(TEMPOITALIA.IT) Nel cuore della Groenlandia, tra distese di ghiaccio e neve, si nasconde un fenomeno che potrebbe cambiare drasticamente il futuro della calotta polare. Un recente studio pubblicato su Nature Communications ha rivelato che microscopiche alghe possono immagazzinare nutrienti, consentendo loro di diffondersi su superfici sempre più ampie, contribuendo così alla perdita accelerata dei ghiacci.
Â
Il ruolo delle alghe nel riscaldamento globale
Ogni primavera, con l’arrivo del sole e il conseguente aumento delle temperature, le nevi iniziano a sciogliersi, favorendo la fioritura di alghe unicellulari sulla superficie della calotta. Questi organismi, grazie ai loro pigmenti brunastri, riducono la capacità del ghiaccio di riflettere la luce solare. Il risultato è un effetto domino: la superficie si scurisce, assorbe più calore e il ghiaccio si scioglie a una velocità maggiore.
Fino ad oggi, si pensava che la presenza di queste alghe fosse limitata dalla scarsità di nutrienti in questo ambiente estremo. Tuttavia, le nuove scoperte mettono in discussione questa ipotesi, mostrando come queste microscopiche forme di vita abbiano sviluppato strategie sorprendenti per sopravvivere.
Â
Una scoperta rivoluzionaria: le alghe immagazzinano nutrienti
Laura Halbach, ricercatrice dell’Aarhus University e ora postdoc presso il Max Planck Institute di Brema, ha condotto uno studio innovativo che ha permesso di analizzare per la prima volta l’attività delle singole cellule algali della calotta groenlandese. Utilizzando avanzati strumenti di analisi chimica, il team ha scoperto che queste alghe sono capaci di sopravvivere con quantità minime di nutrienti e, ancora più sorprendente, possono immagazzinare fosforo, un elemento essenziale per il loro metabolismo.
Questa scoperta cambia radicalmente la comprensione degli ecosistemi polari, dimostrando che le alghe potrebbero espandersi ben oltre le aree attualmente colonizzate, con conseguenze dirette sul tasso di scioglimento dei ghiacci.
Â
La calotta glaciale: un ecosistema brulicante di vita
Un tempo considerata un deserto gelido e privo di vita, oggi sappiamo che la calotta groenlandese è un habitat ricco di microorganismi, tra cui batteri, funghi e persino virus. Tuttavia, studiare le alghe in isolamento è sempre stato difficile, poiché i campioni raccolti contenevano interi ecosistemi.
Per superare questa sfida, Laura Halbach ha adottato un metodo innovativo: ha nutrito l’intero ecosistema con traccianti isotopici, permettendo di identificare con precisione quali organismi assorbivano specifici nutrienti. I risultati hanno mostrato che le alghe non solo assimilano rapidamente i pochi nutrienti disponibili, ma hanno anche riserve interne che consentono loro di sopravvivere e proliferare.
Â
Quali sono le conseguenze per la calotta glaciale?
Uno degli aspetti più preoccupanti di questa scoperta è che le alghe potrebbero diffondersi su aree sempre più vaste. Con il cambiamento climatico, la neve si scioglie prima del solito, esponendo porzioni di ghiaccio che in passato rimanevano coperte tutto l’anno. Questo crea nuove opportunità di colonizzazione per le alghe, che potrebbero contribuire a un’accelerazione senza precedenti dello scioglimento della calotta.
Ad oggi, i modelli climatici globali non tengono ancora conto di questi microorganismi. Tuttavia, la ricerca condotta da Laura Halbach e dal suo team rappresenta un passo fondamentale per integrare questi dati nei futuri modelli previsionali, rendendo le stime sullo scioglimento della Groenlandia più precise e dettagliate.
Lo studio fa parte del progetto DeepPurple, finanziato dall’European Research Council nell’ambito del programma Horizon 2020, con il supporto dell’Aarhus University Research Foundation, del Max Planck Society, dell’Helmholtz Recruiting Initiative e dell’Agence Nationale de la Recherche. (TEMPOITALIA.IT)






