le latitudini medie e basse continentali, anche mediterranee.
Sempre in un precedente aggiornamento avevamo anche rilevato che, se la fase positiva supera la soglia convenzionale di +1,5, a scala euro-atlantica e anche sul Mediterraneo, può innescarsi un periodo, anche relativamente lungo, con prevalenza di circolazione zonale, ossia caratterizzata da aria più mite, a volte umida a volte più secca, di matrice atlantica e con minori opportunità per azioni fredde.
Ebbene, dall’analisi ultimissima dell’indice in questione, appunto il NAM, emerge il raggiungimento di questa soglia, +1,5, già da giovedì 5 dicembre e poi ancora per venerdì 6, con tendenziale a ulteriore incremento in questi giorni.
Dunque, a grandi linee l’Europa, soprattutto centro meridionale, e il Mediterraneo, potrebbero vedere nei prossimi 30/40 giorni, ossia fino a metà gennaio circa, una prevalenza di circolazione occidentale, a tratti anticiclonica stabile, magari solo umida e nebbiosa su diverse aree, a tratti anche instabile e con piogge;
le occasioni per avere fasi invernali e fredde potrebbero essere scarse o comunque circoscritte, ma non del tutto assenti. E ci sarebbe da rilevare, anche, che nel caso si creassero le condizioni per qualche azione meridiana, le possibili manovre fredde conseguenti, potrebbero essere anche incisive.
In particolare, un’azione fredda in NAM positivo, che possa avere anche connotati artici o addirittura continentali, si presenta soventemente nella fase in cui il flusso occidentale, specie in quota, raggiunge il punto di picco.
In questo caso, specie se il settore euro-asiatico è abbastanza freddo, può determinarsi un improvviso promontorio d’onda lungo i meridiani centrali europei, per via dell’opposizione all’avanzata del flusso mite da parte del muro più freddo a Est, con temporanea alta pressione di blocco meridiana e possibile occasioni per irruzioni artico-continentali anche verso il Mediterraneo centrale e l’Italia.
Alla luce di questa analisi e ribadendo che per i prossimi 30/40 giorni il flusso atlantico non freddo potrebbe prevalere sul Mediterraneo centrale, ci teniamo a rilevare che l’occasione, forse l’unica in più di un mese a venire, per rottura più fredda meridiana, potrebbe correre proprio durante le festività tra Natale e Capodanno.
Verso il 21/22 dicembre, infatti, potrebbe raggiungersi il picco di velocità dei venti zonali in Stratosfera, per poi realizzarsi un crollo nei giorni a seguire.
Sarebbe, dunque, proprio dalla fase pre-natalizia, poi, per Natale e anche verso Capodanno, che potrebbe realizzarsi il blocco meridiano a cui si è accennato prima, con cresta d’onda atlantica indirizzata verso le alte altitudini oceaniche o anche europee e possibile irruzione fredda artico-continentale verso l’Italia.
Come dire, in un quadro di massima verosimilmente più autunnale che invernale nel computo complessivo dei prossimi 40 giorni, potrebbe aversi uno squarcio dichiaratamente invernale, magari della durata di una settimana o poco più, ma, non escluso, anche di una certa rilevanza in termini di freddo e questo squarcio freddo potrebbe cadere proprio nelle festività.
Nessuna certezza, visto il quadro tendenziale di massima, ma le probabilità ci sono. Ci aggiorneremo periodicamente sull’evoluzione nel medio-lungo periodo.